«Se avessi il potere, i soldi e l’influenza, farei causa a ogni singola piattaforma di intelligenza artificiale che ha la mia voce». Doug Cockle, che dà la voce inglese a Geralt di Rivia dal primo The Witcher del 2007, lo ha detto a Polygon in un’intervista ripresa da GamesRadar il 12 agosto 2026, e ha aggiunto che le manderebbe «sottoterra».
Il condizionale regge tutta la frase: potere, soldi e influenza per farlo Cockle non li ha, e lo dice lui stesso.
La questione economica, nel discorso di Cockle, viene dopo. Quello che teme di più è che qualcuno usi un modello della sua voce per far dire a Geralt «cose orribili»: renderlo razzista, renderlo misogino, attribuirgli opinioni politiche che l’attore non ha mai espresso. Chi ascolta non ha nessuno strumento per capire che né lui né CD Projekt Red c’entrano qualcosa.
Il materiale per clonarlo lo abbiamo comprato tutti
Il paradosso di un doppiatore da ruolo principale è che il suo lavoro è anche il dataset perfetto per sostituirlo. Come nota GamesRadar, le centinaia di ore di dialoghi che Cockle ha registrato per la trilogia di The Witcher sono audio pubblico, pulito, registrato in studio e catalogato per personaggio: la materia prima ideale per addestrare un modello. Sulle app di chatbot il risultato è già in circolazione. Su Character.AI Geralt esiste come personaggio con cui chiacchierare, e piattaforme come Talkie ci mettono sopra un audio generato che imita il timbro roco di Cockle.
Cockle ripete la stessa cosa da anni. In un’intervista a IGN di dicembre 2023 raccontava di aver rifiutato un’azienda di intelligenza artificiale che gli aveva chiesto di inserire la voce di Geralt nel proprio database, e diceva già allora che il problema non è la tecnologia ma chi la usa. Nel frattempo la sua voce è stata replicata lo stesso, soprattutto in progetti amatoriali e mod.
Cosa succede a un doppiatore che fa causa sul serio
La minaccia di Cockle resta teorica, ma qualcuno quella strada l’ha percorsa fino in fondo, e il risultato spiega perché lui parli al condizionale. Nel maggio 2024 i doppiatori statunitensi Paul Lehrman e Linnea Sage hanno citato in giudizio Lovo, azienda di sintesi vocale accusata di aver clonato le loro voci a partire da registrazioni commissionate su Fiverr per un uso dichiarato come interno. Il 10 luglio 2025 il tribunale federale di New York ha deciso quali accuse potevano proseguire: quasi tutte quelle di copyright e marchio sono cadute, perché il diritto d’autore protegge la registrazione e non il timbro di chi parla, mentre sono sopravvissute quelle basate sulla legge dello Stato di New York sul diritto all’immagine, sulla tutela dei consumatori e sul contratto.
Sulla carta una vittoria parziale. Il 27 maggio 2026 Lovo ha chiesto il Chapter 7, la procedura di liquidazione, tre settimane prima dell’udienza fissata per discutere l’ultima richiesta di archiviazione, e il giudice ha sospeso la causa. Due anni di contenzioso, un principio giuridico stabilito e un convenuto che nel frattempo ha chiuso.
Chi ci prova adesso ha cambiato terreno. Nel maggio 2026 sette professionisti della voce, tra giornalisti radiofonici, narratori di audiolibri e doppiatori, hanno depositato in Illinois nove class action coordinate contro Meta, Google, Apple e NVIDIA, sostenendo che le aziende abbiano estratto la loro impronta vocale da registrazioni disponibili online. Il fondamento è il BIPA, la legge dell’Illinois sui dati biometrici, che tratta la voce come un’impronta personale e rende irrilevante la questione del diritto d’autore.
Le tutele che esistono davvero stanno nei contratti
Il 9 luglio 2025 gli iscritti al sindacato statunitense degli attori SAG-AFTRA hanno ratificato con il 95,04% dei voti il nuovo Interactive Media Agreement, il contratto collettivo del settore videoludico, dopo quasi un anno di sciopero. Prevede consenso informato e obbligo di dichiarazione per l’uso delle repliche digitali, e la facoltà di revocare quel consenso durante uno sciopero. Vale per le produzioni firmatarie: obbliga chi assume attori, non chi scarica l’audio di un gioco uscito dieci anni fa per addestrarci sopra un modello.
La differenza tra i due mondi CD Projekt Red l’ha già mostrata in casa propria. Per l’espansione Phantom Liberty di Cyberpunk 2077, uscita nel settembre 2023, lo studio ha ricostruito con il software Respeecher la voce del doppiatore polacco Miłogost Reczek, morto nel 2021, dopo aver ottenuto il consenso della famiglia e aver comunque pagato un attore in carne e ossa per registrare le nuove battute. Sulla clonazione senza permesso lo stesso studio non ha strumenti più di quanti ne abbia Cockle, e il tema sta diventando abbastanza sentito da spingere le piattaforme di modding a imporre etichette obbligatorie su cosa è stato generato.
Cockle tornerà a doppiare Geralt: CD Projekt Red mostrerà il primo filmato di Songs of the Past, la nuova espansione di The Witcher 3, all’Opening Night Live della gamescom del 25 agosto, e il contenuto arriverà nel 2027. Nel frattempo la sua voce continuerà a circolare in versioni che non ha mai registrato, e a distinguere le une dalle altre non è il suono: è un consenso firmato. Cockle quella firma continua a non metterla, ed è l’unico strumento che ha davvero.


