I licenziamenti nello studio di Black Flag Resynced erano già decisi prima del lancio

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Il 9 luglio 2026 Assassin’s Creed: Black Flag Resynced ha venduto due milioni di copie in ventiquattro ore e toccato un picco di 99.451 giocatori contemporanei su Steam, il numero più alto mai registrato per un capitolo della saga sulla piattaforma, certificato dallo stesso comunicato Ubisoft. Nello stesso periodo, i 51 sviluppatori di Ubisoft Barcellona che lo avevano realizzato stavano preparando il curriculum.

I licenziamenti erano stati annunciati il 10 giugno, ma la notizia è tornata a galla proprio nei giorni del lancio, quando i dipendenti coinvolti hanno iniziato a parlarne pubblicamente. Secondo quanto riportato da Insider Gaming, le persone sentite in forma anonima dallo studio descrivono i tagli come decisi da tempo, a prescindere da come sarebbe andato il gioco.

Un anno di preavviso ignorato

Il meccanismo che rende la vicenda più amara è procedurale, non emotivo. Ubisoft assegna di norma un nuovo progetto a un team con fino a dodici mesi di anticipo rispetto alla fine di quello in corso, proprio per evitare che uno studio resti scoperto. Barcellona aveva sollevato il problema già nell’estate 2025, segnalando di non avere nulla in cantiere dopo Black Flag Resynced. Nessuna nuova assegnazione è mai arrivata, e il team è stato smantellato pochi giorni dopo aver consegnato il lavoro.

Il futuro dello studio, per chi resta, non è nemmeno più legato ad Assassin’s Creed: secondo Game Developer, la sede verrà riconvertita per lavorare esclusivamente su Rainbow Six, mentre gli altri due studi coinvolti nello stesso giro di tagli, Winnipeg e Belgrado, sono stati chiusi del tutto.

La festa cancellata

C’è un dettaglio che riassume il tono dell’operazione meglio di qualsiasi numero: l’evento di lancio previsto per celebrare il gioco è stato ridimensionato a un piccolo rinfresco interno, secondo quanto raccontato dai dipendenti a Insider Gaming. Sui social diversi membri del team, tra cui una responsabile QA con sette anni di anzianità nello studio, hanno scritto messaggi di commiato pubblici proprio nel giorno d’uscita del gioco, ricevendo solidarietà anche da colleghi di altre sedi Ubisoft coinvolti nello sviluppo, come racconta Kotaku.

Sei scioperi, cinque richieste

La risposta dello studio è arrivata attraverso il Video Game Union Coordinating Committee, che ha organizzato sei scioperi parziali ogni martedì e giovedì pomeriggio tra il 30 giugno e il 16 luglio. Le richieste sono concrete: un mandato vincolante che garantisca la continuità dei 51 posti coinvolti, protezione da nuovi licenziamenti collettivi per almeno cinque anni, l’esecuzione delle promozioni interne già concordate e mai attuate, il ripristino del lavoro da remoto al 60% mensile, e la riapertura della trattativa su stipendi e benefit.

Il quadro più ampio: un anno da un miliardo di euro di perdite

I tagli a Barcellona non sono un caso isolato ma l’ultima tappa di una ristrutturazione che dura da mesi. Nell’anno fiscale chiuso a marzo 2026, Ubisoft ha registrato una perdita operativa record di 1,3 miliardi di euro, con i net bookings in calo del 17,4% e circa 1.200 posti tagliati nel corso dell’anno, portando l’organico complessivo a circa 16.600 persone. Nello stesso periodo l’azienda ha chiuso Ubisoft Halifax poche settimane dopo un voto di sindacalizzazione dei dipendenti, terminato lo sviluppo a Red Storm ed eliminato altri 105 posti lì, e tagliato 40 ruoli a Toronto.

Il pattern non è nuovo per chi segue le cronache di Xbox: anche Ninja Theory è stata smantellata nove giorni dopo aver annunciato un nuovo gioco a una showcase, e la crisi di Ubisoft affonda le radici in quella quasi bancarotta di cui si parla ormai da mesi.

Quello che cambia a Barcellona è la sequenza temporale, così stretta da diventare essa stessa la notizia: non un progetto fallito che giustifica il taglio, ma un progetto riuscito che non lo impedisce. Se il metro di giudizio di un editore non distingue più tra un lancio da due milioni di copie e uno da mezzo milione, la domanda su cosa serva davvero per tenersi il posto in questo settore resta aperta, e la risposta continua a non piacere a nessuno che un videogioco lo faccia per mestiere.

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