Tre giorni fa Epic Games annunciava in pompa magna una collaborazione tra Vampire Survivors e Fortnite. Poche ore dopo, sotto lo stesso post Reddit, arrivava la doccia gelata: Poncle “starebbe rivedendo” l’accordo. Non un comunicato stampa patinato, non un thread di scuse formali. Un commento Reddit, freddo e diretto come solo chi non ha bisogno di compiacere nessuno sa essere.
Bentornati nel 2026, dove un crossover può nascere e morire nell’arco di un keynote.
I fatti, senza fronzoli
Il 16 giugno Epic ha pubblicato un video che mostra come i propri artisti usino l’IA generativa per sviluppare skin e asset per Fortnite. Il giorno dopo, durante il State of Unreal, l’azienda ha annunciato sia la collaborazione con Vampire Survivors sia i dettagli su Unreal Engine 6, che non arriverà comunque prima della fine del 2027 (early access). Tutto il programma dell’evento, incluso il famoso punto sull’integrazione IA, è riassunto sul recap ufficiale di Epic, che a sua volta rimanda al blog post dedicato a UE6 per chi vuole la versione integrale senza filtri di terze parti.
E poi, il colpo di scena che ha fatto saltare la sedia a mezza internet videoludica. Poche ore dopo l’annuncio della partnership, Poncle ha lasciato un commento su Reddit che lascia intendere come la collaborazione potrebbe non vedere mai la luce. Il commento originale è ancora lì, per chi vuole leggerlo senza la mediazione di nessuna testata:
“Following today’s news about gen AI usage by Epic to create all sort of game assets, including Fortnite characters, we’re currently ‘reviewing’ our collaboration with Fortnite. We’ll let you know if anything moves forward.”
Notate le virgolette che Poncle stesso mette attorno a “reviewing”. Non è un dettaglio casuale: è quasi un sorrisetto verso chi sa leggere un comunicato aziendale per quello che è davvero.
Cosa c’è davvero dentro Unreal Engine 6
Qui il punto che molti hanno liquidato come semplice drama da social, ma che racconta dove sta andando l’industria. UE6 si fonda su tre pilastri: il passaggio del modello di programmazione del gameplay a Verse, la portabilità di contenuti, codice ed economie tra giochi ed ecosistemi diversi, e l’integrazione di un Model Context Protocol con Claude, Gemini e altri modelli, presentati come moltiplicatori di creatività e produttività. Marcus Wassmer, a capo dello sviluppo, l’ha detto chiaro e tondo: per UE6 gli LLM e i modelli generativi, Claude e Codex compresi, avranno un ruolo centrale nell’aiutare gli sviluppatori a costruire contenuti più velocemente, mantenendo il controllo creativo nelle mani di chi il gioco lo fa davvero. Sul fronte Fortnite, Epic descrive l’uso della GenAI come un “processo di concept artistico”: si parte da un design fatto a mano – con Blender e Photoshop – e poi si usa l’IA per bloccare l’aspetto del modello 3D in-game, ammettendo che la tecnologia introduce spesso imperfezioni che gli artisti umani devono correggere. L’azienda promette “revisioni continue” prima che qualsiasi asset finisca nel gioco.
Rassicurazioni che arrivano comunque da un’azienda che ha già incassato polemiche per asset di Fortnite con i tipici segni di generazione IA, incluso il classico problema del numero sbagliato di dita dei piedi, senza mai affrontare la questione direttamente. Quindi sì, le “revisioni continue” promesse vanno prese con lo stesso scetticismo con cui prendiamo qualsiasi rassicurazione corporate da chi ha già toppato in pubblico.
Poncle non è uno qualunque su questo fronte
Per chi non segue da vicino lo studio dietro Vampire Survivors: questa non è un’uscita di pancia improvvisata. Dopo aver lanciato la propria divisione editoriale, Poncle ha già dichiarato che avrebbe rifiutato qualsiasi candidatura di sviluppatori che usano strumenti IA per costruire i propri giochi. È coerenza, non capriccio dell’ultimo minuto.
Il nodo, a leggere bene la vicenda, non è nemmeno l’uso interno dell’IA da parte di Epic in sé. È il rischio molto più concreto che gli stessi asset della skin concessa in licenza – personaggi disegnati da artisti umani, parte dell’identità stessa dello studio – finiscano nella stessa pipeline generativa usata per il resto di Fortnite. Poncle non vuole che la propria creatura passi per un tritacarne che non controlla. Punto.
Non sarà l’ultimo caso
Quello che rende la storia interessante – ed è la parte che Epic dovrebbe iniziare a preoccuparsi seriamente – è che Poncle potrebbe essere solo il primo di una lunga lista. Altri studi indie coinvolti in Fortnite, come quello dietro al co-op horror Lethal Company, potrebbero non essere più entusiasti di Poncle riguardo all’uso di asset generati dall’IA. E non è un problema solo di Epic: Capcom ha già dichiarato che non implementerà asset generati dall’IA nei contenuti dei propri giochi, pur continuando a usarla per “aumentare l’efficienza e la produttività” nello sviluppo, mentre Crimson Desert ha dovuto scusarsi pubblicamente dopo che i giocatori hanno scoperto arte generata da IA nel gioco, promettendo di sostituire quegli asset.
Il pattern, ormai, è lampante: l’industria si sta dividendo in due trincee nette, e Unreal Engine 6 – lo strumento più usato al mondo per fare videogiochi – è diventato di colpo il campo di battaglia principale.
Dove siamo adesso
A oggi, Poncle non ha confermato la cancellazione definitiva. Lo studio ha detto che è in fase di revisione, e la situazione potrebbe ancora risolversi in base alle garanzie che Epic deciderà di fornire. Diverse testate hanno contattato sia Poncle che Epic per un commento ufficiale, senza ricevere risposta. Sul fronte social, la reazione della community va dritta al punto: c’è chi spera che “altri IP seguano l’esempio” per costringere Epic a fare retromarcia su questa roba, e chi – più moderato – la definisce semplicemente uno strumento utile ma con un processo di fondo eticamente discutibile.
Quindi no, Vampire Survivors non sta necessariamente per disertare Fortnite per sempre. Ma il messaggio è già passato forte e chiaro: se Epic vuole convincere gli studi indie a salire sul carro dell’IA generativa, dovrà fare molto più che un video patinato e la solita formula sulle “revisioni continue”. La fiducia, soprattutto dopo il caso delle dita dei piedi sbagliate, si guadagna asset per asset. E per ora, almeno uno studio ha deciso di non darla per scontata.


