DLSS 5 si dà una calmata: Nvidia promette il controllo totale agli sviluppatori
Nvidia porta DLSS 5 al SIGGRAPH 2026 e prova a rispondere alle bordate di critica con una parola d’ordine: controllo. Il keynote del 21 luglio, seguito da PCGamesN, ha messo in mano agli sviluppatori leve molto più granulari sulla generazione AI contestata. La tecnologia arriverà in autunno 2026.
DLSS 5 aveva fatto il suo esordio all’inizio dell’anno e si era subito preso del «filtro AI 2D», con lo sviluppatore di Dusk, New Blood, a liquidarlo senza giri di parole come «cazzata di AI generativa». L’ondata di scetticismo non era piovuta dal nulla: la demo iniziale prometteva una patina di realismo che molti hanno letto come l’ennesimo strato di post-processing lontano dal rendering vero.
Al SIGGRAPH, Edward Liu, Director of Applied Deep Learning Research, aggiusta il tiro. Spiega che con lo strumento il gioco «costruisce il mondo esattamente come il gioco lo ha creato. E la generazione diventa la fase appresa successivamente per arricchirne l’aspetto». Il problema è che un modello capace di improvvisare molto non funziona con il rendering in tempo reale: non puoi decidere fotogramma per fotogramma cosa mostrare. «Quindi abbiamo bisogno di una condizione più vincolata e rigorosa», ammette Liu. Da qui tre sfide tecniche: preservare l’intento artistico originale, lo streaming frame-by-frame e il 4K in tempo reale.
La novità concreta è che l’intensità dell’effetto si potrà tarare su base per fotogramma, con controlli su subsurface scattering, riflessioni e illuminazione. Ogni team potrà decidere quanto DLSS 5 deve spingere, senza che il risultato venga calato dall’alto come una pellicola uniforme. Nvidia lo dipinge non come «AI che rimpiazza la grafica, ma AI che estende la grafica. Allo stesso modo in cui gli shader programmabili e il ray tracing hanno esteso la grafica in passato».
Noi la pensiamo così: il controllo agli sviluppatori è l’unica strada per evitare che DLSS 5 diventi l’ennesima scorciatoia visiva che appiattisce tutto. Se davvero ogni inquadratura potrà essere calibrata, smetterà di assomigliare a un filtro Instagram applicato a forza e potrà diventare uno strumento espressivo. Resta il sospetto che si tratti di un modo elegante per dire “fidatevi, poi vi mostriamo”, ma la palla ora è nei cantieri di produzione. Chi lo userà per arricchire anziché per mascherare difetti di ottimizzazione avrà fatto centro. In autunno il verdetto è servito.


