Master Chief nel remake Halo: Campaign Evolved di Halo Studios

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Ma voi lo sapevate che Halo Campaign Evolved avrebbe venduto male perché woke? (non si smette mai di imparare)

Tempo di lettura: 13 minuti

Se da fine luglio avete aperto YouTube anche solo una volta, la storia la sapete già: Halo: Campaign Evolved ha “venduto 0 copie”, è un “mega flop”, e la colpa è del woke. Lo dicono le miniature in maiuscolo, lo dicono i titoli con le fiamme dietro, lo dice un signore che il gioco non lo aveva ancora installato.

Peccato che la realtà non sia d’accordo su quasi niente.

Halo Studios, lo studio nato nel 2024 dalla ristrutturazione di 343 Industries e parte di Xbox Game Studios, ha lanciato il remake della campagna di Halo: Combat Evolved (2001) il 28 luglio 2026 su Xbox Series X|S, PC e, per la prima volta in 25 anni di serie, su PlayStation 5, con cinque giorni di accesso anticipato dal 23 luglio per chi aveva comprato le edizioni Premium e Collector. Siamo andati a controllare, dato per dato, com’è andata davvero. Anticipiamo il finale: è andata maluccio, ma per motivi che nessuno di quei video ha voglia di raccontare, perché non stanno in una miniatura con Cortana che ride.

Il gioco “rifiutato dai fan” ha preso 82 dalla critica

Partiamo dalla parte che nei video non arriva mai. Su OpenCritic, l’aggregatore che oltre alla media calcola quanti critici consigliano un gioco, Campaign Evolved è classificato “Strong” con una media di 82 su 108 recensioni, dentro il primo 14% dei titoli in classifica e raccomandato dall’86% dei critici. Su Metacritic il Metascore è 83 su Xbox Series X (35 recensioni), 81 su PS5 (54) e 77 su PC (27). Numeri da umiliazione pubblica, insomma.

Un primato negativo però esiste, e sarebbe pure interessante: 81 è il punteggio più basso mai registrato da una campagna principale della serie, sedici punti sotto il 97 del Combat Evolved originale del 2001 e due sotto gli 83 di Halo 3: ODST. Non è il voto Halo più basso in assoluto, come si sente ripetere: lo spin-off strategico Halo Wars 2 si fermò a 79 nel 2017. Il record riguarda la linea delle campagne, non tutto ciò che porta il marchio. Sottigliezze che quando devi caricare un video entro sera si perdono.

Un milione e mezzo di copie, e l’unico che di mercato ci capisce dà la colpa al prezzo

Sulle vendite il quadro è a due facce, e i video ne raccontano una sola. Quella che saltano: il remake ha debuttato al primo posto della classifica retail britannica nella settimana chiusa il 1 agosto 2026 secondo i dati GfK/NielsenIQ ripresi da Games Asylum, prendendosi il vertice anche nelle classifiche PS5 e Xbox separate, cosa che nemmeno Forza Horizon 6 era riuscita a fare al lancio. Su Steam è arrivato secondo tra i titoli più venduti per fatturato nella settimana del debutto, scendendo al terzo posto in quella successiva, come rilevato da VGChartz. Zero copie, appunto.

Quella che invece raccontano, e su cui hanno ragione: la società di analisi Alinea Analytics stima, in dati pubblicati il 4 agosto, circa 900mila copie su Xbox (console e app PC, incluso l’upsell per gli abbonati Game Pass che volevano l’accesso anticipato), 452mila su PlayStation e 212mila su Steam, per un totale attorno a 1,56 milioni nella prima settimana, secondo la ricostruzione di WGB. Nel Regno Unito le vendite della settimana di lancio sono state il 50,7% di quelle di Halo Infinite nella sua, sempre secondo GfK/NielsenIQ via Cubed3. E il debutto su PlayStation, quello che doveva essere l’evento storico dei 25 anni, ha fruttato meno di 28 milioni di dollari: nello stesso mese i porting di Call of Duty: Black Ops e Black Ops 2, giochi dell’era Xbox 360 ributtati sul mercato con lavoro minimo, ne hanno venduti 11,2 milioni di copie sulle console Sony, riporta Push Square.

