Oggi parliamo di un recupero obbligatorio, perché so benissimo che le vostre librerie digitali sono cimiteri di piccole perle mentre continuate a grindare l’ultimo pass stagionale di turno. A noi Don’t Nod sta simpatica da tempi non sospetti: quando non cercano di farci piangere con le loro produzioni interne, mettono i fondi su titoli indipendenti che meritano vera attenzione. Uscito lo scorso autunno nel più totale disinteresse degli algoritmi e di chi insegue solo l’hype, The Lonesome Guild è la risposta a chi frigna che l’industria è morta. Secondo quanto riportato da GameGrin e buona parte della critica internazionale, la situazione è chiara: al netto di qualche spigolo, è un’esperienza catartica che andava giocata ieri.
1. The Lonesome Guild

Sviluppatore: Tiny Bull Studios
Genere: Action-RPG / Avventura Narrativa
Se l’idea di “salvare il mondo con l’amicizia” vi fa salire il cinismo, vi capisco. Ma in questo caso i ragazzi di Tiny Bull Studios hanno costruito Etere, un mondo vibrante in cui la solitudine non è una licenza poetica, ma una schifosa nebbia cremisi che corrompe le menti e il territorio. Voi controllate Ghost, un’entità smemorata caduta dal cielo, il cui scopo è riunire una chosen family di sei adorabili disadattati per rimettere insieme i pezzi di una società sfilacciata.
- Terapia di Gruppo Armata: Il cuore del gioco non è solo menare fendenti, ma fermarsi ai falò, parlarsi e scendere a patti con i propri demoni. Rafforzare le relazioni (Relationship Points) sblocca nuove abilità nel combat system.
- Switch Dinamico: Tra volpi disilluse e creature caotiche, potete cambiare membro del party in tempo reale. Le sinergie in battaglia compensano la mancanza di profondità tecnica rispetto ai pesi massimi del genere (no, non è il combat system di Soul Reaver, fatevene una ragione).
- Direzione Artistica: Un pugno nell’occhio al fotorealismo grigio ed edgelord del mercato odierno, sostituito da cromatismi accesi, illustrazioni evocative disegnate a mano e una colonna sonora avvolgente.

Perché lo amo: Perché prende a picconate l’ideale machista e tossico dell’eroe solitario onnipotente, per ricordarci che sopravvivere alle brutture del mondo senza un collettivo è impossibile. Combatte a tratti in modo un po’ ripetitivo, ma la scrittura e la delicatezza con cui tratta temi come l’isolamento e la salute mentale vi tireranno schiaffi talmente genuini che glielo perdonerete in un secondo.


