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GTA 6, gameplay e mappa in rete: chi li ha diffusi chiede la fine dei preordini digitali

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Il 18 agosto sono comparsi in rete alcuni video di Grand Theft Auto 6: una sequenza di guida, una in cui Jason gioca a basket e quella che sembra la mappa completa del gioco. Il materiale arriva da un sito chiamato Cyberleek, che nelle stesse ore ha pubblicato un testo per spiegare il motivo. Non è una richiesta di riscatto e non chiede soldi: chiede a Rockstar Games e agli altri editori di smettere di vendere preordini digitali.

Cosa è finito online e quando è stato girato

I filmati sono circolati per prima cosa sui social, poi sono stati rilanciati da TheGamer, che parla di gameplay e mappa apparsi a nove giorni dall’Extended Look che Rockstar ha fissato per il 27 agosto su Netflix e YouTube. Il momento è quello che è: l’appuntamento del 27 doveva essere la prima volta in cui il gioco si vedeva muovere alle condizioni dello studio.

Sull’età del materiale c’è già una correzione. Secondo il leaker NateTheHate, che sui progetti non annunciati ha un discreto storico di previsioni azzeccate, i metadati riportano al 2024 o prima: sarebbe quindi una build vecchia di almeno un anno e mezzo, non un estratto della presentazione in arrivo. Rockstar non ha commentato.

Il documento di Cyberleek e i tre divieti agli editori

La parte che interessa più del basket di Jason è il testo. Cyberleek elenca tre divieti per gli editori e promette di continuare a colpire chi non li rispetta finché non arriva una dichiarazione pubblica di scuse. Insider Gaming ha ricostruito il contenuto dell’editto, che si chiude con un avvertimento a tutte le grandi aziende del settore: se si può arrivare a Rockstar, si può arrivare a chiunque.

L’argomento centrale, ripreso da Kotaku, è che il preordine non è nato per i giocatori: serviva a gestire i limiti di stampa dei dischi, cioè una scarsità fisica reale. Nel digitale non esistono scorte, non esiste il rischio di rimanere senza copia, e quindi al cliente resta solo di pagare in anticipo in cambio di un conto alla rovescia e di qualche oggetto estetico. È un ragionamento che regge, e ha un problema: chi lo espone lo sta usando per giustificare un danno a un lavoro altrui.

Perché il bersaglio è proprio GTA 6

Il gioco esce il 19 novembre su PS5 e Xbox Series, e in scatola non ci sarà nessun disco ma un codice da riscattare. Nelle stesse settimane il CEO di Take-Two Strauss Zelnick ha detto agli analisti che i dischi non servono più e che entro tre anni si giocherà in streaming. Sommato all’annuncio di Sony del 1 luglio, che dal gennaio 2028 smette di produrre dischi per i nuovi giochi PlayStation, il lancio di novembre è diventato il simbolo più visibile della fine della copia che resta in mano a chi la compra.

Chi ci rimette è la stessa categoria di persone che ci rimette sempre. A Rockstar la fuga non toglierà una copia venduta. I lavoratori dello studio, invece, hanno passato l’ultimo anno tra il tentativo di riconoscimento sindacale e i licenziamenti, e il 18 agosto alcuni degli ex dipendenti hanno chiesto di non boicottare il gioco e di sostenere invece la loro causa legale. Un attacco alla vetrina di Rockstar non paga il loro avvocato. La discussione sul possesso digitale in nove mesi ha prodotto petizioni, cause antitrust in cinque paesi e una disdetta di massa degli abbonamenti; dal 18 agosto ha prodotto anche questo, e la differenza è che stavolta il conto lo pagano dei dipendenti.

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