Il leaker CyberLeek ha chiuso il sito da cui pubblicava i filmati rubati di Grand Theft Auto 6 e ha annunciato di fermarsi. Il messaggio di addio, intitolato “End of the road”, arriva dopo il crollo della criptovaluta con cui aveva legato la pubblicazione del materiale.
Cosa ha scritto
Riporta Kotaku, il 14 ottobre 2026, che il leaker dice di avere in mano il finale del gioco e di non volerlo pubblicare, perché rovinerebbe l’esperienza a chi aspetta l’uscita. Nello stesso messaggio si dichiara però pronto a diffondere altri dettagli della trama, e respinge l’accusa di avere costruito una truffa con la sua moneta.
L’ultimo materiale pubblicato sono spezzoni delle missioni finali, che secondo lui, fuori contesto, non rivelano niente. Chi li ha guardati ha visto scene del finale senza il resto intorno, che è esattamente la definizione di spoiler per chi non voleva vederle.
Il meccanismo della criptovaluta
Il legame fra i leak e la moneta era dichiarato: il leaker aveva detto che avrebbe caricato la versione giocabile del gioco se il valore del suo token avesse raggiunto i 30 milioni di dollari. Quella soglia non è stata raggiunta, ed è la ragione che il leaker dà per non pubblicare la build.
Sul resto, le sue dichiarazioni si commentano da sole: sostiene di avere venduto due volte, di avere incassato soltanto le commissioni degli scambi, e definisce il token una donazione e non un investimento. Kotaku osserva che molti elementi della vicenda somigliano a una truffa, di quelle in cui chi lancia la moneta la rivende quando il prezzo sale lasciando gli altri col prodotto in mano.
Resta la minaccia finale, che è il tratto più studiato di tutta la faccenda. Il leaker sostiene di avere predisposto un meccanismo che pubblicherebbe automaticamente il materiale se qualcuno provasse a fermarlo, cioè quello che nei film si chiama interruttore dell’uomo morto. Nessuno può verificare se esista.
Cosa aveva pubblicato nelle settimane precedenti
Il 9 ottobre era comparso un video di venticinque minuti con parti di gioco in prima persona, e ne abbiamo scritto quel giorno. L’11 ottobre sul suo sito era apparsa la minaccia di diffondere una versione giocabile fino ai titoli di coda, legata appunto al valore della moneta: anche quello lo abbiamo raccontato.
Prima ancora c’era stata la vicenda dei mandati: Take-Two aveva chiesto a Discord i dati del leaker, e la piattaforma aveva smentito di averli ricevuti. Di quel passaggio abbiamo scritto in agosto.
Perché finisce così, e cosa dice del meccanismo
Una campagna costruita sull’attesa funziona finché il materiale è nuovo e il pubblico guarda. Quando la moneta non sale, al leaker non resta niente da scambiare, perché quello che ha in mano vale solo se qualcuno è disposto a comprarlo.
Per Rockstar il risultato è un finale senza che l’azienda abbia dovuto fare nulla in pubblico. Nessuna dichiarazione, nessuna causa annunciata, e l’uscita del gioco fissata al 19 novembre su PlayStation 5 e Xbox Series X|S resta dov’era. Scrive la testata americana IGN che il ritiro arriva dopo il collasso dello schema cripto, e ne ha scritto anche Eurogamer.
Il materiale già pubblicato non sparisce perché il sito ha chiuso: le copie continueranno a girare altrove. Chi vuole arrivare al 19 novembre senza sapere come finisce ha più probabilità di incrociarle fra i video consigliati che su un sito dedicato.
Il precedente del 2022, e come lo ha vissuto Rockstar
Il gioco era già uscito dagli uffici una volta. Nel 2022 un attacco informatico portò in rete novanta filmati di lavorazione, e Rockstar ne ha parlato per la prima volta nel reportage di Bloomberg del 14 ottobre 2026. Uno dei responsabili dello sviluppo ha descritto quei giorni come l’esperienza di vedere qualcuno frugare nella propria biancheria sporca. Nello stesso racconto, ripreso da GameSpot, l’azienda spiega che non tornerà al lavoro da casa perché troppe persone provano a rubare i suoi giochi: il nostro pezzo sul reportage è del 15 ottobre.
Fra i due casi c’è una differenza che conta. Nel 2022 il materiale era stato preso con un’intrusione nei sistemi e il responsabile è finito in tribunale; qui si parla di filmati di un gioco finito, pubblicati da chi li ha avuti in mano a ridosso dell’uscita, con una moneta a fare da cassa. Il secondo modello è più difficile da colpire per via legale, ed è anche quello che si esaurisce da solo quando il pubblico smette di pagare.
Cosa non si sa
Mancano tre cose: se il materiale non pubblicato esista davvero nella forma dichiarata, se Rockstar e Take-Two stiano procedendo per vie legali senza dirlo, e se il meccanismo di pubblicazione automatica sia reale o soltanto una minaccia. Né l’editore né lo studio hanno commentato.


