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In queste feste ho trovato finalmente il tempo di iniziare e finire Avowed, trasportato dal mio vecchio amore per Obsidian e per il lore di Pillars of Eternity. Parliamoci chiaro: è un gioco profondamente imperfetto, come un po’ tutti i prodotti “Game Pass first” fatti con budget non faraonici e con il fiato della board e del marketing sul collo. Eppure, tra un caricamento e l’altro, mi sono divertito. E non poco. Giocandoci, però, mi è tornata alla mente tutta la faccenda della smear campaign tirata sul gioco a suo tempo da Elon Musk e dai suoi lecca-stivali, e la cosa mi ha fatto riflettere. Com’è possibile che un’esperienza tutto sommato onesta e divertente sia stata dipinta come il male assoluto mesi prima che chiunque potesse pad/mouse alla mano provarla?
Il giornalismo videoludico, quello che dovrebbe analizzare l’evoluzione dei generi, si trova oggi a combattere contro una marea montante di disinformazione armata. Non stiamo più parlando di critica, ma di vere e proprie operazioni di sabotaggio.
Il rumore di fondo che ci sta rubando il gusto di giocare
Ricordo quando l’uscita di un nuovo gioco era un momento di scoperta. Oggi, mesi prima del day one, siamo sommersi da analisi sul “frame rate politico” o sulla presunta aderenza di un titolo a questa o quella agenda. Devo ammettere che mi manca quel senso di meraviglia genuina. La realtà sta spesso nel mezzo, ma le sfumature non generano clic né indignazione, e l’indignazione è la valuta del decennio. Vogliamo parlare di South of Midnight, altro gioco fatto con i soldi di Game Pass e quel modello in testa che è venuto fuori meglio di quanto ci si potesse aspettare, massacrato perché la protagonista era di colore e troppo vestita e non abbastanza figa? Deathloop? Non riesco a ritrovare quello youtuber che prima aveva fatto una recensione entusiastica e poi aveva cancellato il video perché la sua community gli aveva fatto notare il colore della pelle del protagonista. Ma ci torneremo.
Il caso Avowed e la voglia di griftare
Ma torniamo sul caso di Avowed. Mesi prima del lancio, una campagna d’odio più o meno orchestrata dai soliti ex dev con giochi in cantiere da una vita ha preso di mira il gioco basandosi quasi esclusivamente sulla presenza di opzioni per i pronomi nella creazione del personaggio. Elon Musk in persona si è scomodato per definire la cosa “inaccettabile”, amplificando le voci di influencer reazionari che gridavano al “gioco woke” destinato al fallimento. Il risultato? Un titolo AA+ solido è stato trattato come un crimine contro l’umanità videoludica.
Non è un caso isolato. Abbiamo visto dinamiche identiche con Assassin’s Creed Shadows, dove la figura storica di Yasuke è stata usata come scusa per nascondere un razzismo neanche troppo velato dietro la foglia di fico dell’accuratezza storica.
L’ironia suprema? Spesso questi paladini della purezza videoludica non giocano nemmeno. Lo stesso Musk, che si erge a difensore dei “veri gamer”, è finito al centro di uno scandalo imbarazzante all’inizio del 2025, quando è emerso che il suo account di Path of Exile 2 veniva “boostato” da terzi perché lui non aveva le capacità per raggiungere quei livelli. Come riportato anche dal Guardian, il “re dei nerd” barava per farsi bello con la community. Se questo non è l’emblema della falsità di tutto questo movimento, non so cosa lo sia.
L’economia dell’odio
Esiste ormai una classe di “grifter” che vive di questo. Usano la strategia della terra bruciata: individuano un target (spesso legato a temi di inclusività, ma si stanno spostando anche sulla crescente cultura sindacale tra i dev), creano un nemico immaginario e monetizzano la rabbia di chi si sente “minacciato”. È un modello di business basato sulla disinformazione strategica.
Un video intitolato “Il fallimento WOKE di [Nome Gioco]” farà sempre più visualizzazioni di un’analisi onesta sui problemi di ritmo nella seconda metà della campagna. È deprimente, ma è la realtà dell’algoritmo. E noi, cliccando, che siamo d’accordo o meno, li finanziamo. Dall’altra parte ci sarà qualcuno che parla a prescindere di come i giochi con tanta figa siano un successone anche quando non lo sono; The First Descendant sta lì a ricordarcelo e tra un po’ potremo inserire anche Marvel Rivals nel campione. Il pattern si ripete sempre uguale in entrambe le direzioni.
Oltre il tribalismo: perché la “fede” videoludica ci sta togliendo la gioia del gioco
Questo clima crea un tribalismo tossico. Difendere o attaccare un gioco diventa un atto politico. Mi capita di leggere commenti feroci sotto articoli che parlano di Arcane, una serie che hanno amato tutti ma con la protagonista dotata di bicipiti troppo sviluppati, dove il merito tecnico o artistico sparisce di fronte all’ideologia. Mi manca quasi quando il massimo del brainrot erano le console war.
Ci convinciamo che esista un complotto delle “grandi aziende” per indottrinarci. La verità è molto più noiosa: fare videogiochi è costoso e rischioso, specie in un panorama dove se sei un piccolo indie devi vendere almeno cinquecentomila copie per fare break even e se sei una major un milione e mezzo non bastano. Le grosse aziende vogliono solo i nostri soldi, e cercano di andare su un pubblico sempre più diversificato, a volte grossolanamente a volte meno. AC Shadows è un gioco mediocre non per un afroamericano e una donna come protagonisti, lo è perché è minestra riscaldata concepita dalla board Ubisoft per essere la cosa più safe possibile per tutti, con i dev a fare da semplice manovalanza.
Io invece preferisco un gioco che rischia, sempre, anche con una identità visiva che non mi crea particolarmente appeal e un/una protagonista in cui non mi identifico o su cui non mi nascono fantasie sessuali (mi viene in mente il recente Eternal Strands, per dirne uno che ultimamente ho citato spesso). E di sicuro lo preferirò sempre ai giochi di – per fare un esempio a caso – CI Games che promettono belle gnocche ma che poi non solo sono roba già vista fatta meglio da altri ma risultano delle incommensurabili pene da giocare.
Augurio per il 2026: tornare a essere semplici giocatori
Quindi, per questo 2026, vi auguro di avere il coraggio di fregarcene. Vi auguro di comprare un gioco perché il trailer vi ha gasato, non perché un influencer vi ha dato il permesso (vogliamo parlare del caso di Sabaku e di Ninja Theory? Non ne avete avuto già abbastanza? Basta youtuber raga. BASTA). Vi auguro di discutere di build, theoricrafting, di lore e di level o combat design.
Se vi piacciono gli RTS vecchia scuola, giocateli. Se amate i GDR narrativi, godeteveli. Se volete giocare a un gioco con un ottimo open world design ma ha la selezione dei pronomi nella character creation scegliete queli del vostro sesso e fottetevene di chi vuole ergersi ad autorità morale o difensore dei valori di una volta (spoiler: sono vecchio, e per esperienza personale posso dirvi che i valori di una volta erano merda). Non lasciate che chi lucra sul vostro malumore e i vostri dubbi vi rovini l’unica cosa che conta quando giocate: il divertimento.
Buon anno di gioco a tutti, senza pregiudizi e, soprattutto, senza padroni.


