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Perché l’internet vuole vedere Marathon morto? (Spoiler: È un trauma collettivo)

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Sony parla di “preordini solidi”: Fiducia o mossa di marketing?

Partiamo da una news fresca che sta facendo il giro dei soliti siti copia-incolla: Sony dichiara che i preordini di Marathon sono “solidi”. Bene. Buon per loro. Da vecchio frequentatore di questo circo, però, permettetemi di non stappare subito lo champagne. “Solido” in linguaggio corporate può voler dire tutto e niente. Può voler dire che la fanbase di Bungie è ancora fedele fino alla morte, o che il marketing sta facendo i salti mortali per tenere alta la valutazione azionaria prima del lancio.

Personalmente? Spero sia vero. Nessuno, e sottolineo nessuno che ami questo medium, dovrebbe augurarsi il fallimento di uno studio storico come Bungie. Ma i dati che abbiamo in mano raccontano una storia diversa, una storia di confusione interna che non si risolve con un bel trailer in CGI.

Il trauma di Maggio 2025: Quando la direzione artistica è sparita

Il vero problema nasce a Maggio 2025. Fino a quel momento eravamo tutti a bordo dell’hype train: quello stile grafico “glitch art”, quei colori acidi, quel sound design che ti entrava nel cervello. Sembrava roba nuova. Poi è arrivata l’Alpha test e… beh, è sceso il gelo.

Non è che il gioco fosse “rotto” tecnicamente. Il gunplay è quello di Bungie, quindi crisp, soddisfacente. Il problema è l’identità. Quello che abbiamo provato era un ibrido strano, un Frankenstein tra un Hero Shooter (perché bisogna vendere le skin dei personaggi, no?) e un Extraction Shooter hardcore. Il risultato? Un gameplay loop che non sa da che parte girarsi. I veterani di Tarkov lo trovavano troppo “arcade”, i giocatori di Overwatch non capivano perché perdessero tutto il loot morendo.

E poi, visivamente… dov’è finito il verde acido? L’Alpha era dominata da un grigio stanco, generico. Sembrava che il reparto artistico avesse perso il coraggio di osare per paura di alienare il pubblico di massa. Un classico caso di “design by committee”.

La “bancarotta creativa” e il pasticcio delle icone rubate

Poi c’è stata la mazzata d’immagine. Lo scandalo “Antireal”. Quando la community ha scoperto che alcuni asset grafici nel gioco (specificamente delle icone vettoriali) erano praticamente identici al lavoro dell’artista indipendente Antireal, la fiducia è crollata.

Bungie ha ammesso l’errore, parlando di un problema con asset acquistati esternamente. Ci sta, può succedere. Ma in un momento in cui sei già sotto la lente d’ingrandimento per i licenziamenti di massa e i ritardi, una roba del genere ti fa sembrare sciatto. Dà l’impressione che manchi una supervisione, che si stia correndo ai ripari tappando i buchi con quello che si trova. Non è cattiveria, è sciatteria produttiva. E su un progetto da centinaia di milioni, la sciatteria si paga.

Destiny 2 e la memoria corta: Sony non c’entra (o quasi)

Fermiamoci un attimo a sfatare un mito che leggo troppo spesso nei commenti: “È colpa di Sony se Destiny 2 è diventato un festival del FOMO e dei contenuti rimossi”. Ragazzi, posate i forconi e guardate il calendario. Il Destiny Content Vault (DCV), quella genialata di rimuovere contenuti che avevate pagato (ciao Forsaken, ci mancherai), è iniziato a Novembre 2020 con Beyond Light. Sapete quando Sony ha comprato Bungie? A Luglio 2022. Fate due conti.

Bungie ha deciso di “amputare” il suo gioco da sola, anni prima che i giapponesi mettessero piede a Seattle. Incolpare Sony per il sunsetting è revisionismo storico. La verità è più amara: Bungie ha compromesso la sua reputazione di “studio player-friendly” con le sue stesse mani, creando un precedente pericoloso che ha eroso la fiducia della community. Sony, semmai, oggi è colpevole di altro: sta stringendo il cappio. Dopo aver speso 3,6 miliardi e aver visto i ricavi crollare (con perdite stimate di 200 milioni nel 2025), è ovvio che ora stiano imponendo strategie aggressive. Ma il peccato originale, quello di trattare i contenuti acquistati come merce a scadenza, è tutto made in Bungie.

L’ombra di Concord e i conti che non tornano

Non possiamo ignorare l’elefante nella stanza: Concord. Il flop colossale dell’altro shooter di casa Sony ha creato un clima di terrore. Ogni decisione su Marathon ora viene pesata col bilancino dell’oro, perché Sony non può permettersi un altro buco nell’acqua da 400 milioni (cifra stimata e mai confermata ufficialmente, ndr).

C’è una pressione assurda sui dev. Devono giustificare l’acquisizione da 3,6 miliardi, devono riempire il buco lasciato dal calo di Destiny 2 e devono farlo in un mercato saturo. La negatività che sentite online non è odio cieco: è la paura legittima che Bungie stia per lanciarsi in un tritacarne senza avere le idee chiare sul prodotto. I Live Service nel 2026 non perdonano: o sei perfetto al day one, o sei morto.

Arc Raiders e la pericolosa eco degli influencer

Chiudiamo con una nota sul confronto che sta intasando Reddit: Marathon vs Arc Raiders. È vero, il test di Arc Raiders è andato meglio. Sembra più coerente, più a fuoco. Ma occhio a non farvi fregare dal gregge.

Vedo troppa gente che ripete a macchinetta “Marathon è morto, viva Arc Raiders” solo perché lo ha detto il loro streamer preferito durante una live su Twitch. Calma. Siamo giocatori o siamo droni? È facile salire sul carro del vincitore (o scendere da quello del perdente) basandosi su clip di 30 secondi. Marathon ha dei problemi seri, enormi, e ne abbiamo parlato qui sopra. Ma darlo per spacciato prima ancora dell’uscita solo per seguire il sentiment degli influencer è roba da pecoroni.

E soprattutto ricordiamo una cosa, chi ama il gaming gioca, non sta sui social ad augurare il fallimento a tutto quello che non gli piace o che non rientri nei suoi parametri estetici o politici; questi sono turisti e la loro echo non potrà mai, fisiologicamente, in nessun modo, essere la vera espressione di quello che vogliono i player, checché ne dicano i grifter che devono pagare le bollette con la monetizzazione di Youtube.

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