Cinque milioni per far girare i giochi nel browser
Entity, startup irlandese con sede a Dublino, ha chiuso un round seed da 5 milioni di euro, circa 5,8 milioni di dollari, per una piattaforma di distribuzione che promette giochi di qualità console dentro una scheda del browser. Il lancio è previsto all’inizio del 2027. Lo riportano l’Irish Times e Game Developer.
La distinzione che l’azienda tiene a fare è quella con il cloud gaming, e non è un dettaglio da poco. Niente data center che renderizza e manda un flusso video, come fanno GeForce Now o Amazon Luna e come faceva Stadia. Qui il gioco gira sull’hardware di chi lo apre, dentro il browser, appoggiandosi a WebGPU, WebGL e WebAssembly. Nessuna compressione, nessuna latenza di rete, perché non c’è niente da trasmettere. Si clicca un link e si è dentro, da soli o in una stanza multigiocatore.
Chi c’è dietro
La società è nata nel 2024 e i nomi non sono di primo pelo. I fondatori sono Rich Barnwell, Kev Bergin, Dave McGovern, Fergus Duggan e Artur Stawiarski, cioè il gruppo che guidava DIGIT Game Studios, lo studio dublinese di Star Trek Fleet Command comprato da Scopely nel 2019. Il responsabile dei giochi è Paul Farley, che ha fondato Firestoke, Tag Games e ChiliConnect, quest’ultima finita a Unity.
Il round è sostenuto dai fondi ACT, Delta Partners ed Elkstone, più un gruppo di investitori privati del settore. C’è dentro anche Enterprise Ireland, cioè l’agenzia pubblica irlandese per lo sviluppo delle imprese: è denaro pubblico, e vale la pena segnalarlo.
Barnwell, in una nota diffusa dall’azienda, sostiene che il settore sia stato a lungo frenato da installazioni pesanti e da vincoli arbitrari, e che Entity voglia dare al giocatore contemporaneo una piattaforma senza quegli attriti. Il catalogo, dice l’azienda, mescolerà giochi già usciti su PC e console con proprietà intellettuali nuove; quali, per ora, non è dato sapere.
Il problema non è tecnico
La domanda che vale i cinque milioni non riguarda WebGPU. La tecnologia probabilmente c’è: i browser di oggi non sono quelli dell’epoca di Flash, e l’argomento dell’azienda su questo punto regge.
Riguarda semmai due cose che la nota non affronta. La prima è il catalogo: convincere un editore a mettere un suo gioco su una vetrina nuova, con zero utenti al primo giorno, è il problema che ha ucciso quasi tutte le piattaforme degli ultimi quindici anni, Stadia compresa, e nessuna dose di WebAssembly lo risolve. La seconda è cosa succede alla libreria comprata se la piattaforma chiude, che è la domanda che ci facciamo ogni volta che si parla di possesso digitale e che qui, con una società nata due anni fa, pesa il doppio.
Il momento della verità non sarà l’annuncio dei primi giochi. Sarà la prima volta che qualcuno dovrà scegliere se comprare un titolo su Steam o su Entity.