Quindi sì, la partenza su PlayStation è stata fiacca. Solo che l’unica persona in tutta questa storia che di mercato videoludico si occupa per lavoro una spiegazione l’ha data, e non è la sceneggiatura: è il prezzo di lancio. Rhys Elliott, capo dell’analisi di mercato di Alinea, lo considera troppo alto per un gioco che aggiorna soprattutto la grafica di un titolo del 2001. Sulla scheda Steam, alla data del 7 agosto, l’edizione standard costa 49,99 dollari e la Premium 69,99. Aggiungiamo la nota noiosa che nessuno aggiunge mai: la metodologia di Alinea è discussa nel settore e questi restano numeri stimati, perché né Microsoft né Sony pubblicano le vendite dei singoli giochi, come precisa God is a Geek.

Anche il picco di giocatori simultanei su Steam è basso davvero: 25.376, il debutto peggiore della serie sulla piattaforma, contro i 272.586 di Halo Infinite e i 161.024 di Halo: The Master Chief Collection, secondo SteamDB ripreso da TechPowerUp. È il numero che compare in sovrimpressione in mezzo mondo di YouTube, di solito senza la parte che segue: gli altri due avevano un multiplayer competitivo, che di uno sparatutto è il grosso dei giocatori connessi, mentre questo ha solo la campagna in cooperativa fino a quattro. Su Xbox, dove il confronto è più onesto, è stato il secondo lancio del 2026 per numero di giocatori, dietro Forza Horizon 6, rileva TrueAchievements.

Il pubblico lo ha stroncato, ma leggete cosa ha scritto

Qui i video ci prendono, almeno sulla superficie. Su Metacritic il voto degli utenti PS5 è 5,7 su 10 con 535 valutazioni, il 39% delle quali negative, contro un Metascore di 81 dalla critica. Su Steam le recensioni in inglese sono ferme a “Mixed” con il 62% di positive su 8.285, e su tutte le lingue il conto è di 7.210 positive contro 4.179 negative. GameRant parla apertamente di review bombing e nota la cosa che rovina la festa: leggendo quelle recensioni è impossibile indicare una causa sola. Le lamentele si dividono tra recitazione e regia delle scene di intermezzo, prestazioni, missioni prequel, obbligo di accesso con account Microsoft, intelligenza artificiale dei nemici, prezzo, assenza di multiplayer e bug.

Sui bug i dettagli sono concreti: crash durante gli scontri a fuoco, un bug che avvia l’artbook digitale al posto del gioco, animazioni di ricarica lasciate a metà, input di mouse e tastiera in ritardo, secondo la raccolta di TheGamer. E su PS5 serve un account Microsoft più un Gamertag Xbox, con tanto di codice QR per collegare in modo permanente il proprio PSN, per giocare a una campagna che di server non ha alcun bisogno. La scheda Steam lo dichiara nero su bianco: richiede un account di terze parti su rete XBOX. Roba che indigna davvero, ma che in miniatura rende malissimo.

Peccato che la realtà parli francese

C’è un numero, sulla scheda Steam del gioco, che nessuno di quei video cita. Steam separa i punteggi per lingua quando le recensioni bastano, e il quadro è questo: spagnolo di Spagna “Molto positivo” su 404 recensioni, spagnolo latinoamericano “Molto positivo” su 368, cinese semplificato “Mixed” su 478, inglese “Mixed” su 8.285. E il francese, unico in tutto l’elenco, “Prevalentemente negativo” su 245 recensioni.

Il woke, evidentemente, si ferma ai Pirenei.

