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Antonio Nati, l’uomo da 400 cabinati

Tempo di lettura: 3 minuti

Introduzione per i lettori più giovani all’inizio degli anni ‘90le console non erano il fenomeno casalingo di massa che stiamo vedendo in questo secolo, i videogiochi erano fruibili tramite apposite postazioni che erano ospitate da bar e locali monotematici chiamati Sala Giochi. ossia un intero locale che poteva ospitare anche 50 o 60 titoli dove pagavi una moneta per ogni singola partita con tre vite.
Oggi questi giochi potresti trovarli nei bowling delle localià balneari.

Se siete passati a qualche fiera a tema nerd, 99 su 100 il padiglione dedicato al retrogaming da coinop era organizzato da Antonio Nati e i suoi compagni di ventura di Arcade story.
In pratica lui e il suo team si occupano di recuperare le macchine da salagiochi degli anni ‘90

di recente il nostro eroe è finito in un casino legale dovuto a un non misterioso villain nascosto nell’ombra vi lascio qui il video con tutta la storia.

 

Come hai cominciato questo lavoro?

Ho iniziato per sbaglio! Nasco come collezionista, ma vista l’enorme interesse scaturito dalle mode odierne sul retrogaming, anche le aziende cercano di stupire i loro clienti richiamando al mondo arcade. Ecco che iniziano a contattarmi multinazionali come Juventus, Gucci, Armani, X-Factor, per poter noleggiare i miei giochi e visto che inserire copie emulate in un contesto così importante è reato, posso dire di essere stato l’unico su cui potessero contare.

Qual è stato il tuo primo coinop da giocatore?

Ricordo che ero a Cervia con mia Nonna e avevo a malapena 6 anni. Mi portò in sala giochi e vidi per la prima volta questi giochi con schermo, bellissimi. Giocai a Shark, un gioco con la fiocina dove dovevi sparare agli squali e non ai subacquei. Poi giocai a Bazooka, aveva un enorme bazooka con il quale dovevi colpire i nemici e fare attenzione ai portantini delle barelle. Da li fu amore!

Top 5 software house preferite?

  1. Capcom
  2. Atari
  3. SEGA
  4. Konami
  5. EGS azienda italiana che creò giochi meravigliosi che copiarono addirittura in America. Se l’italia avesse fatto delle leggi per tutelare il copyright, oggi l’EGS sarebbe a livelli di Nintendo.

 qual’è stato il primo cabinato che hai spostato per lavoro?

Furono 5. Pac-Man, Gauntlet, Moon Patrol, Track & Field e Donkey Kong Jr. Li portai al vintage festival di Padova.

Dal video mi è parso di capire che ti è capitato di parlare direttamente con gli autori e le software house che hanno realizzato i giochi, questi signori come hanno preso il fatto che qualcuno dall’altra parte del mondo ad anni di distanza stesse ancora accendendo i loro cabinati per premere il pulsante del player one?

Il contatto è avvenuto tramite avvocati e mi sarebbe tanto piaciuto sapere cosa ne pensano di quello che combino qui in Italia, il paese delle copie pirata. Fatto sta che hanno preso le mie difese in tribunale quindi mi fa ben sperare che abbiano apprezzato il mio lavoro dopo aver visto la documentazione pervenuta tramite il mio avvocato.

Qual è stata la sfida tecnica più complessa che hai affrontato nel riportare in vita un cabinato che sembrava irrecuperabile?

Le sfide ci sono ogni giorno. Si combatte per un ingranaggio creato in teflon 40 anni fa e arrivato a noi distrutto, fino ad un chip che non si trova più e bisogna ricrearlo in base alle poche informazioni che si hanno. Poi ci si mettono anche i vecchi noleggiatori che pur di far funzionare il gioco alla buona sostituivano pezzi alla rinfusa creando danni enormi che oggi noi dobbiamo riparare.

 

Secondo te nel futuro riapriranno le sale giochi destinate ai 14enni dell’epoca che ormai sono in età da pensione?

 

Le sale giochi come le abbiamo conosciute noi, in Europa non potranno più esistere, ma posso dire che qualcosa si sta muovendo nel nostro continente. In molte città stanno aprendo sale giochi vintage che fanno pagare l’ingresso e poi giocare in free play a tutti i giochi. Sembra stiano funzionando bene. Purtroppo in Italia non è possibile creare qualcosa di simile per colpa di leggi risalenti al 2003 e mai aggiornate.

Facciamo come fossimo da Marzullo: si faccia una domanda e si dia una risposta

 

Si tratta di un profondo legame empatico. I cabinati rappresentano il ricordo di un’epoca irripetibile e fungono da portale verso la memoria: un particolare videogioco condiviso con amici in villeggiatura, la determinazione nell’affrontare un bullo pur di finire una partita, o la serata passata a giocare durante una delle prime uscite. C’è poi il fascino dell’innovazione tecnologica di quegli anni, che ci faceva sognare di poter controllare, di lì a poco, un vero e proprio cartone animato al posto dei tradizionali pixel. Sono queste le emozioni che mi tengono saldamente ancorato a questo settore. Una dedizione che mi fa dimenticare la fatica persino quando, alle quattro del mattino, mi ritrovo a caricare un bilico pieno di arcade al termine di un evento.

Se volete un recap della sua vita, ecco qua un comodo riassunto della sua avventura fatto dal canale IMPRESE

Potete trovare Antonio e ei suoi cabinati:
https://www.facebook.com/StoryArcade/

https://www.youtube.com/@ArcadeStory

https://www.instagram.com/arcade.story/

e per seguire  tutti gli eventi dei nostri prodi

https://apps.apple.com/it/app/arcade-story-eventi/id6758011761

https://play.google.com/store/apps/details?id=it.arcadestory.app

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