In questo articolo
- L’ossessione per il boicottaggio e la realtà dei fatti
- Non è cattiveria, è business: l’Italia non compra Indie
- Perché non usano l’IA? (Spoiler: perché fa schifo)
- La strategia della “Localizzazione Tardiva”
- Il miracolo giapponese: da Persona a Yakuza
- Cosa possiamo fare (davvero)
L’ossessione per il boicottaggio e la realtà dei fatti
Giorni fa stavo ri-provando Eternal Strands con il suo nuovo DLC su PC Game Pass. È un gioco carino, con delle belle idee messe in campo da ex veterani BioWare ed è stato fatto con i soldi di Microsoft per essere un “Game Pass first”. Nulla di eccezionale, sia chiaro, ma io mi sento di consigliarlo tutto sommato per qualche serata spensierata.
Mi ha stupito però vedere il voto basso sulla piattaforma e, cercando le recensioni a una stella, ho trovato la solita fiera del disagio: molta gente dava il voto minimo unicamente a causa dell’assenza della localizzazione ITA. Ora, io mi rendo conto che siamo un paese che non brilla per alfabetizzazione linguistica — e questo lo mostriamo al mondo con la nostra classe politica ogni due per tre — quindi la cosa non mi ha stupito più di tanto.
La cosa che mi ha lasciato perplesso, però, erano le recensioni di risposta a quelli che avevano messo cinque stelle invitando gli altri utenti ad imparare l’inglese: ce n’era uno che blaterava di amore per la patria e un altro che diceva che questi giochi vanno boicottati perché “altrimenti i dev si abituano a non includere la nostra lingua”. Sul primo non posso esprimermi perché non sono psichiatra, ma il secondo mi ha lasciato abbastanza a bocca aperta per il livello di spocchia misto a ignoranza che pareva uscito da un trattato sull’effetto Dunning-Kruger.
I dev non includono l’italiano perché li abbiamo abituati troppo bene a fruire i prodotti anche in inglese? Debunkiamo ‘sta stronzata una volta per tutte, dati alla mano.
Non è cattiveria, è business: l’Italia non compra Indie
Parliamoci chiaro, senza filtri. Il problema non è solo che siamo “pochi” rispetto ai tedeschi o ai francesi. Il problema è cosa compriamo. L’Italia è storicamente un mercato conservatore, fossilizzato sui grandi brand. Se togliete dal paniere le vendite di EA Sports FC (ex FIFA) e Call of Duty, il nostro potere d’acquisto nel settore crolla drasticamente.
Negli altri paesi europei, la cultura del videogioco indie è molto più radicata. In Francia o Germania, un titolo indie sperimentale o narrativo ha buone chance di vendere bene al lancio. Da noi? Da noi è una scommessa a perdere. Per un piccolo studio, investire 30-40.000 euro per localizzare un RPG in italiano è un suicidio finanziario se le proiezioni dicono che venderanno 2.000 copie perché “non è tripla A”.
Quindi no, non stanno “aspettando di vedere se ci siamo”. Sanno già che, statisticamente, non ci siamo. Privilegiano altri territori perché quei territori rispondono presente anche quando non c’è Messi in copertina.
Perché non usano l’IA? (Spoiler: perché fa schifo)
Qui arriva l’altra obiezione classica del genio da forum: “Ma ormai con l’Intelligenza Artificiale costa zero, perché non usano quella?”.
Perché, fortunatamente, molti sviluppatori hanno ancora una dignità artistica. Le traduzioni fatte con l’IA, ad oggi, fanno tendenzialmente schifo, specialmente nei giochi dove la narrativa conta. Un traduttore automatico non capisce il contesto, non coglie l’ironia, non sa distinguere se “Bank” è una banca o la riva di un fiume.
La strategia della “Localizzazione Tardiva”
Detto questo, la mancanza dell’italiano al lancio non è quasi mai un “no” definitivo. Spesso è un “non ancora”. L’aggiunta della lingua post-lancio è diventata una leva strategica per rivitalizzare il ciclo vitale di un prodotto quando i costi iniziali sono stati ammortizzati.
Stessa storia per Divinity: Original Sin 2. Larian Studios ha aspettato la Definitive Edition per inserire l’italiano, una mossa essenziale per sfondare su console nel nostro paese e preparare il terreno per il successo globale di Baldur’s Gate 3.
Il miracolo giapponese: da Persona a Yakuza
Il vento sta cambiando anche dove non ce lo aspettavamo. I publisher giapponesi, storicamente sordi alle nostre richieste, hanno capito che la localizzazione (umana e di qualità) paga.
Persona 5 Royal ha venduto cifre record in Occidente proprio grazie alla traduzione FIGS, correggendo l’errore della versione base che era solo in inglese. E SEGA ora sta facendo un’operazione storica con Yakuza: patchare retroattivamente i vecchi capitoli (Yakuza 0, Kiwami) con sottotitoli in italiano per agganciare nuovi utenti grazie alla spinta della serie TV.
Cosa possiamo fare (davvero)
La lista di giochi che aggiungono l’italiano post-lancio si allunga ogni mese: Psychonauts 2, Grounded, Nine Sols, Pentiment. Senza contrare ormai quelli che sono classici come Hades, Hollow Knight, Stardew Valley e Kingdom Come: Deliverance, tutti con l’italiano aggiunto post lancio con una media di più o meno sei mesi di ritardo. Addirittura l’italiano Vampire Survivors uscì all’inizio senza localizzazione nostrana, perché Poncle giustamente, essendo un professionista del settore, sapeva che non saremmo stati ricettivi a un prodotto sperimentale (e a suo tempo VS lo era, il genere survivors-like lo ha inventato lui). E Zero Seviert? L’extraction shooter pixel art dell’italiano Luca Carbonara? Recensioni molto positive su Steam, grande successo early access, ma disponibile per ora solo in inglese, tedesco, spagnolo e giapponese (seriamente). Visto che parlate la stessa lingua chiedete al dev il perché e vediamo che vi risponde.
Questo dimostra credo più che a sufficienza che gli sviluppatori non ci odiano, ma devono fare i conti con la realtà di un mercato (il nostro) pigro verso le novità indie, anzi pigro in generale verso tutto quello che non è uno sportivo o un mainstream. Guild Wars 2 dopo 12 anni ancora l’italiano non lo ha inserito semplicemente perché i Italia MMORPG significa world of Warcraft e tutto il resto può andare a farsi benedire. E con GW2 parliamo di podio nel suo genere, sotto solo a Wow e FFXIV. Per avere una prospettiva.
Mettere 1 stella “per principio” o sconsigliare su Steam per questi motivi ottiene l’effetto opposto: conferma che siamo un’utenza tossica su cui non vale la pena investire. Se volete l’italiano, supportate i giochi belli, anche in inglese se ci riuscite, o giocateli su Game Pass per fare numero. La “localizzazione tardiva” è il compromesso necessario per avere qualità umana in un mercato difficile. E se dimostriamo di essere un mercato che il gaming lo ama anche quando non ha testimonial miliardari in cover magari potremmo anche cambiare il trend. Fatevene una ragione.