La spiegazione vera è documentata e non riguarda i personaggi. A giugno 2026 David Krüger, storica voce francese di Master Chief, aveva reso pubblico che né lui né gli altri doppiatori originali erano stati richiamati per il remake, sospettando di essere stati sostituiti da un’intelligenza artificiale; il community director di Halo Studios aveva risposto che il doppiaggio francese veniva da doppiatori umani madrelingua, come ricostruisce il thread di ResetEra. Al lancio la contestazione è ripartita: nelle recensioni Steam si leggono accuse dirette all’uso dell’IA e la segnalazione che nei titoli di coda i doppiatori francesi non compaiono, come riportato da Destructoid. La questione resta aperta, perché Halo Studios non ha ritirato la smentita e non esiste una prova pubblica che la chiuda in un senso o nell’altro. L’unico mercato in rivolta totale, insomma, è quello che ha una controversia sull’IA in corso. Non quello anglofono, dove i video sul woke li producono.

Le due donne che avrebbero rovinato Halo

La prima è Cortana, l’intelligenza artificiale che accompagna Master Chief dal 2001, e la protesta è cominciata mesi prima che il gioco esistesse. Il suo modello rifatto è stato accolto malissimo già alla presentazione: uno dei post più votati del subreddit di Halo lo definiva “uncanny and weird”, inquietante e strano, e chiedeva di cambiarlo. Non è stato cambiato. Poi si è aggiunta una lamentela di tenore un po’ diverso, che ComicBook riassume senza giri di parole: molti giocatori protestano perché Cortana è stata resa meno attraente.

Come sia finita lo dice tutto. Un utente di Reddit ha annunciato di stare lavorando a una mod per sostituire il modello con quello di Halo 4, dichiaratamente per renderla più gradevole alla vista, mentre nei commenti si rimpiange Beckie King, la modella che aveva prestato viso e corpo alla Cortana di Halo 2: Anniversary. La stessa platea che accusa lo studio di mettere l’ideologia davanti al gioco ha passato una settimana a organizzarsi perché un ologramma tornasse sexy. Piccola nota per i puristi: nel Combat Evolved del 2001, quello che dicono di difendere, Cortana era viola e non somigliava né a questa versione né a quella del 2020.

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La bruttissima Cortana

La seconda è Lieutenant Williams, una marine degli ODST (le truppe d’assalto orbitale, il corpo protagonista dello spin-off Halo 3: ODST) al comando della compagnia Tiger nelle tre missioni prequel del remake, come dettaglia Halopedia. Il 23 luglio, primo giorno di accesso anticipato, un post su X con oltre un milione di visualizzazioni l’ha definita una “girlboss forzata” sostenendo che sarebbe stato meglio tagliare le missioni bonus. Secondo la ricostruzione di GAMES.GG, l’autore ha poi ammesso di non aver ancora giocato il titolo. Un dettaglio, sicuramente.

Il 26 e 27 luglio è intervenuto Niles Sankey, e qui il curriculum c’è per davvero: in Bungie ha lavorato dal 2006 al 2015, ha firmato due missioni di Halo 3 e ha guidato il design della campagna di Halo: Reach. Sankey ha scritto che gli sviluppatori hanno deciso che “la maggioranza dei marine adesso deve essere donna”, parlando di “clown world”, e ha aggiunto che a suo avviso il team è composto da attivisti di sinistra che considerano un dovere morale aggiungere diversità, secondo le sue dichiarazioni raccolte da ixbt.games. Il metodo, però, è lo stesso di prima: come segnalano sia ixbt sia VGTimes, Sankey stava commentando uno screenshot della squadra di marine, e il gioco a quel punto non era ancora uscito. Quindici anni di esperienza per contare le teste in un fermo immagine.

