Un incontro non è un riconoscimento, e a Rockstar Games lo sanno benissimo. Il Rockstar Games Workers Union, il sindacato dei dipendenti dello studio dietro Grand Theft Auto, ha annunciato il 22 luglio di aver tenuto il suo primo incontro con i vertici dell’azienda. Lo ha definito un passo nella direzione giusta e sostiene di aver strappato una tabella di marcia per negoziare più in fretta. Quello che Rockstar non ha fatto è riconoscerlo: ha chiesto di trattare prima, e il prossimo nodo sarà stabilire quali lavoratori il sindacato ha titolo a rappresentare.
Il sindacato fa capo all’IWGB, la Independent Workers’ Union of Great Britain, la sigla britannica che organizza rider, addetti alle pulizie e altre categorie a cui i sindacati storici arrivano tardi. È nato a maggio 2026 e affonda le radici nel licenziamento di 31 lavoratori deciso da Rockstar nell’ottobre 2025. A inizio luglio ha chiesto formalmente il riconoscimento volontario; l’incontro del 22 luglio è la prima risposta concreta dell’azienda.
Cinque richieste, e una che riguarda le macchine
Le cinque richieste messe sul tavolo sono la fine del crunch con gli straordinari sempre pagati, la trasparenza su stipendi e bonus, il lavoro flessibile, l’impegno a non licenziare e la garanzia che nessun ruolo venga sostituito dall’intelligenza artificiale. L’ultima suona quasi beffarda se si ricorda che l’amministratore delegato di Take-Two, la casa madre di Rockstar, ha bollato come “risibile” l’idea che un’IA possa costruire un gioco da sola, come raccontavamo quando Strauss Zelnick lo disse a Wall Street. Dirlo agli azionisti è gratis; firmarlo in un accordo sindacale è un’altra cosa.
Sul metodo, il sindacato tiene due strade. La prima è il riconoscimento volontario, più rapido e cooperativo. La seconda, se il tavolo si blocca, è quello statutorio, la procedura legale che obbliga un’azienda a riconoscere il sindacato quando questo rappresenta una quota sufficiente della forza lavoro. Il Rockstar Games Workers Union afferma di essere già il più grande sindacato di uno studio di sviluppo in Europa, con iscritti negli uffici di Edimburgo, Dundee, Lincoln, Leeds e Londra.
Il tempismo non è casuale. Rockstar si avvicina all’uscita di GTA 6, il lancio più atteso della storia del medium, e un braccio di ferro sindacale nei mesi che precedono un evento del genere pesa in un modo che in un trimestre qualsiasi non avrebbe. La leva del sindacato è esattamente questa: fermarsi, o anche solo rallentare, quando l’azienda può permetterselo meno. Non è un caso isolato: il 2026 ha visto tagli in serie in tutto il settore, dai licenziamenti di massa annunciati da Bungie a inizio luglio alle ondate di chiusure in casa Microsoft.
Per ora Rockstar ha concesso un tavolo e nient’altro. Ma un tavolo, davanti a un’azienda che sul prossimo GTA gioca miliardi, è più di quanto la maggior parte degli studi ottenga senza prima dover minacciare lo sciopero.


