EA non ha annunciato nessun licenziamento di massa. Lo ha scritto, in altri termini, dentro il documento che ha mandato a chi le ha appena prestato diciotto miliardi di dollari. Il 4 agosto 2026 Electronic Arts ha chiuso il buyout da 55 miliardi che la porta fuori da Wall Street dopo trentasei anni; nelle ore successive, secondo un report di Bloomberg rilanciato dal giornalista Jason Schreier, la stessa EA ha detto ai suoi nuovi creditori che taglierà 700 milioni di dollari di costi annuali. Centosettanta di quei milioni finiscono sotto la voce “efficienze organizzative”, che è il modo in cui un ufficio comunicazione dice licenziamenti senza doverlo scrivere in un comunicato stampa.
Il giorno in cui EA è diventata privata
Il comunicato ufficiale di EA è la versione levigata della giornata: gli azionisti hanno incassato 210 dollari per ogni azione, il titolo ha smesso di essere quotato al Nasdaq, e il consorzio che ora possiede EA, il fondo sovrano saudita PIF insieme alla società di private equity Silver Lake e ad Affinity Partners (il fondo fondato da Jared Kushner), ne controlla circa il 93% attraverso il solo PIF. Andrew Wilson resta CEO. Nella lettera interna ai dipendenti, circa 480 parole su missione, storia e “prossimo capitolo”, la parola debito non compare nemmeno una volta.
Diciotto miliardi che qualcuno deve ripagare
Il finanziamento che ha reso possibile l’operazione vale 20 miliardi di dollari, garantiti per intero dalla banca JPMorgan Chase, di cui 18 versati alla chiusura. Sono soldi che EA ora deve restituire con gli interessi: circa 1,8 miliardi di dollari all’anno, secondo il calcolo di Schreier. L’Ebitda (il margine operativo lordo, il parametro che le banche guardano per capire quanto un’azienda può permettersi di indebitarsi) annuo di EA si aggira sul miliardo e mezzo, teoricamente sufficiente a coprire la rata. Il margine però si è già ristretto: nell’ultimo bilancio annuale l’utile netto è calato del 21% rispetto al 2025, da 1,12 miliardi a 887 milioni di dollari, nonostante ricavi e prenotazioni nette da record.
Cosa Wilson ha scritto ai creditori (e non ai dipendenti)
Il taglio da 700 milioni resta assente sia dal comunicato stampa sia dalla lettera interna: è emerso invece da un post su Bluesky di Schreier, che lavora per Bloomberg e cita fonti vicine alla trattativa con gli investitori del debito. Duecentotrenta milioni di quel taglio sono già stati specificati (i 170 di “efficienze organizzative” più altre voci minori); i restanti 530 milioni restano da definire. “In altre parole: licenziamenti di massa”, ha scritto Schreier, che di ristrutturazioni nell’industria videoludica ne ha documentate parecchie negli ultimi anni.
Tre round di tagli, e una promessa già rotta
Wilson lo aveva assicurato di persona ai dipendenti nell’ottobre 2025, appena annunciato l’accordo con il consorzio: nessun cambiamento immediato ai posti di lavoro. La promessa non è arrivata nemmeno alla chiusura dell’operazione: nel solo 2026 EA ha tagliato personale tre volte prima ancora che il buyout si concludesse. Il 25 febbraio è toccato a Full Circle, lo studio di Skate; il 9 marzo ai quattro studi dietro Battlefield 6 (DICE, Criterion Games, Ripple Effect e Motive), nonostante il gioco avesse venduto oltre sette milioni di copie nei primi tre giorni; il 18 giugno ai reparti di assistenza clienti, moderazione e IT, il primo round a colpire personale non impegnato nello sviluppo dei giochi. Il compenso di Wilson per l’anno fiscale 2026, 38,6 milioni di dollari e 305 volte lo stipendio del dipendente mediano EA, ne avevamo scritto quando il 10-K è stato depositato alla SEC, l’autorità di vigilanza dei mercati finanziari americani, il 29 luglio. Quello che allora non si sapeva è cosa sarebbe successo a chiusura avvenuta: secondo GamesRadar+, se Wilson venisse licenziato “in connessione a un cambio di controllo” come quello di martedì, avrebbe diritto a circa 125 milioni di dollari aggiuntivi.
Difficile, a questo punto, continuare a parlare di licenziamenti come di un’ipotesi remota. EA li ha già fatti tre volte quest’anno, li ha appena promessi per iscritto a chi le presta i soldi, e nel frattempo ha trovato comunque il modo di aumentare il compenso di chi firma quelle promesse.


