Il portone del mio palazzo ha una serratura smart. Funziona benissimo. Ha solo una hard dependency su un server che sta a qualche centinaio di chilometri da qui, e quando quel server tossisce io resto sul pianerottolo con in mano un pezzo di plastica che non apre niente. Sabato Ubisoft ha fatto provare la stessa sensazione a chi aveva appena comprato Assassin’s Creed Black Flag Resynced.
Il remake, sviluppato da Ubisoft Singapore sul motore Anvil, è uscito il 9 luglio 2026 su PS5, Xbox Series X|S e PC, dove lo trovate su Steam, su Epic e sull’Ubisoft Store. Sabato 11 luglio, di prima mattina, i server di Ubisoft Connect sono andati giù. Nelle discussioni Steam del gioco i messaggi si accumulano in fretta: il gioco crasha all’avvio, il client Connect non risponde, e su PS5 e Xbox invece va tutto liscio. Poi arriva quello che conta: l’opzione “Play offline” non apre il gioco, lo chiude.
La modalità offline è un ramo di codice che nessuno ha testato
La FAQ ufficiale di Ubisoft, alla domanda se si possa giocare offline, risponde di sì: serve una connessione una tantum per scaricare e autenticare, poi la campagna principale gira senza rete, e la connessione serve solo per i contenuti live dell’Animus Hub. Sulla carta è dependency injection fatta bene. Nella pratica, quando il client prova a riverificare la licenza e non trova nessuno dall’altra parte, non c’è nessun percorso alternativo da prendere. Il gioco si chiude.
Non è nemmeno un DRM solo. Secondo PCGamingWiki tutte le versioni montano Ubisoft Connect, Denuvo Anti-Tamper e VMProtect. Se comprate su Steam ne attraversate tre in fila prima di vedere il mare dei Caraibi, e basta che uno dei tre non risponda perché tutta la catena si pianti. È lo single point of failure spiegato ai bambini, tranne che qui i bambini hanno pagato settanta euro.
Un’ora di down, quindicimila upvote e i pirati che giocano
Il blackout è durato poco: nel thread Steam l’utente che lo ha aperto conferma i server di nuovo online circa un’ora dopo. Poco importa. Kotaku conta oltre 15.000 upvote sul thread Reddit dedicato e ricorda di aver chiesto spiegazioni a Ubisoft, senza risposta al momento in cui scriviamo.
Una precisazione che quasi nessuno fa, e che invece è il pezzo tecnico interessante: il blocco non ha colpito tutti. GamesRadar riporta commenti di giocatori che stavano girando in offline e non hanno avuto nulla. La lettura più plausibile è che si siano piantati soprattutto i client che in quel momento dovevano riaprire il gioco e riautenticare la licenza. Chi aveva la sessione già in piedi ha continuato a saccheggiare galeoni.
Sotto, nei commenti Steam, c’è la frase che Ubisoft dovrebbe stamparsi in ufficio: i pirati stanno giocando senza problemi, io che ho pagato no. È un’osservazione da forum, non un dato verificato, ma un fondamento tecnico ce l’ha: Tom’s Hardware racconta che una versione craccata girava già prima dell’uscita ufficiale. Una copia senza Denuvo e senza Connect non ha nessun server da chiamare, quindi non ha nessun server che possa lasciarla a piedi. Il tema lo avevamo affrontato quando ci siamo chiesti se la pirateria sia ancora furto quando l’acquisto non è più possesso: il weekend di Ubisoft è la nota a piè di pagina perfetta.
Il gioco vende, l’infrastruttura no
La cosa più assurda è che Black Flag Resynced sta andando fortissimo. Ubisoft ha annunciato 2 milioni di copie vendute il primo giorno, un picco di 99.451 giocatori in contemporanea su Steam (record assoluto per la saga sulla piattaforma) e 84 su Metacritic. Il codice del gioco regge. È lo strato che ci hanno avvolto intorno a cedere, lo stesso strato che l’azienda difende da quando si chiamava UPlay e che non ha smesso di difendere nemmeno dopo la ristrutturazione che l’ha portata a un passo dal baratro.
Un’ora di down non è la fine del mondo. Il problema è la promessa scritta nella FAQ, che vale finché una macchina di Ubisoft ha voglia di rispondere al telefono, e che il giorno in cui quei server verranno spenti (perché verranno spenti) trasformerà due milioni di copie in due milioni di icone che non aprono niente.
Il verdetto: una modalità offline che si spegne quando cade il server non è una modalità offline, è un commento nel codice. E i commenti non compilano.