Chi il gioco lo ha finito, intanto, racconta un’altra cosa. Su Gfinity, chi ha completato le tre missioni descrive un arco coerente con la lore: l’attrito tra ODST e Spartan, corpi scelti che nei romanzi ufficiali non hanno mai digerito i supersoldati creati per sostituirli, si chiude con il sacrificio della lieutenant per salvare Master Chief. Anche nelle discussioni della community Steam il giudizio è spaccato tra chi contesta la scrittura del personaggio e chi ricorda che quella tensione è canonica da vent’anni. Difficile ricavarne un video da ventisette minuti.

Il tenente Williams degli ODST in Halo: Campaign Evolved
Il tenente Williams

A fine luglio si è arrivati alla tesi che nel gioco le donne siano invincibili. Sono circolate clip girate sul ponte della Pillar of Autumn, la nave della prima missione, in cui alcune donne dell’equipaggio incassano raffiche intere mentre i colleghi maschi, e persino il capitano Keyes, cadono al primo colpo. Chi ha pubblicato il test ha ammesso che al gioco e alla storia la faccenda non cambia nulla, salvo poi presentarla come prova delle “intenzioni degli sviluppatori”. Nelle risposte si è arrivati in pochi minuti a “i nostri giochi li fanno persone che ci odiano”.

Poi qualcuno ha provato a spararle davvero. Si uccidono benissimo, come ha verificato GamingBible: bisogna abbassarsi e mirare alle gambe, perché quei modelli hanno hitbox difettose, cioè il volume invisibile che registra i colpi non coincide col personaggio che si vede, con ogni probabilità perché sono gli stessi modelli usati nelle scene di intermezzo. La spiegazione l’hanno trovata gli utenti nella discussione Steam aperta proprio per denunciare l’invincibilità, nel giro di poche ore. Una cospirazione con un’aspettativa di vita di un pomeriggio.

E gli sviluppatori storici che avrebbero boicottato tutto

Tra i titoli dei video ne gira anche uno secondo cui gli sviluppatori originali di Bungie starebbero boicottando il remake. Qui basta controllare i nomi.

Marcus Lehto, cocreatore di Halo e direttore artistico del gioco del 2001, si è detto pubblicamente contento della nuova direzione e ha elogiato la scelta del nuovo responsabile artistico dello studio. Jaime Griesemer, designer del Combat Evolved originale, il remake lo ha criticato per davvero, ma per il ritmo delle missioni: il Warthog che travolge gli Hunter, gli ostacoli spostabili, gli alberi aggiunti. La sua stroncatura, riportata da Notebookcheck, dice che è come il remix dance di una canzone classica che salta l’intro e il bridge e martella solo il ritornello. Dell’ideologia non sembra esserci parola.

Marty O’Donnell, autore delle colonne sonore di Halo e Destiny, l’ideologia invece la nomina eccome. Solo che non sta boicottando niente: sta facendo campagna elettorale. È il candidato repubblicano alla Camera nel terzo distretto del Nevada, con l’endorsement di Trump, e il 3 novembre se la gioca contro l’uscente democratica Susie Lee. Ci aveva già provato nel 2024, arrivando quarto alle primarie dopo essersi prestato mezzo milione di dollari, come ricostruisce il Nevada Independent.

In un intervento firmato su DEIDetected, un sito di consumatori che si batte contro le politiche di inclusione nelle aziende di videogiochi, O’Donnell ha scritto che l’entusiasmo per il ritorno del primo Halo si deve in larga parte alla “wokificazione” del settore, e che dopo anni di battaglie contro quelle politiche i giocatori stanno finalmente vincendo. A luglio 2026 ha poi descritto le persone LGBTQ+ come parte dell'”abisso” verso cui andrebbe il paese, mettendole in fila con “islamisti e marxisti”, secondo le dichiarazioni riprese da LGBTQ Nation. Quindi un gioco woke sarebbe una vittoria contro il woke per un candidato repubblicano che sugli originali ci ha lavorato. Ok.

