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15 luglio, doppio sciopero: Ubisoft Barcellona e Bethesda contro i licenziamenti

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Il 15 luglio i lavoratori di Bethesda Game Studios e ZeniMax scendono in piazza in quattro città nordamericane, lo stesso giorno in cui a Barcellona i dipendenti di Ubisoft arrivano alla sesta giornata di sciopero in tre settimane. Due aziende diverse, due continenti diversi, la stessa causa: licenziamenti arrivati subito dopo il lancio di un gioco di successo.

Barcellona: 51 licenziati dopo due milioni di copie in 24 ore

Assassin’s Creed Black Flag Resynced ha venduto due milioni di copie nelle prime 24 ore. Pochi giorni dopo, il team di Ubisoft Barcellona che lo aveva realizzato è stato smembrato: 51 persone licenziate, il 28% dello staff dello studio. Secondo quanto riportato da Insider Gaming, la festa di lancio interna è stata cancellata e sostituita da un rinfresco informale in ufficio; un dipendente coinvolto ha parlato di “un pattern di maltrattamento costante” che va oltre il singolo taglio.

Il sindacato spagnolo CGT ha organizzato sei scioperi tra martedì e giovedì pomeriggio, dal 30 giugno al 16 luglio. Le richieste, elencate da Insider Gaming, includono un nuovo mandato che garantisca la permanenza dei 51 dipendenti coinvolti, protezione da ulteriori licenziamenti collettivi per almeno cinque anni, lo sblocco delle promozioni interne già congelate e il ritorno al lavoro da remoto per il 60% del tempo. Barcellona non è un caso isolato per Ubisoft: lo stesso mese l’azienda ha chiuso gli studi di Winnipeg e Belgrado, dopo i tagli a Toronto a febbraio e a Red Storm poco dopo, mentre i ricavi netti di maggio erano già scesi del 54% su base annua.

Rockville, Austin, Dallas, Montreal: il “Save Our Devs March”

Lo stesso 15 luglio, il sindacato OneBGS, affiliato alla CWA e attivo in Bethesda Game Studios, organizza una marcia simultanea davanti a quattro sedi ZeniMax, alle 12:30 ora della costa est. La protesta arriva dopo l’annuncio, il 6 luglio, di circa 3.200 tagli in tutta Xbox, di cui 440 su posizioni sindacalizzate: le verifiche del WARN Act citate da TechTimes parlano di 136 licenziamenti a Id Software a Rockville e 379 tra i due uffici ZeniMax nel Maryland, incluso il team di The Elder Scrolls Online, già colpito da un giro di tagli l’8 luglio.

Il sindacato accusa Microsoft di aver rallentato la trattativa contrattuale proprio nelle settimane precedenti ai licenziamenti. “L’azienda vuole che accettiamo tutto questo come un fatto compiuto e spariamo in silenzio”, ha scritto OneBGS ai suoi iscritti. Nei giorni precedenti alla marcia, alcuni dipendenti avevano allestito piccoli spazi commemorativi per i colleghi licenziati negli spazi comuni degli uffici; secondo Massively OP, l’ufficio risorse umane ne ha ordinato la rimozione.

Perché succede proprio ora

Nessuna delle due proteste punta a far rientrare i licenziamenti già eseguiti: né CGT a Barcellona né OneBGS negli Stati Uniti chiedono la reintegrazione diretta dei colleghi. Chiedono garanzie sul futuro (chi resta non venga tagliato a sua volta) e condizioni migliori per chi se ne va. È una differenza che conta, perché segnala dove è arrivata la trattativa nel settore in questo momento: i sindacati dei videogiochi non hanno ancora la forza per bloccare un taglio, ma iniziano ad avere quella per farlo pagare più caro a chi lo firma. Sulle nostre pagine avevamo già seguito la crisi di Elder Scrolls Online e la ristrutturazione di Ubisoft: quello che cambia il 15 luglio è che, per la prima volta in questo ciclo di tagli, la risposta arriva coordinata, con una data fissata in anticipo e su più sedi contemporaneamente, invece che come reazione sparsa dopo ogni annuncio.

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