Epic Games just hired former Battle.net head, as studio gears up for "the era of Unreal Engine 6"

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Epic Games assume l’ex capo di Battle.net per l’ecosistema aperto di UE6

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Martin Keely lascia Blizzard per Epic Games: l’ex capo di Battle.net guiderà l’Epic Games Store

Martin Keely, l’ex Senior Vice President che per sette anni ha diretto lo sviluppo di Battle.net in Blizzard, è il nuovo Vice President e General Manager dell’Epic Games Store e dei servizi online di Epic. A riportare la notizia è stato PCGamesN.

Tim Sweeney ha annunciato la mossa con un post su X, parlando di una nuova era per la compagnia: quella di Unreal Engine 6, in cui “Team Open si collega per far funzionare tutto su piattaforme, store, engine ed ecosistemi”. Un annuncio che profuma di svolta strategica.

Keely si dice “entusiasta e onorato” del nuovo incarico e “grato per l’opportunità di giocare un ruolo nel plasmare un ecosistema di gioco aperto e sostenibile”. Parole che riecheggiano direttamente la visione a lungo termine di Sweeney: un’industria senza muri, dove ogni giocatore si porta appresso libreria e progressi. Durante la State of Unreal del 2026, il CEO di Epic ha ripercorso un discorso del SIGGRAPH 2016, ribadendo l’obiettivo di “abbattere le barriere tra i giochi per creare un ecosistema completamente interoperabile”. L’intervento è qui ed è il manifesto di ciò che Sweeney sogna da un decennio.

Per noi giocatori, l’arrivo di Keely è un segnale ambiguo ma interessante. Battle.net è da sempre una piattaforma solida, nonostante le scelte controverse su DRM e criptovalute. Avere un architetto di servizi su scala planetaria al timone dello store Epic è una bella iniezione di fiducia. L’idea di un ecosistema aperto resta però una promessa gigantesca, già sentita mille volte. Il tempismo ci lascia un po’ perplessi: Epic Store è appena uscito dal pantano delle perdite e Sweeney è ancora in guerra aperta con Apple e Steam. Keely dovrà navigare tra l’utopia open di Sweeney e la dura realtà di uno store che deve fare cassa. La scommessa è che questa interoperabilità resti uno slogan o che finalmente diventi concreta. Noi ci auguriamo la seconda, ma teniamo i piedi per terra.

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