Diablo 5 esiste, esce nella primavera del 2029 e parte da una premessa che la serie non aveva mai avuto il coraggio di mettere sul tavolo: stavolta Diablo ha vinto. Blizzard l’ha annunciato a sorpresa sabato 12 settembre alla cerimonia di apertura della BlizzCon 2026, e poi ha riempito un panel di mezz’ora di dettagli su un gioco che mancano tre anni a vedere.
Il punto di partenza è quello di un’apocalisse già avvenuta. Gli eroi del passato hanno perso, Sanctuary è caduta e Westmarch, la città che i giocatori conoscono dal terzo capitolo, è diventata un avamposto dell’Inferno con Diablo seduto sul trono. Il giocatore veste i panni dell’Erede di Westmarch, legato a Diablo da un rapporto ambiguo che lo rende capace di minacciarlo e insieme vulnerabile alla sua influenza, come ha raccontato Inven Global dal panel.
Niente più città: al loro posto una carovana
La conseguenza più concreta di quella premessa riguarda la struttura del gioco. Le città non esistono più, e con loro sparisce l’idea del posto sicuro dove tornare a vendere il bottino. Al loro posto c’è una carovana di sopravvissuti che il giocatore raccoglie lungo il viaggio e che si sposta con lui: i compagni fanno da mercanti, da artigiani e da fonte delle missioni secondarie.
Fra i personaggi che si uniscono al gruppo ci sono una ex Sorella dell’Occhio Cieco e un Treasure Goblin, la creatura che nei capitoli precedenti compariva solo per scappare seminando oro. Gli sviluppatori hanno citato come riferimento l’accampamento delle Rogue di Diablo II, cioè il ritrovo attorno al fuoco che nel 2000 faceva da base al primo atto.
Cambia anche la mappa. Blizzard ha chiamato “Trasformazioni del Terrore” il sistema per cui tornare nello stesso posto non garantisce di ritrovarlo uguale: cambiano il terreno, i mostri e le ricompense. La generazione procedurale, cioè la creazione automatica delle mappe al posto di livelli disegnati a mano, torna sia nei dungeon sia nelle regioni all’aperto, come riporta PC Gamer.
Il Cavaliere della Peste, e una classe in più di chiunque
Le classi confermate finora sono tre. Due sono ritorni che i giocatori di Diablo III riconoscono subito, il Cacciatore di Demoni con le sue balestre e il Monaco. La terza è nuova di zecca: il Plague Knight, il Cavaliere della Peste, una classe pesantemente corazzata che sparge malattia sul campo di battaglia e poi la riassorbe per diventare più forte.
Secondo il resoconto di GamesRadar dal panel, il game director Joe Shely l’ha descritta come morte che cammina. Poi ha aggiunto una promessa facile da verificare e difficile da mantenere: Diablo 5 uscirà con più classi di qualunque altro capitolo della serie al lancio. Più classi in totale, ha specificato, non solo più di un singolo predecessore.
Il resto delle classi arriverà nei prossimi anni, con annunci distribuiti nel tempo. È la stessa logica del 2029: Blizzard ha aperto un cantiere in pubblico e ha deciso di tenerlo aperto per tre anni.
Il bottino guarda indietro di venticinque anni
La parte di annuncio che ai giocatori di lunga data interessa di più è quella sugli oggetti, e va tutta in una direzione: Diablo II, uscito nel 2000. Tornano rune, parole runiche e set di equipaggiamento. L’inventario torna a essere una griglia in cui gli oggetti occupano un numero di caselle diverso a seconda del tipo, quindi una spada a due mani costa spazio in un modo che un anello non costa.
Il gruppo di sviluppo sta anche sperimentando oggetti che richiedono una soglia minima di caratteristiche per essere equipaggiati, un altro meccanismo che veniva da lì. Gli oggetti avranno inoltre livelli di complessità crescente: semplici all’inizio, più stratificati man mano che si avanza.
E Diablo 4, adesso?
La domanda che si sono fatti in molti riguarda il capitolo che la gente sta giocando adesso, e la risposta di Blizzard è netta a metà. Nuove espansioni per Diablo IV non sono in programma, ma il supporto continua con le stagioni, e saranno proprio quelle a costruire il passaggio verso il quinto capitolo, ambientato un secolo dopo gli eventi del quarto.
Brent Gibson, game director della serie, ha detto a PC Gamer che la Storia dell’Odio è stata raccontata e chiusa con l’espansione Lord of Hatred, e che adesso il gruppo si muove verso la Storia del Terrore. Sul lungo periodo ha citato Diablo II: Resurrected, che una classe nuova l’ha ricevuta quest’anno, come prova che l’azienda non abbandona i capitoli vecchi.
Tre anni sono tanti, e Blizzard lo sa
Resta il dato che rende l’annuncio insolito: fra la presentazione e l’uscita passano tre anni abbondanti, e Blizzard ha detto che comincerà a dare aggiornamenti regolari sullo sviluppo dal 2027. È una scommessa sulla pazienza di un pubblico che al quarto capitolo è arrivato dopo undici anni di attesa.
Va anche detto che la divisione non arriva qui in difficoltà. Una mail interna della presidente Johanna Faries, di cui avevamo scritto ad agosto, indicava Blizzard come lo studio più performante dell’intera Xbox, trainato da Overwatch e dall’espansione di Diablo IV. Il quinto capitolo nasce dentro una casa che i soldi li sta facendo, non dentro una che deve rilanciare.
Le piattaforme non sono state annunciate, e non c’è un prezzo. Il genere intanto non aspetta: Werewolf: The Apocalypse – Rageborn punta allo stesso pubblico e arriva nel 2027, con due anni di vantaggio.


