Larian boss is sick of players "shi***ng" on new games, and it feels like he's talking about Highguard

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Swen Vincke (Larian) sfida la rete: perché secondo lui la critica tossica uccide la creatività

Tempo di lettura: 4 minuti

Il capo di Larian difende le nuove creazioni: “Siate gentili con chi realizza i videogiochi”

Nella turbolenta discussione online seguita al lancio di “Highguard”, un nuovo FPS fantasy in stile estrazione, si è inserito Swen Vincke, amministratore delegato di Larian Studios, con un appassionato appello alla comunità. In una serie di post su X, ampiamente discussi e riportati da PCGamesN, Vincke esorta a un tono più rispettoso nelle critiche, sottolineando la vulnerabilità degli sviluppatori e il danno reale causato dall’odio online. Le sue riflessioni arrivano mentre il titolo protagonista della polemica riceve recensioni contrastanti.

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La tempesta perfetta attorno a Highguard

“Highguard” è stato uno dei titoli più attesi di gennaio per alcuni, intrigati dalla sua presentazione come sparatutto in prima persona fantasy con elementi di estrazione. Tuttavia, la sua apparizione ai The Game Awards non ha entusiasmato tutti, e il lancio è stato accolto con pareri fortemente divisi. Se il rating complessivo su Steam si attesta al 37% di recensioni positive, filtrando solo gli utenti con più di cinque ore di gioco, la percentuale sale fino al 78%. Questa discrepanza evidenzia un divario netto tra le prime impressioni e il giudizio di chi ha approfondito l’esperienza, alimentando un acceso dibattito sui social media, dove sostenitori e detrattori si scontrano duramente

L’appello di Swen Vincke: rispettare la creazione

In questo clima infuocato, Swen Vincke, figura di spicco del settore dopo il successo di “Baldur’s Gate 3”, ha preso la parola. Senza citare esplicitamente “Highguard”, il suo intervento è stato ampiamente interpretato come una risposta a quella situazione. “Non mi piace quando le persone sputano sentenze su cose che altri hanno creato”, ha scritto. “Mettere qualcosa nel mondo ti rende vulnerabile, e questo di per sé merita rispetto, anche se non ti piace la creazione. È facile distruggere le cose, è molto più difficile costruirle”.
Vincke ha proposto, in modo provocatorio, l’idea che i critici potrebbero essere valutati a loro volta, “Metacritic-style”, per incoraggiare un po’ più di moderazione. Ha condiviso un aneddoto personale su un recensore che si rifiutava di recensire giochi che considerava fallimenti, per dare agli sviluppatori la possibilità di riprovare. “Quindi sì – quello che sto cercando di dire è di essere gentili con le persone che creano le cose. Avete bisogno di loro”, ha concluso.

swen vincke highguard

Il nodo del costo e della critica costruttiva

Vincke non ha ignorato la contropartita economica. Riconosce che spendere una cifra considerevole – da circa 50 a 80 euro – per un nuovo gioco rende lecito per i giocatori pretendere una scelta informata. Tuttavia, sostiene che una critica onesta possa essere espressa senza eccedere: “I recensori possono semplicemente dire: non mi sono divertito, o non penso sia ben fatto, o non credo valga i soldi che chiedono. Questo è sufficiente. Non c’è bisogno di diventare personali per il gusto di ottenere like o titoli acchiappa-click, se sei della stampa”.
Nonostante la sostanza del suo messaggio, le reazioni alla sua presa di posizione non sono state unanimi. Alcuni utenti hanno obiettato che quando un prodotto viene venduto, i clienti hanno il diritto di sottoporlo a scrutinio severo. “Questo è vero finché non sono coinvolti i soldi”, ha replicato un utente. “Allora non è ‘Mettere qualcosa nel mondo’, è chiedere denaro per un prodotto e il cliente ha tutto il diritto di metterlo alla prova”.

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L’addendum: un equilibrio tra rispetto e protesta

In risposta alle discussioni, Vincke ha aggiunto un “addendum” per chiarire ulteriormente il suo pensiero. Ha tenuto a specificare che il suo non è un discorso a difesa di pratiche commerciali aggressive: “Deve essere detto, a quanto pare – ma non mi piacciono nemmeno gli sviluppatori o gli editori che insultano i giocatori. E certamente non mi piacciono quelli che ‘mungono’ i giocatori che amano il loro gioco. Capisco perché i giocatori se la prendano. Mi fa arrabbiare anch’io”.
Il suo obiettivo, ha spiegato, è proteggere gli animi creativi più sensibili, che sono spesso anche quelli che tengono di più al loro lavoro. “Quando se ne vanno perché non riescono a sopportare il veleno, perdiamo tutti, perché quelli che rimangono sono coloro a cui non importa”. La soluzione che propone è un boicottaggio silenzioso ma efficace: “Non giocare a quei giochi è probabilmente la miglior cosa. Non dovete ferire verbalmente le persone dietro al gioco per esprimere il vostro disprezzo. Se abbastanza persone smettono di giocare ai titoli che non rispettano i giocatori, quelli al comando riceveranno il messaggio e cambieranno presto rotta. Ci sono abbastanza altri giochi in circolazione”.

swen vincke highguard 2

Un settore alla ricerca di un equilibrio

L’intervento di Vincke arriva in un momento peculiare per l’industria videoludica, segnata da una stanchezza diffusa verso certe formule triple-A e da un ecosistema online spesso tossico. Mentre una critica costruttiva è essenziale per la crescita, la deriva verso il puro “shitposting” per divertimento rischia di danneggiare il settore senza apportare alcun beneficio. Il messaggio di fondo, al di là delle polemiche specifiche, è un richiamo alla responsabilità collettiva nel modo in cui si discute della creatività digitale.

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