Sul canale YouTube di Stop Killing Games è comparso un video dal titolo diretto: “It’s time to sue Sony, join us”. Pubblicato la sera del 10 agosto 2026, l’annuncio segna una svolta per il movimento nato nel 2024 dopo lo spegnimento dei server di The Crew di Ubisoft: da allora Stop Killing Games si era battuta quasi solo per tenere giocabili i titoli dopo la chiusura dei server. Ora sostiene una causa che punta invece dritta al portafoglio: quella intentata nei Paesi Bassi contro il modo in cui Sony vende i giochi digitali su PlayStation.
Chi si è unito e cosa dice
Ad annunciare l’adesione, ripresa per prima da GamesRadar e poi confermata da Kotaku, sono stati Stop Killing Games e DoesItPlay?, community che testa se i giochi fisici funzionano davvero offline, senza patch né account, guidata da Clemens Istel. Nel video i due gruppi scrivono di mettere tutto il proprio peso dietro alla causa della fondazione olandese, il cui compito ora è dimostrare al tribunale di rappresentare davvero i giocatori e “non solo dichiararlo”. Il video è disponibile su YouTube ed è stato ripubblicato anche sull’account X ufficiale del movimento.
La causa Fair PlayStation, dal 2024 a oggi
La causa che Stop Killing Games sostiene è quella della Stichting Massaschade & Consument (SM&C), fondazione olandese specializzata in azioni collettive, che dal 2024 porta avanti la campagna “Fair PlayStation” e a inizio 2025 l’ha trasformata in causa legale vera e propria. La tesi: Sony userebbe la propria posizione dominante per tenere alti i prezzi dei giochi digitali, dato che sul PlayStation Store non esiste concorrenza. Secondo PlayStation Universe, la fondazione rappresenta almeno 1,7 milioni di proprietari di PlayStation nei Paesi Bassi e chiede oltre 400 milioni di euro di risarcimento, sostenendo che i giocatori paghino in media fino al 47% in più per un gioco digitale rispetto alla versione fisica equivalente, un divario che il gruppo chiama “Sony tax”. Ne avevamo già scritto a luglio: la causa ha avuto una prima udienza il 29 giugno 2026 al tribunale di Utrecht, ma su un piano solo procedurale, cioè giurisdizione e legittimazione della fondazione a rappresentare la classe. Nel merito non si è ancora entrati, e non ci si aspetta prima del 2027.
Il nesso con la fine dei dischi
Quello che è cambiato tra la causa depositata a inizio 2025 e il sostegno di Stop Killing Games di agosto è l’annuncio che Sony ha dato il 1° luglio 2026: dal 2028 i nuovi giochi PlayStation non usciranno più su disco. SM&C ha reagito il 22 luglio, scrivendo sul proprio sito che senza dischi “non c’è più alternativa al PlayStation Store” e che dal 2028 sarà Sony da sola a decidere prezzo e durata d’uso di ogni gioco. La dichiarazione, pubblicata sul sito della fondazione, è diventata argomento a sostegno della causa: se il fisico spariva, spariva anche l’ultimo freno di mercato al prezzo del digitale. Del contesto più ampio, cinque cause in altrettanti paesi, avevamo scritto anche nel pezzo sulle azioni antitrust aperte contro PlayStation.
Perché Stop Killing Games allarga il fronte
Fino al 10 agosto, gli obiettivi dichiarati di Stop Killing Games riguardavano quasi solo la sopravvivenza dei giochi dopo lo spegnimento dei server. La causa Fair PlayStation non chiede questo: chiede soldi indietro per un prezzo giudicato scorretto. Il cambio di passo arriva a due mesi da una sconfitta netta a Bruxelles: il 16 giugno 2026 la Commissione europea ha risposto all’iniziativa dei cittadini “Stop Destroying Videogames”, quella con cui il movimento aveva raccolto 1,29 milioni di firme in tutta l’Unione. La risposta, pubblicata sul sito ufficiale dell’iniziativa, non prevede nessuna legge vincolante: solo un codice di condotta volontario da avviare entro fine 2026 e una campagna di informazione sui diritti già esistenti. Ne avevamo raccontato i retroscena a luglio, incontri riservati tra i publisher e la Commissione compresi. Sostenere una causa civile che i giocatori possono vincere in tribunale, invece di aspettare un’altra legge che i publisher hanno gli strumenti per rallentare, è la lettura più semplice del perché Stop Killing Games abbia deciso di allargare il fronte oltre la preservazione.
Se il sostegno di Stop Killing Games porterà nuove adesioni alla causa olandese, lo si capirà nelle prossime settimane: SM&C deve ancora convincere il tribunale di Utrecht di rappresentare davvero un numero sufficiente di giocatori, non solo di dichiararlo.


