Il 1 luglio 2026, il giorno stesso in cui Sony ha annunciato lo stop alla produzione di dischi per i nuovi giochi PS5 dal gennaio 2028, la rivenditrice canadese Jade Pearce, di PNP Games (rivenditore di Winnipeg nato come venditore su eBay nel 2005), ha aperto su Change.org la petizione “Don’t Kill the Disc: Tell Sony to Keep Physical PlayStation Games”. In otto giorni ha raccolto 250.000 firme. Nelle tre settimane successive ce ne sono volute altre 100.000.
Una curva che si è appiattita, non fermata
I numeri raccontano il cambio di ritmo meglio di qualsiasi commento: 40.000 firme nelle prime 48 ore, 100.000 in quattro giorni, 130.000 al sesto, un quarto di milione “in poco più di una settimana”, come ha scritto la stessa organizzatrice della petizione, poi un rallentamento netto fino alle oltre 350.000 firme registrate il 2 agosto. Il 31 luglio, durante la call trimestrale con gli analisti, la CFO di Sony Lin Tao ha detto che l’azienda andrà avanti “con cautela” sulla fine dei dischi, e alla domanda diretta di un analista ha escluso impatti sul business. La dichiarazione ha prodotto una nuova spinta di firme nei giorni successivi, ma non un’inversione di tendenza: al 3 agosto, secondo Insider Gaming, il ritmo delle nuove adesioni resta una frazione di quello della prima settimana di luglio.
Perché Sony può permetterselo
Il numero che la cronaca di settore continua a rincorrere non è quello che pesa di più nella testa di Sony: quello vero è il rapporto con la base installata. Nella stessa trimestrale Sony ha dichiarato 95,3 milioni di PS5 spedite dal lancio e 125 milioni di utenti attivi. Le 350.000 firme di “Don’t Kill the Disc”, per quanto siano tra le petizioni videoludiche più grandi mai raccolte, restano lo 0,3% di quella base utenti. È il divario che permette a Sony di trattare la protesta come un problema di comunicazione, non come una minaccia al piano industriale annunciato per il 2028.
Il caso più concreto di cosa significhi la fine dei dischi lo offre, per paradosso, il gioco più atteso dell’anno: Grand Theft Auto 6 uscirà su PlayStation con una confezione fisica che contiene un codice di download, non un disco giocabile. Chi comprerà la scatola in negozio riporterà comunque a casa una licenza, non una copia.
Nel frattempo la mobilitazione si è spostata su altri fronti: da nomi noti del settore come David Hayter, la voce storica di Solid Snake, fino agli organizzatori del boicottaggio “PS5 Blackout”, che hanno fissato la settimana dal 23 al 31 agosto per un blocco volontario di acquisti, abbonamenti PS Plus e accessi allo Store, scegliendo di proposito un periodo senza uscite di peso. Sony, per ora, non ha cambiato una virgola del piano.


