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Embark banna 15.000 account in un giorno e ammette: contro i cheater di ARC Raiders non ce la fa

Tempo di lettura: 3 minuti

Sui cheater di ARC Raiders lo sviluppatore ha smesso di rassicurare. Il 24 agosto 2026 è salito sul palco di gamescom Dev, la conferenza per addetti ai lavori che affianca la fiera di Colonia, Tom van Dijck, l’ingegnere che a Embark Studios si occupa delle contromisure contro i trucchi. Il suo team, ha spiegato, combatte contro un mercato dei cheat che vale circa otto miliardi di dollari ed è organizzato come un’azienda vera.

Il resoconto più dettagliato dell’intervento è di Insider Gaming, il sito di scoop fondato da Tom Henderson, che era in sala. La sessione si intitolava Anti Cheat at Embark Studios. Riguardava ARC Raiders, l’extraction shooter dello studio svedese, cioè uno sparatutto in cui entri in una mappa, raccogli roba e devi uscirne vivo per tenerla, ma anche THE FINALS, lo sparatutto in arena della stessa casa.

Quindicimila account bannati mentre lui parlava

Il numero che ha fatto il giro è arrivato verso la fine. Van Dijck ha detto che nella sola giornata del suo intervento lo studio aveva bannato circa 15.000 account, buona parte dei quali mentre la sala discuteva di come si combattono i cheater. Quindicimila in ventiquattro ore misurano quanto sia grande il bacino da cui i tramposi continuano a rigenerarsi.

Il resto della sessione è stato altrettanto diretto. Per stare dietro alla rincorsa, ha spiegato l’ingegnere, servirebbero migliaia di sviluppatori dedicati solo a quello, e non esiste una soluzione che risolva il problema una volta per tutte. La versione riportata anche da GameFragger insiste sullo stesso punto: la squadra è piccola, l’avversario è un settore commerciale con i suoi fornitori e i suoi aggiornamenti.

Venti miliardi di eventi al giorno, raccolti su tutti

La strategia di Embark è passata dai prodotti di terzi ai dati propri. Van Dijck ha detto senza giri di parole che affidarsi a soluzioni comprate fuori non ha funzionato, citando Easy Anti-Cheat, il sistema che Epic Games distribuisce insieme all’Unreal Engine, e sconsigliando la stessa strada a chi in sala stesse costruendo uno sparatutto.

Al suo posto lo studio raccoglie fino a venti miliardi di eventi al giorno fra i due giochi. Movimenti del mouse, click, schemi di rinculo, come il mirino si sposta sul bersaglio, quali tasti vengono premuti, come il personaggio interagisce con lo scenario. Sopra ci sono strumenti che permettono di ricostruire il comportamento di qualunque giocatore in qualunque partita.

Qui l’ingegnere ha aggiunto la frase che vale più delle altre, e che riguarda chi non bara: questa telemetria è indiscriminata, cioè viene raccolta su tutti. Alla domanda su quanti siano i giocatori puliti, Embark ha risposto con una stima, intorno al novanta per cento, precisando di non avere i numeri esatti e di non essere pronta a condividerli. In parallelo lo studio sta costruendo con una società chiamata Vaiiya un sistema anti-cheat interno che lavora a livello di kernel, cioè nel nucleo del sistema operativo. Van Dijck lo ha definito invadente, e ha aggiunto che per ora è un male necessario.

È il punto in cui vale la pena fermarsi. Un anti-cheat nel kernel vede tutto quello che gira sul computer, non solo il gioco. I giocatori PC lo contestano da anni perché è un privilegio enorme concesso a un software commerciale, e oggi resta comunque la contromisura più efficace disponibile. Il costo lo paga chi non ha mai barato.

Perché la questione pesa su ARC Raiders più che su altri

ARC Raiders è uscito il 30 ottobre 2025 ed è stato uno dei casi commerciali dell’anno. Secondo i dati raccolti a febbraio 2026 da Inven Global, il gioco aveva già superato i 14 milioni di copie vendute, con un picco di 960.000 giocatori contemporanei a gennaio e l’87% di valutazioni positive su circa 332.000 recensioni Steam. A maggio 2026 Embark ha annunciato il passaggio a due soli aggiornamenti grossi all’anno, dichiarando di voler costruire per il lungo periodo.

Nel frattempo la curva dei giocatori è scesa parecchio. Ne abbiamo scritto il 17 agosto: cosa non ha funzionato in ARC Raiders fra sedici milioni di copie e ventiseimila giocatori contemporanei, con i cheater fra le cause che la community indica da mesi. Il 23 agosto è arrivata anche la decisione di mettere in pausa le Expedition, il sistema di reset volontario del personaggio, fino a inizio 2027.

Van Dijck ha toccato anche il lato comunicativo, e lì il tono era rassegnato. Qualunque dichiarazione pubblica sul tema riceve una reazione violenta che peggiora le cose, mentre gli streamer più seguiti finiscono regolarmente in partite con avversari palesemente truccati: a quel punto smentire non serve. Un altro nodo è pratico: programmi innocui come OBS, Steam o Overwolf assomigliano abbastanza a un cheat da complicare il riconoscimento, e ogni sistema deve decidere cosa lasciar passare.

Che uno studio da questi numeri salga su un palco e dica che non ce la fa è una novità rispetto ai comunicati di rito, e va riconosciuta. Ma ARC Raiders ha venduto sedici milioni di copie e un sistema anti-cheat suo ancora non ce l’ha: quello con Vaiiya è in costruzione, e il conto lo stanno pagando i giocatori rimasti.

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