Provate a disdire l’abbonamento della palestra sotto casa. Serve una raccomandata A/R, un modulo che esiste solo su carta e solo in segreteria (aperta il martedì dalle 17 alle 18), un preavviso di trenta giorni e la pazienza di chi aspetta ancora un rimborso Ryanair. Su PlayStation Plus bastano due tap in un menu. Ed è proprio questa comodità che in questi giorni si sta ritorcendo contro Sony.
Il contesto lo abbiamo già raccontato quando è arrivato l’annuncio dei dischi: dal gennaio 2028 stop alla produzione fisica per i nuovi titoli PlayStation, solo PlayStation Store o codici digitali nei negozi. Quello che sta succedendo dal 1° luglio in poi, però, non è più solo indignazione da bacheca. È diventato un attacco a bassa intensità, distribuito su migliaia di nodi: nessuna singola richiesta fa danno da sola, ma sommate iniziano a saturare la banda.
Il nodo, in questo caso, è un tap su “disdici abbonamento”. Su X e Reddit gira una raffica di screenshot di cancellazioni, accompagnata da guide passo passo su come disattivare il rinnovo automatico prima che scada il mese. Come riporta TheGamer, un utente ha riassunto lo spirito della cosa con un imperativo secco: “Speak up today or lose ownership forever!”. Poesia da changelog, ma il messaggio arriva.
Il payload che fa più rumore: Wolverine
La parte davvero interessante (e più divisiva) riguarda i preordini. Secondo LevelUp, gruppi organizzati stanno cancellando in blocco i preordini di Marvel’s Wolverine, l’esclusiva di punta di quest’anno, per colpire Sony dove fa male: il bilancio. Peccato che il danno collaterale ricada su Insomniac Games, lo studio che il gioco lo sta effettivamente sviluppando e che con la decisione sui dischi non c’entra nulla. È il classico caso in cui il traceback punta al file sbagliato: l’eccezione è nata altrove, ma la stack trace la fa esplodere qui.
C’è anche chi propone di allargare il boicottaggio a GTA VI. Qui il consenso, anche fra i boicottatori più convinti, crolla: con l’hype che si porta dietro Rockstar, pensare che qualche migliaio di preordini cancellati lasci un segno è ottimismo da changelog mai testato in produzione.
Sul perché la rabbia sia arrivata proprio ora, invece che scemare dopo i primi meme (ne avevamo già parlato qui), c’entra anche un dettaglio poco raccontato. NoobFeed riporta che tra i commenti circolerebbero riferimenti al vecchio leak subito da Insomniac anni fa: dati interni che, secondo chi li cita, ridimensionerebbero parecchio il celebre 78% di vendite digitali che Sony sbandiera in pubblico (numero che, va detto, mischia allegramente indie e titoli mai usciti su disco). Prendetelo come si prende ogni claim non verificabile da una fonte sola: con beneficio del dubbio, ma abbastanza credibile da tenere la fiamma accesa sotto la pentola.
Quanto conta, davvero
La stima onesta è questa: nessuno crede che disdire PS Plus faccia cambiare idea a Sony sul 2028. Le linee di produzione si riconvertono con anni di anticipo, non si tira il freno perché su Reddit qualcuno ha fatto uno screenshot. Ma la mole di richieste (disdette, refund, preordini annullati) che sta arrivando in queste settimane, insieme alla raccolta firme partita in parallelo e alla polemica sui 551 film cancellati dalle librerie digitali, compone un pattern che a Sony conviene guardare: non un singolo attacco, ma tanti eventi minuscoli e ripetuti che, sommati, iniziano a somigliare a un incidente vero.
Il paradosso finale è che il sistema più comodo del mondo, quello che ti fa comprare, abbonare e rinnovare in due tap, funziona esattamente allo stesso modo anche al contrario. Chi ha progettato la disdetta facile per farvi tornare più in fretta, ora si ritrova la stessa disdetta facile puntata contro. Non è ancora un DDoS capace di far cadere il servizio. Ma il rate limit, quello, comincia a sentirlo.


