Stella Sacco dice di aver scoperto dall’annuncio pubblico che il gioco su cui aveva lavorato per quasi un anno esisteva ancora. L’11 agosto ha scritto su Bluesky di essere stata la lead writer di Rideshare “Stimulator”, il simulatore di guida sviluppato da UNIGINE e pubblicato da Saber Interactive, e di essere stata rimpiazzata da ChatGPT a metà sviluppo. Aggiunge che anche le voci dei passeggeri erano generate. Saber nega, ma nella stessa risposta conferma che una modalità del gioco userà l’intelligenza artificiale per far parlare i clienti.
Il gioco era stato annunciato il 30 luglio: si guida per una città, si caricano passeggeri, si ascoltano le loro storie e si tiene in ordine l’auto, con voto e mance che dipendono da come si guida. La scheda Steam non ha ancora una data e parla di storie sempre diverse a ogni corsa, che è esattamente il punto su cui la vicenda si gioca.
Cosa sostiene l’ex lead writer e cosa ha mostrato
Sacco ha accompagnato l’accusa con un elemento che la rende difficile da liquidare come sfogo dell’ex dipendente: uno screenshot di un suo post del dicembre 2023, cioè oltre due anni prima dell’annuncio del gioco, in cui già scriveva di essere stata sostituita da ChatGPT su un titolo a cui stava lavorando, senza però nominarlo. Il suo profilo LinkedIn, citato da GamesRadar, la dà in Saber da luglio 2023 a luglio 2024 come autrice principale di Stuntman Hollywood e di altri progetti.
In un secondo intervento riportato da PC Gamer ha precisato di non avere nulla contro UNIGINE e di attribuire la decisione ai dirigenti di Saber, sostenendo che il suo capo diretto avesse provato a difenderla e che la spinta verso l’IA fosse motivata dal fatto che sarebbe stata una buona pubblicità.
La smentita di Saber contiene un’ammissione
Lo studio ha risposto che né Saber né UNIGINE hanno mai sostituito autori con l’intelligenza artificiale, su questo o su altri giochi, che l’organico di scrittura è triplicato dal 2023 e che nessuno dei suoi oltre tremila dipendenti rischia di essere rimpiazzato da una macchina. Sulla trama è netto: Rideshare’s story was written entirely by real people.
Nella frase successiva però compare una modalità sperimentale a corsa libera che, per stessa ammissione dell’azienda, incorpora l’IA perché il numero di passeggeri è infinito. La smentita riguarda quindi la storia, non i dialoghi, e in un gioco costruito sulle chiacchiere in abitacolo i dialoghi sono il prodotto. Sacco ha replicato a PC Gamer che lei c’era, che il suo lavoro era scrivere quel gioco e che ha smesso di esserlo quando in azienda hanno deciso diversamente.
Sulla pagina Steam manca la dichiarazione che Valve pretende
Resta il buco formale. Valve obbliga chi usa contenuti generati che finiscono nel gioco e arrivano ai giocatori a dichiararlo nella scheda del negozio, e sulla pagina di Rideshare “Stimulator” quella dichiarazione non c’è. Nei commenti sotto l’annuncio e su Steam la richiesta si è ripetuta più volte, come racconta TheGamer.
La vicenda è emersa per una strada laterale. Il 10 agosto Stephen Totilo di Game File, giornalista indipendente ed ex direttore di Kotaku, aveva notato che il trailer nascondeva una frecciata a Randy Pitchford, il capo di Gearbox, poi confermata dall’amministratore delegato di Saber Matthew Karch. È l’attenzione arrivata da lì che ha portato Sacco a vedere l’annuncio, e da un easter egg contro un dirigente si è finiti a una questione di paternità del testo.
Per chi segue il fronte dell’IA nel settore, il copione somiglia a quello del caso in cui un dev indie ha accusato Google: una persona che racconta cosa le è successo, un’azienda che nega restringendo il perimetro della domanda, e nessun documento pubblico che chiuda la questione. Fino a quando Saber non aggiorna la scheda Steam, l’unico dato verificabile è che una casella obbligatoria è vuota. Insider Gaming segue il caso.