Il boicottaggio degli sviluppatori storici, riassumendo, è fatto di un cocreatore che applaude, un designer che si lamenta degli alberi e un candidato al Congresso che si porta il gioco in campagna elettorale.

Miniature di video YouTube sul presunto flop woke di Halo: Campaign Evolved

L’indignazione è un settore economico

Basta scorrere i risultati di YouTube per capire che intorno a questo lancio si è formata un’industria vera. “IT’S OVER”. “MODERN SLOP”. “FANS WALK AWAY”. “IT GOT WORSE”. “Halo Campaign Evolved is a Humiliation Ritual”. Le miniature seguono tutte lo stesso identico schema, come se ci fosse un modello condiviso e probabilmente c’è: il volto di Williams in lacrime accostato a quello di Cortana che ride, fiamme sullo sfondo, una nuvoletta con una battuta messa in bocca al personaggio. Nei video che abbiamo passato in rassegna i contatori vanno da poche decine di migliaia a oltre duecentomila visualizzazioni l’uno, e le date dicono che escono a ritmo quasi quotidiano da tre settimane.

Vale la pena fare un conto che quei video non fanno mai. Il picco di giocatori simultanei su Steam è stato di 25.376. Il più visto tra i video sul fallimento del gioco, in quella rassegna, di visualizzazioni ne ha raccolte oltre nove volte tanto. Il pubblico dell’indignazione è più numeroso del pubblico del prodotto, e a differenza di quello non deve comprare niente. Il flop, se proprio ne vogliamo cercare uno, ha funzionato benissimo come modello di business.

Titoli e visualizzazioni dei video YouTube sul flop di Halo: Campaign Evolved

Cosa è andato storto per davvero

Mentre montava tutto questo, uscivano notizie meno adatte a una miniatura. L’insider Rebs Gaming ha raccontato uno sviluppo travagliato: la lavorazione era partita su Blam, il motore usato ai tempi di Halo: Reach, e la direzione avrebbe assicurato al team che gli asset già costruiti sarebbero passati senza problemi a Unreal Engine 5. Gli asset sarebbero invece stati rifatti da capo, tutti. Lo studio esterno Abstraction, coinvolto dal 2023 per la transizione e per il cooperativo a quattro, sarebbe stato rimosso dal progetto e il suo lavoro buttato. Ne sarebbero seguiti scadenze saltate, un anno finale di crunch, le scene in tempo reale sostituite da filmati pre-renderizzati e la cancellazione di un altro gioco Halo multiplayer, le cui risorse sono servite a chiudere il remake. La ricostruzione è ripresa da MP1st e in parte confermata da Windows Central. Resta una ricostruzione giornalistica non confermata dall’azienda, e come tale va presa: Microsoft e Halo Studios non hanno commentato.

Se anche solo in parte regge, spiega i bug, l’intelligenza artificiale dei nemici e i filmati bocciati dai giocatori molto meglio di qualsiasi teoria sulla scrittura di un personaggio secondario. Ma richiede di leggere fino in fondo, e di sapere cos’è un motore grafico.

I licenziamenti erano già in calendario

Il 5 agosto, nove giorni dopo l’uscita, sono cominciati i licenziamenti a Halo Studios. Li ha riportati per primo Insider Gaming, sulla base dei post pubblicati su LinkedIn dagli interessati, e la notizia è stata poi ripresa da Eurogamer. Nick Treitman, produttore, ha scritto di essere stato colpito dopo sei anni e mezzo passati su Halo schivando altrettanti giri di tagli, aggiungendo di non avere che affetto per il gioco e per i colleghi e che questa è la dura realtà del settore. Paul Morris, scrum master con contratto esterno, ha scritto che il suo tempo allo studio finisce “dopo il lancio riuscito” del gioco. Altri hanno aggiornato il profilo dichiarandosi disponibili. Quanti siano in tutto non si sa, perché né Microsoft né lo studio hanno commentato, come riporta Pure Xbox.

