Trent’anni dopo, e per gli Stati Uniti è la prima volta
Terranigma torna. Clear River Games, editore svedese specializzato in recuperi di classici, lo ha annunciato al Pixel Arcadia, uno showcase dedicato al retro, in collaborazione con Square Enix, che detiene i diritti dell’action RPG sviluppato da Quintet e uscito nel 1995 sul finire dell’era a 16 bit.
Non è un’esclusiva PC. La riedizione è attesa all’inizio del 2027 su Nintendo Switch, Switch 2, PlayStation 5, Xbox Series e PC, con un’uscita fisica prevista. La pagina Steam è già aperta per la lista dei desideri.
Un gioco che in America non è mai arrivato
Qui sta il motivo per cui il ritorno conta. Terranigma uscì in Giappone nel 1995 e in Europa l’anno dopo, distribuito da Nintendo, ma non ebbe mai un’edizione ufficiale nordamericana, a differenza degli altri due giochi con cui condivide temi e autori, Soul Blazer e Illusion of Gaia. Da lì è nata la fama di gemma inaccessibile, alimentata negli anni dai prezzi delle cartucce originali e dall’emulazione come unica alternativa.
La Terra, nel gioco, è una sfera cava divisa fra la Luce esterna e l’Oscurità interna. Si controlla Ark, un ragazzo che apre una porta proibita e mette in moto una catena di eventi che lo porterà a ricostruire il mondo pezzo per pezzo, dai continenti alla vita vegetale e animale fino alla civiltà umana. Il combattimento è in tempo reale, visto dall’alto, e permette di combinare corsa, salto e attacco in tecniche diverse.
Cosa cambia e cosa no
Non è un remake: le immagini restano quelle dell’originale, font Enix dei riquadri di dialogo compreso, con ritocchi e contenuti extra intorno. A lavorarci c’è Kamui Fujiwara, il disegnatore e mangaka che curò i personaggi trent’anni fa, che firma nuove illustrazioni e disegni per il gioco e segue la produzione.
Fujiwara, in una nota dell’editore, dice di aver disegnato all’epoca non solo i personaggi ma anche il mondo e parte dell’ambientazione, e si augura che i temi del gioco, il rapporto fra divinità e umanità, la creazione e la distruzione, funzionino anche adesso, non come reperto ma come opera viva.
È il tipo di operazione di cui abbiamo scritto parlando di preservazione, con una differenza sostanziale: qui a rimettere in circolo il gioco è chi ne ha i diritti, non chi ha dovuto arrangiarsi da solo.
Chi passa dalla gamescom questa settimana può provarlo in inglese per la prima volta. Gli altri hanno un anno e mezzo per prepararsi, e nel frattempo una cosa buona è successa comunque: un gioco che per trent’anni si è potuto giocare solo per vie traverse tornerà a essere acquistabile.


