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Sony ha sottovalutato la risposta del web all’abbandono dei dischi e ne ha fatto le spese il fight stick

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Sei giorni di silenzio assoluto sui social, poi il primo pacchetto in uscita da PlayStation non è una risposta sui dischi: è la pubblicità di un nuovo fight stick, il controller ad arcade per i picchiaduro. Il risultato, come racconta TechRadar, è stato oltre 4,5 milioni di visualizzazioni in un’ora e zero, dico zero, commenti sullo stick. Solo gente che chiede conto dei dischi. Io lo chiamo un bel buffer overflow di ticket non evasi, e mi ci ritrovo, perché anche il mio provider fa lo stesso identico numero quando la linea salta per giorni.

Sei giorni di silenzio radio, poi il payload sbagliato

Il 1° luglio Sony ha aperto quella che in gergo chiamerei una issue mai richiusa: nello stesso post ha annunciato lo stop alla produzione di dischi fisici per i nuovi giochi PlayStation dal 2028 e la chiusura degli store digitali di PS3 e Vita. Da quel momento l’account ufficiale è rimasto in stato idle, silenzio radio totale, come un server che smette di rispondere al ping ma resta acceso. Sei giorni dopo torna a trasmettere, e lo fa instradando il traffico verso il canale sbagliato: uno stick da combattimento, argomento che con la questione dischi ha la stessa attinenza di un changelog di un gioco diverso.

Il web ha già passato la prima ondata di reazioni al primo annuncio (ve l’avevo raccontato quando il web ha reagito a colpi di meme, da Domino’s Pizza UK in giù), ma questa è la seconda ondata, e arriva tutta insieme perché nel frattempo nessuno aveva ricevuto risposta.

Il buffer dei reclami non evasi va in overflow

Le risposte al post dello stick sono esattamente quello che un sistema di ticketing produce quando lasci una coda intasata per una settimana: richieste ripetute, tono sempre più irritato, e la sensazione che nessuno stia leggendo davvero. Nel dettaglio: una valanga di richieste di dischi mischiate a meme assurdi, parodie degli slogan storici di PlayStation (“Play has limits” e “Greed has no limits” al posto di “Play has no limits”), e la solita affilatura collettiva dei forconi digitali. La risposta migliore, mi dicono, è uno screenshot di Cloud di Final Fantasy 7 che squadra minaccioso la sede di Sony. C’è pure chi ha tirato fuori l’archivio: Blaze, l’azienda dietro le console retrò Evercade, ha ripescato una vecchia pubblicità con cui la stessa PlayStation, nel 2013, prendeva in giro Microsoft per il DRM sempre online su Xbox One, disco alla mano. Tredici anni dopo, quel video è diventato un boomerang perfetto: self own completo, patch mai applicata alla propria coerenza.

Il benchmark che Sony avrebbe preferito perdere

Sul piano dei numeri puri, il post del 1° luglio ha già superato quello che sulla carta dovrebbe essere il traffico più ambito del pianeta videoludico: conti alla mano, ha raccolto 166,6 milioni di visualizzazioni su X, più delle 125,5 milioni del primo trailer di GTA 6 nel 2023 e delle 160,6 milioni del secondo trailer nel 2025. Ma è un benchmark truccato: sul fronte dei like, PlayStation si ferma a 64.000 contro il milione abbondante del primo trailer Rockstar; sul fronte delle risposte, invece, esplode a 100.000 contro le 33.000 e 36.000 dei due trailer. Tradotto in metriche di sistema: tanto traffico in ingresso, pochissimo consenso, e una coda di richieste che nessun rate limiting è riuscito a contenere.

Il redeploy della stessa patch del 2021

Quella sulla chiusura degli store PS3 e Vita, poi, è una patch già respinta una volta: nel 2021 Sony aveva annunciato la stessa identica chiusura, il pubblico l’aveva costretta a un rollback, e ora la stessa modifica torna in produzione senza che sia cambiato granché nel frattempo, a parte la pazienza di chi gioca. Nel mezzo, il fronte del malcontento si è anche dato un canale ufficiale: la petizione Don’t Kill the Disc, aperta da Jade Pearce, CEO del rivenditore canadese PNP Games, e che secondo quanto riporta VGC ha già superato le 165.000 firme (ne avevamo parlato qui quando erano ancora 110.000). Un bug tracker informale, con un contatore che sale più in fretta di quanto Sony risponda alle notifiche.

Se il piano era aspettare che la tempesta passasse pubblicando qualcos’altro, il traffico dice il contrario: ogni pacchetto che PlayStation manda in rete, qualsiasi sia il payload, viene reinstradato dagli utenti sullo stesso, identico thread aperto il 1° luglio. Finché quella issue resta senza commit di risposta, ogni futuro post sarà solo un altro modo per far traboccare la stessa coda.

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