Nel 2026 esiste un genere non dichiarato che io chiamo “il publisher che si scava la fossa con la tastiera”. Non ha una pagina Steam, ma ha una struttura precisa: qualcuno accusa l’azienda di aver usato l’intelligenza artificiale al posto di una persona, l’azienda smentisce, e poi arriva un dirigente che con quattro paragrafi manda a monte in un pomeriggio il lavoro di comunicazione di sei mesi. Questa settimana il turno è toccato a Saber Interactive, publisher di Rideshare Stimulator, simulatore di guida sviluppato da UNIGINE e ancora senza data di uscita.
Il 12 agosto la narrative designer Stella Sacco ha scritto su Bluesky di essere stata la lead writer del gioco e di essere stata sostituita da ChatGPT a metà sviluppo, aggiungendo che anche le voci dei passeggeri le sembravano generate e che sulla pagina Steam non c’era nessuna dichiarazione a riguardo. Saber ha smentito con un comunicato a PC Gamer, sostenendo che il team di scrittori è triplicato dal 2023 e che nessuno dei suoi oltre tremila dipendenti deve temere di essere rimpiazzato. Nella stessa nota, però, l’azienda ammetteva che una modalità del gioco userà l’IA perché i passeggeri sono infiniti.
La parte in cui il CEO prende il microfono
Il giorno dopo l’amministratore delegato Matthew Karch ha mandato una dichiarazione personale a This Week in Videogames. Ha aperto dicendo di aver dovuto chiedere a un chatbot chi fosse Sacco, ha accusato l’ex dipendente di aver violato una clausola di riservatezza, ha detto che era stata sostituita da qualcuno più bravo e ha chiuso spiegando che col senno di poi l’avrebbe volentieri rimpiazzata con l’IA, che almeno sarebbe programmata per essere onesta. Noi ne abbiamo fatto un pezzo il 14 agosto, e già allora sembrava difficile peggiorare.
Il 15 agosto Karch si è scusato. Non in pubblico: con una lunga email privata, di cui Sacco ha reso noto solo il senso. Lui chiedeva scusa senza riserve per come aveva parlato di lei alla stampa e si diceva disponibile a rimediare; lei ha risposto di accettare le scuse, aggiungendo che non sa ancora cosa voglia dire rimediare nel suo caso. Notare l’asimmetria: l’insulto è uscito su una testata, le scuse in una casella di posta.
Nel frattempo la scheda Steam è cambiata. Adesso la dichiarazione sull’IA c’è, e dice che le voci sono generate, che parte della localizzazione è generata, che la modalità Free Ride ha missioni e dialoghi generati e che alcune stazioni radio trasmettono musica generata. Solo la campagna principale è scritta e recitata da esseri umani. Sulle voci dei passeggeri, quindi, la scheda dà ragione a Sacco. Sulla sostituzione della scrittrice le due versioni restano opposte e nessuna delle due è verificabile da fuori. Il primo tag messo dagli utenti sulla pagina, intanto, è “Artificial Intelligence”.
Quelle tre righe sulla scheda del negozio, messe quando andavano messe, avrebbero risparmiato a Saber una settimana di titoli. Al loro posto è arrivato un comunicato che negava e un dirigente che insultava.
Il verdetto: Saber ha passato una settimana a dimostrare che l’unica cosa che davvero non voleva far sapere era proprio quella scritta ora sulla sua pagina Steam, e se questo è il livello di gestione della crisi, il gioco è il minore dei suoi problemi.


