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Il creatore di Dishonored fonda Black Pony Immersive: 26 persone e un publisher che non si fa nominare

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Da un paio d’anni l’immersive sim, il filone di giochi in prima persona che lascia al giocatore la libertà di risolvere ogni situazione come gli pare, viene dato per morto. Il 18 agosto 2026 la tesi ha trovato quella che sembrava la sua prova definitiva: Warren Spector, che quel filone lo ha fondato con Deus Ex e System Shock, ha annunciato su LinkedIn il ritiro dallo sviluppo dopo 44 anni. Ventiquattro ore dopo uno dei suoi ex collaboratori ha presentato uno studio nuovo per fare esattamente quei giochi lì.

Harvey Smith, lead designer del primo Deus Ex e poi co-creative director di Dishonored e creative director di Dishonored 2, il 19 agosto ha annunciato lo studio Black Pony Immersive, con sede ad Austin, in Texas. Non è una struttura improvvisata per cavalcare il momento: la società esiste dal 4 agosto 2025, conta 26 persone e sta già lavorando al primo gioco.

Chi c’è dentro Black Pony Immersive

Smith è amministratore delegato e direttore creativo. Accanto a lui c’è Ben Horne, con cui ha lavorato per otto anni e che a Arkane Austin era direttore di produzione su Redfall: qui fa il direttore operativo e il produttore esecutivo. Il terzo nome è quello che interessa di più a chi conosce il genere. Ricardo Bare, quindici anni in Arkane e prima ancora a Ion Storm, tra gli autori principali di Prey e Dishonored, arriva come design director.

Il resto della squadra, secondo il comunicato, viene da Insomniac, Epic, Avalanche e Volition. Il nucleo sta in Texas, gli altri lavorano da remoto.

Il gioco non ha ancora un nome pubblico, ma la dichiarazione d’intenti non lascia margini: giochi per un solo giocatore, in prima persona, con una storia scritta. Il sito dello studio si chiude con un rimando a Looking Glass, la casa di Thief e System Shock chiusa nel 2000, che nel settore nessuno cita a caso.

Chi offriva i soldi voleva altro

Lo studio è partito con pochissimo capitale e ha passato mesi a cercarne. Horne racconta a GamesBeat come funzionava il mercato dei finanziamenti mentre loro bussavano alle porte. I soldi andavano volentieri a chi faceva giochi con gli NFT, i certificati digitali su blockchain rivenduti come oggetti di gioco, e poi a chi li faceva con l’intelligenza artificiale generativa. A GamesIndustry.biz Horne aggiunge di aver rifiutato accordi che chiedevano esattamente quella strada.

Alla fine i soldi sono arrivati da un publisher di cui però non fanno il nome, come Smith e Horne raccontano nell’intervista a Christopher Dring, giornalista di settore che pubblica la newsletter The Game Business. Sul perché un genere considerato di nicchia dovrebbe reggersi, Smith porta un dato suo: il budget di Dishonored non era enorme, tanto che molti sviluppatori di fascia media lo invidierebbero, e il ritorno fu quattro o cinque volte la spesa.

Il modello produttivo è quello che nel cinema chiamano hollywoodiano: un nucleo fisso piccolo che tiene la visione, e appalti esterni che entrano nella fase centrale e se ne vanno quando il lavoro è finito. Serve a non ritrovarsi con quaranta persone assunte a tempo indeterminato e nessun progetto da dargli, che è il modo in cui negli ultimi tre anni sono saltati per aria mezzi studi occidentali.

La lezione Redfall, raccontata da chi l’ha presa

Smith e Horne vengono da Arkane Austin, lo studio che Microsoft ha chiuso nel maggio 2024, tre anni dopo averlo comprato con il resto di ZeniMax. L’ultimo gioco era Redfall, uno sparatutto cooperativo che nel 2023 prese recensioni pessime e non recuperò mai.

Sul punto Smith non si nasconde dietro le circostanze. Dice di essersi fatto trascinare dalla moda dei giochi come servizio e di aver passato anni su cose che non erano il suo mestiere. Il dettaglio che resta è un altro: la patch 1.4, quella che sistemava buona parte dei problemi, era pronta quando li avevano già licenziati. Sei o sette di loro sono rientrati in sede a firmare i moduli per poterla pubblicare da esterni.

Cosa resta di Arkane

Il quadro attorno a questo annuncio lo conosciamo: a luglio 2026 Microsoft ha lasciato andare quattro studi e ha messo Arkane Lyon in consultazione, dove per ora la legge francese impedisce una chiusura rapida. Raphaël Colantonio, che Arkane l’ha fondata, guida WolfEye e ha in lavorazione con Neowiz un gioco di ruolo d’azione in prima persona di ambientazione retrofuturistica.

Il marchio Dishonored resta a Microsoft, e per ora non lo sta usando nessuno. Gli autori invece sono usciti, si sono ricompattati in due gruppi indipendenti e hanno trovato chi li paga senza chiedergli una blockchain in cambio. Se Black Pony consegna, il prossimo gioco che somiglia a Dishonored non uscirà da Arkane.

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