Sui social è partito il coro: il woke presenta il conto, i chud hanno vinto, eccetera. Quei tagli, però, erano già scritti. Il 6 luglio 2026, tre settimane prima che il gioco uscisse, Asha Sharma, amministratrice delegata di Microsoft Gaming, aveva annunciato in una nota interna quella che ha definito la ristrutturazione più grande nella storia di Xbox: circa 3.200 posti in meno nell’anno fiscale 2027, di cui 1.600 eliminati quel giorno stesso e gli altri 1.600 distribuiti nei mesi successivi, più quattro studi ceduti o resi indipendenti. Il memo è stato pubblicato per intero da Variety e Fortune, che quantifica il taglio nel 20% del personale Xbox. I licenziamenti di Halo Studios cadono dentro la seconda ondata di quel piano.

Nessuno, in Microsoft o allo studio, ha mai collegato quei tagli alle vendite o alle recensioni. Le persone uscite il 5 agosto sarebbero uscite comunque, con il gioco a 90 su Metacritic e con Lieutenant Williams tagliata dal copione. La vittoria contro il woke consisteva in un foglio Excel firmato tre settimane prima.

Sul come si sia arrivati fin lì, intanto, parla anche qualcuno con nome e cognome: l’ex direttore artistico Glenn Israel ha definito catastrofica la gestione del progetto, come riporta TheGamer. Ricapitolando: una tecnologia cambiata in corsa sulla base di una previsione sbagliata, un fornitore esterno cacciato e il suo lavoro cestinato, un anno di crunch per recuperare, un gioco che esce con i difetti prodotti da quella corsa, e un piano di tagli deciso a monte da chi la corsa l’ha ordinata. Nessuna di queste decisioni è stata presa da un programmatore o da uno sceneggiatore.

Il post di Asmongold che commenta i licenziamenti a Halo Studios

Chi invece ha festeggiato, e in tempo reale, è stato Asmongold, streamer statunitense tra i più seguiti del settore e uomo che odia la doccia al punto da aver raccontato in diretta di essere rimasto tre mesi senza farla, convinto di stare “evolvendo”. Ha commentato l’annuncio dei licenziamenti con due parole, “Welcome Home”, allegando il fotogramma di un dipendente di McDonald’s. Nello stesso thread qualcun altro ha scritto “another CHUD victory”.

Non è nuovo al genere, peraltro: a gennaio 2026 aveva difeso in diretta l’agente dell’ICE che a Minneapolis ha sparato in testa a una donna, spiegando che si mira al volto e non alle gomme, come documentato dai video di quella diretta. Il 7 agosto il suo canale Twitch è stato sospeso, e la stampa di settore collega la sospensione ad altre sue frasi, quelle del 3 agosto sui migranti marocchini a Ceuta, quando ha detto che sparerebbe a “bambini, donne, uomini, chiunque”; Twitch non ha confermato il motivo. Questo è il livello del giudice morale che decide chi merita di perdere il lavoro.

Messi in fila, i dati raccontano un lancio a due velocità: la critica lo promuove, il pubblico lo boccia, e le copie si vendono comunque abbastanza da tenerlo in cima alle classifiche britanniche.

Quanto alle cause del malcontento, sono agli atti e le firmano gli interessati: un obbligo di connessione su un gioco senza multiplayer, dei bug al lancio, un prezzo che l’analista di mercato indica come l’errore principale, una controversia sul doppiaggio che ha spinto un intero mercato nazionale nel rosso, e una gestione che secondo le ricostruzioni ha bruciato un anno di lavoro e cancellato un altro gioco.

Di Lieutenant Williams e Cortana, nell’elenco, non c’è traccia: tranne che nei feed di chi il gioco non lo aveva ancora acceso, e sull’indignazione a comando ci monetizza. Ma, hey, cosa tocca fa’ pe’ campa’.

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