PETA and Edmund McMillen are trolling each other again, as the activist group hand Mewgenics a "Hero to Animals Award"

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PETA celebra la parodia di se stessa in Mewgenics: ecco lo strano patto per la pubblicità

Tempo di lettura: 3 minuti

Una nuova beffa digitale tra PETA e il creatore di Mewgenics

Rock Paper Shotgun

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La lunga storia di schermaglie pubbliche tra l’organizzazione per i diritti degli animali PETA e il game designer Edmund McMillen conosce un nuovo, bizzarro capitolo. L’attivista gruppo ha infatti deciso di conferire un “Premio Eroe degli Animali” a un personaggio del gioco Mewgenics, ironicamente un titolo che non brilla certo per la sua promozione del benessere delle creature che lo popolano.

La beffa di Super Meat Boy e il ritorno del trolling

La relazione burrascosa tra le parti non è nuova. Come ricorda lo stesso McMillen, anni fa riuscì a convincere PETA a sviluppare una parodia vegana del suo celebre platformer Super Meat Boy, un’azione a cui il team di sviluppo rispose aggiungendo al gioco il personaggio-scherno Tofu Boy. In quell’occasione, l’autore si intrufolò per mesi nei forum dell’organizzazione per seminare informazioni su questo “gioco indie rivoluzionario in arrivo che doveva essere fermato”, ottenendo una reazione che andò oltre ogni aspettativa. Questa dinamica di provocazione reciproca sembra ormai una tradizione consolidata.

Tracy Newkirk, un’eroina (parodica) per PETA

La vittima – o forse la complice – designata di questa nuova beffa è Tracy Newkirk, un personaggio di Mewgenics che nel gioco fa la zelante paladina dei diritti animali, vendendo cibo, fornendo migliorie e accogliendo i gatti indesiderati dei giocatori. Non è difficile cogliere la satira: il nome del personaggio è un patchwork tra quello della presidente di PETA, Tracy Reiman, e della fondatrice Ingrid Newkirk. La sua caratterizzazione, con un linguaggio fortemente ideologizzato e battute estreme contro i padroni di animali domestici, è una chiara presa in giro di certa retorica animalista.

Uno scambio di pubblicità, non di insulti

La redazione dell’articolo originale fa notare come sia ingenuo vedere questa situazione come una semplice “vittoria” di una parte sull’altra. PETA non si cura di essere considerata “presa in giro”, purché l’azione generi visibilità. Allo stesso modo, Edmund McMillen non sembra preoccuparsi delle polemiche sollevate dalle controverse cameo di personalità internet nel suo gioco. Lo scopo, per entrambi, è fare notizia e lasciare il segno, anche a costo di sembrare ridicoli.
“We’re honoring Mewgenics’ Tracy Newkirk with a Hero to Animals Award for her advocacy for the cats of Boon County,” recita il messaggio di PETA. “Tracy è l’unica opzione etica su dove mandare i tuoi gatti (abbiamo incubi su Baby Jack). Insegna senza paura ai giocatori lo specismo e l’uso del termine ‘compagno animale’ invece di ‘animale domestico’. Ben fatto, @edmundmcmillen per aver creato una così appassionata sostenitrice degli animali!”. McMillen, dal canto suo, ha prontamente ritwittato il post, alimentando il circolo vizioso.

Uno sguardo critico sull’attivismo performativo

Nell’analisi, il giornalista ammette di condividere alcune posizioni politiche di PETA ma esprime forti riserve sui metodi dell’organizzazione, citandone l’adozione dell’eutanasia, l’adesione a teorie del complotto sull’autismo e la predilezione per l’immagine a discapito della sostanza. Secondo questa prospettiva, PETA finisce spesso per fornire un comodo bersaglio a chi considera vegani e vegetariani degli ‘estremisti’, tanto da far sorgere il dubbio surreale che possa essere una sorta di ‘psyop’ dell’industria della carne. In questo bizzarro balletto, si chiede se tutto ciò non sia una forma di deadcatting, una strategia di distrazione di massa.

Mewgenics, un gioco ripugnante ma acclamato

Al di là delle guerre di satira, Mewgenics continua a fare parlare di sé per i suoi meriti videoludici. Una recensione recente lo descrive come “fantastico, per quanto ripugnante”, un titolo roguelite in cui la crudeltà e l’assurdo sono parte integrante del gameplay. Forse, nell’economia di questo strano rapporto tra McMillen e PETA, l’unica verità è che qualsiasi pubblicità, anche quella più beffarda, è pur sempre pubblicità.

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