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Il battle royale di Halo sarebbe morto per una ricerca di mercato fatta a sviluppo quasi finito

Tempo di lettura: 3 minuti

Nell’industria dei giochi-servizio esiste un rituale che ho imparato a riconoscere anche nel mio lavoro, quando qualcuno convoca il post mortem di un progetto morto per cause note a tutti dal secondo mese. Si spendono anni e stipendi per costruire una cosa che il pubblico non ha chiesto, poi, verso la fine, si paga un’agenzia perché chieda al pubblico se la voleva. La risposta arriva puntuale e negativa, e a quel punto la si può usare come referto di morte invece che come diagnosi.

La versione Halo di questo rituale si chiamerebbe Project Ekur, e non l’avete mai vista perché non è mai stata annunciata.

Il progetto sarebbe stato cancellato all’inizio di luglio 2026, mentre Halo Studios e Microsoft concentravano tutto su Halo: Campaign Evolved, il rifacimento del primo capitolo disponibile in accesso anticipato dal 23 luglio e in uscita piena il 28 luglio su Steam, Xbox Series X|S e PS5. Su Ekur nessuna delle due aziende ha mai detto una parola, né prima né dopo, e questa resta la premessa da tenere in testa fino in fondo: tutto quello che segue viene da una fonte sola.

La ricerca di mercato come autopsia

La fonte è Rebs Gaming, un creatore di contenuti specializzato su Halo che ha anticipato correttamente le missioni prequel di Campaign Evolved ed è stato il primo a dare per morto Ekur. Il 24 luglio ha pubblicato un video in cui sostiene di sapere perché, e Insider Gaming ne ha ripreso il contenuto marcandolo come dichiarazione non verificata.

Il racconto è questo. Pierre Hintze, capo di Halo Studios, avrebbe assunto in prima persona il ruolo di guida creativa del progetto. Solo a sviluppo avanzato avrebbe fatto commissionare una ricerca di mercato sul franchise, e la ricerca avrebbe restituito che i giocatori di Halo un battle royale non lo volevano: volevano un Halo classico e completo. Nel frattempo Campaign Evolved accumulava problemi di sviluppo, il grosso del team veniva spostato lì, ed Ekur restava a corto di persone finché non è stato chiuso. Lo riassumono allo stesso modo TwistedVoxel e gamer.org.

Insider Gaming e TwistedVoxel titolano che il progetto è morto a causa della ricerca di mercato. Se la cronologia di Rebs regge, quella ricerca non ha deciso niente: è arrivata quando il team era già stato svuotato per rinforzare un altro progetto, e ha fornito la motivazione presentabile per chiudere.

Tre anni per cambiare idea due volte

La cronologia ricostruita da Rebs, riportata anche da Wolf’s Gaming Blog, comincia prima. Ekur sarebbe nato dalle ceneri di Project Tatanka, il battle royale di Halo su cui Certain Affinity, studio che collabora con la serie dai tempi di Halo 2, aveva lavorato per anni durante la vita di Halo Infinite. Accantonato Tatanka, il nuovo prototipo sarebbe passato a Unreal Engine riciclando tecnologia e risorse di entrambi i progetti, superando una revisione interna di via libera nel settembre 2023.

Da lì avrebbe cambiato pelle almeno due volte: prima idee da extraction shooter, poi qualcosa di più vicino alla modalità Warzone di Halo 5, con Spartan ed Elite entrambi giocabili e personalizzabili, secondo GameRiv. Il personale racconta la stessa storia meglio delle mission statement: Michael “Forge Lord” Shaw sarebbe passato a fare il lead game designer dall’ottobre 2024, dopo aver guidato la Forge di Halo Infinite, e nell’agosto 2025 sarebbe arrivato come direttore creativo John Williams, che veniva da Call of Duty: Warzone e da Apex Legends.

Si assume gente che ha costruito i due battle royale più grossi del mercato e poi si scopre, tre anni dopo il via libera, che il pubblico non ne vuole un terzo con l’elmetto di Master Chief. La cosa che dovrebbe fare più impressione è che questo sia successo con un franchise su cui esiste un quarto di secolo di dati su cosa la gente ci voglia fare dentro.

La beffa aggiuntiva l’ha raccontata Vice quando Ekur era ancora vivo: nella sua fase da extraction shooter avrebbe dovuto vedersela con Marathon, cioè con Bungie, cioè con lo studio che Halo lo aveva inventato.

Nel frattempo l’unico Halo che esiste davvero è il rifacimento di un gioco del 2001, che al debutto in accesso anticipato ha accolto i giocatori con problemi di accesso ai server in una campagna che si può giocare da soli.

Il verdetto: se la ricostruzione di Rebs regge, Halo Studios ha bruciato tre anni per farsi dire da un’agenzia quello che i suoi giocatori scrivono gratis sui forum da sempre, e l’unica cosa che ha spedito nel 2026 è il gioco che aveva già spedito nel 2001.

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