Ubisoft svela il piano per l’undicesimo anno di Rainbow Six Siege, una roadmap che promette di essere la più ricca di sempre puntando su un ritorno alle origini narrativo con il veterano Bishop e un’incursione crossover con Solid Snake di Metal Gear Solid, mentre cerca di rinvigorire il gameplay competitivo core con un Ranked 3.0, una nuova divisione solitaria di alto livello e un hub sociale, in una mossa che sembra tentare di placare una community divisa tra desiderio di innovazione e fedeltà alla formula tattica originale. L’anno si articolerà in quattro stagioni, partendo a marzo con “Operation Silent Hunt”.
La narrativa, spesso un elemento trascurato in Siege, viene improvvisamente tirata fuori dal cassetto con l’annunciato ritorno di Bishop, protagonista di Rainbow Six Vegas 2. Tuttavia, questa mossa sembra più un tentativo maldestro di accalappiare la nostalgia dei veterani che una genuina evoluzione della storia. Più concretamente, l’attenzione dichiarata è sul “ritorno alle radici” del 5v5, con il direttore dei contenuti live Christopher Budgen che promuove un “Ranked 3.0”. Questo porterà indietro le partite di posizionamento stagionali e introdurrà una nuova divisione “Leggenda”, accessibile solo in coda singola dopo aver raggiunto il grado Campione. Una scelta che, se da un lato premia l’abilità individuale, rischia di frammentare ulteriormente il pool di giocatori competitivi e di essere percepita come una forzatura per aumentare la retention.
Operazione Nostalgia: Snake, Casinò e un Hub Social in Ritardo
Il vero gancio stagionale per il grande pubblico è l’arrivo di Solid Snake come operatore, in uno strano mash-up che fa più marketing che coerenza di mondo. Equipaggiato con un radar Soliton e la sua abilità di “procurement in campo”, Snake introduce meccaniche interessanti ma che potrebbero destabilizzare l’equilibrio metagame. La stagione d’esordio, “Operation Silent Hunt”, è tematicamente incentrata su ingressi e roaming, con buff a operatori come Skopós. La seconda stagione porterà invece la mappa “Calypso Casino”, un chiaro omaggio a Rainbow Six Vegas, e una rielaborazione dell’operatore Dokkaebi. L’annuncio di un hub sociale, previsto però solo per la Stagione 4, solleva un interrogativo critico: perché un gioco basato sul gioco di squadra ha impiegato undici anni per implementare una feature sociale degna di questo nome?

Promesse, Progressione e la Solita Lotta ai Cheater
Ubisoft continua la sua battaglia contro cheat e tossicità, implementando un nuovo livello di sicurezza chiamato “Shieldguard” che sfrutta le funzioni di Secure Boot di Windows. Una misura necessaria, ma che arriva dopo anni di lamentele della community. Nella Stagione 3 verrà introdotto “Operator Mastery”, un sistema di progressione a lungo termine per singolo operatore, mentre una nuova difensiva anti-scudo promette di cambiare le regole dell’ingaggio. Le modalità arcade 1v1 e 3v3 arriveranno per spezzare il ritmo, ma il direttore creativo Alex Karpazis ammette che un loro ranked dipenderà dalla richiesta, rivelando un approccio titubante. La promessa finale è il ritorno a quattro nuovi operatori l’anno a partire dal Year 12, una concessione che sembra ammettere implicitamente che il recente rallentamento nelle introduzioni di personaggi non abbia funzionato a dovere.

In definitiva, il Year 11 di Rainbow Six Siege si presenta come un contenitore strapieno: un mix di nostalgia commerciale, aggiustamenti competitivi attesi da tempo e feature sociali che dovrebbero essere standard. Il rischio è che, nel tentativo di accontentare tutti, il pacchetto perda di coerenza e che le promesse di “rinforzare l’esperienza core 5v5” vengano soffocate dal rumore del crossover con Metal Gear e dal ritorno di un personaggio di cui pochi giocatori odierni hanno memoria. La prova sarà, come sempre, sul campo di battaglia virtuale.



