Highguard: un’impressione equilibrata di uno sparatutto competitivo che attinge dai grandi titoli
Rock Paper Shotgun ha passato diverso tempo con le prime ore di Highguard, il nuovo first-person shooter competitivo di Wildlight Entertainment, uno studio fondato da veterani di franchise del calibro di Call of Duty 4, Titanfall e Apex Legends. Le aspettative, data la provenienza del team, erano piuttosto elevate. Il primo responso lo definisce un titolo “decente e adeguato”, capace di offrire sparatorie frizzanti per chi cerca un’alternativa ai battle royale o agli extraction shooter, ma che, nel suo stato attuale, sembra mostrare di più il proprio limite che il proprio potenziale.
Una formula ibrida: da Rainbow Six Siege a Counter-Strike
Highguard presenta un’unica modalità principale chiamata “Raid”, una partita 3v3 che procede per fasi distinte, mutuando meccaniche da diversi generi. La partita si apre con una fase di preparazione difensiva, in cui le squadre rafforzano le mura della propria base in uno stile che ricorda da vicino Rainbow Six Siege. Segue poi una fase di “farming”, in cui i giocatori esplorano la mappa per saccheggiare casse e depositi minerali, accumulando denaro e potenziamenti per l’equipaggiamento, in un mix tra Borderlands e le prime fasi di un MOBA.
Le vere scaramucce iniziano quando una spada magica, la Shieldbreaker, si sblocca sulla mappa. Questo innesca una variante di “Cattura la Bandiera”, in cui il portatore deve essere scortato nella base avversaria per infilzare il generatore dello scudo nemico. L’azione culmina con l’apparizione di un ariete fantasci-fantasy che sfonda la barriera, trasformando la partita in una modalità d’attacco che ricorda Counter-Strike: la squadra attaccante, con vite limitate, deve piazzare delle bombe sui punti vitali della base difesa.
Il ritmo della partita e il potenziale tattico
Questo ciclo – preparazione, raccolta, assalto – può ripetersi più volte in una singola partita, a seconda di quanti generatori vengono distrutti. Secondo l’articolo, questo ritmo alternato è uno dei punti di forza del gioco. Offre momenti di tregua per ricostruire le difese dopo un assalto stressante e permette di rinsaldare una certa rivalità con la squadra avversaria, a differenza dello “spara e dimentica” tipico dei battle royale.
Le armi, definite “percussive” e soddisfacenti, contribuiscono a duelli rapidi e piacevoli, a patto di mantenerle aggiornate per tener testa agli scudi personali che si potenziano rapidamente.
Nelle sue partite migliori, Highguard riesce a catturare le tensioni e i colpi di scena di un grande match di Dota 2, dove resistere all’assalto di una squadra apparentemente superiore può aprire inaspettate opportunità di rimonta, sfruttando abilità magiche o pura tenacia.
I punti deboli: estetica anonima e abilità poco ispirate
Quando non è al suo meglio, Highguard soffre l’assenza di una propria identità distintiva. Il gioco viene descritto come dotato di un’estetica “indescrivibilmente anonima”, un difetto rispecchiato anche dal cast iniziale di eroi giocabili, definiti “noiosi” e privi di caratterizzazione significativa nonostante le voci competenti.
Anche le abilità degli eroi, pur potenti in alcuni scenari, rappresentano un’occasione mancata. Molte sono difensive e poco originali, simili a quelle viste in una dozzina di altri hero shooter, o si basano su danni non da arma da fuoco, rischiando di minare l’importanza delle abilità di mira di base. Poche abilità offrono le possibilità tattiche o di movimento che hanno reso famoso Apex Legends (il cui team di sviluppo condivide molte figure con Wildlight). Anche le cavalcature, infine, si riducono a semplici pulsanti per uno sprint potenziato.

Un bilanciamento discutibile
La stessa formula di gioco centrale mostra alcune scelte di bilanciamento particolari. La più criticata riguarda la punizione eccessiva per una squadra che riesce a sfondare la base avversaria ma poi fallisce nel piazzare le bombe. In questo caso, la propria base subisce un danno enorme (quasi un terzo della salute) senza che gli avversari la tocchino, premiando in modo sproporzionato una difesa estremo e passiva nei minuti finali dell’assalto.
Il peso delle aspettative
Il giudizio finale è inevitabilmente influenzato dal peso delle aspettative. Wildlight Entertainment è uno studio zeppo di talenti che hanno plasmato titoli rivoluzionari come Call of Duty 4: Modern Warfare (che cambiò gli action games), Titanfall (che modernizzò gli shooter a movimento) e Apex Legends (le cui innovazioni sono ancora imitate). Con un pedigree del genere, ci si aspetterebbe un altro colpo secco.
Highguard lascia invece un’impressione di solidità, ma non di eccellenza. È uno sparatutto competente, che può garantire momenti di divertimento, ma che nel suo stato attuale sembra aver già raggiunto il proprio tetto qualitativo. Resta da vedere se, nelle settimane e nei mesi a venire, riuscirà a sollevarsi da questo stato di “adeguatezza” e a sfruttare appieno il potenziale del team che lo ha creato.



