Agenti di Valorant, lo sparatutto di Riot Games protetto dall'anticheat Vanguard

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Ha comprato un processore usato e si è ritrovato bannato da Valorant per quello che aveva fatto il proprietario di prima

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Un ban di Valorant si può ereditare comprando un pezzo di computer usato. È successo a un giocatore tedesco che a fine settembre 2026 ha preso un processore Ryzen 7 5800X3D di seconda mano su Kleinanzeigen, il sito di annunci più diffuso in Germania: al primo avvio del gioco è stato espulso, e assistenza alla mano ha scoperto che il numero di serie di quel chip era in lista nera dal 12 agosto, perché chi lo aveva prima barava.

Il racconto è suo, pubblicato su Reddit, in una comunità tedesca dedicata a chi si assembla il computer, ed è stato ripreso da PCWorld e poi da Kotaku il 3 ottobre. Riot non ha commentato pubblicamente il caso, quindi quello che sappiamo della risposta dell’assistenza lo sappiamo da lui.

Come funziona un ban sull’hardware

Vanguard, il sistema anticheat di Riot, non si limita a bloccare un profilo. Quando una sanzione è grave applica un divieto legato ai componenti della macchina, identificati attraverso i numeri di serie che le schede e i processori espongono al sistema operativo. È il motivo per cui chi viene beccato non se la cava creando un profilo nuovo: il blocco resta attaccato al ferro, non al nome.

Il meccanismo funziona finché il ferro e la persona restano la stessa cosa. Nel momento in cui un componente cambia proprietario, e il mercato dell’usato dei processori è grosso proprio perché i prezzi dei nuovi sono andati alle stelle, l’identificativo non racconta più chi sta giocando: racconta chi giocava prima. Il sistema fa quello per cui è stato scritto, e proprio per questo sbaglia bersaglio.

La parte che rende il caso peggiore

Nel seguito della discussione il giocatore scrive una cosa che vale più del ban iniziale: dopo aver chiesto se bastasse rimettere il vecchio processore, l’assistenza gli avrebbe risposto che ormai tutti i pezzi del suo computer risultano collegati a quello bandito, e che non c’è niente da fare a parte cambiare l’intera macchina. Se è andata davvero così, un componente contaminato si è portato dietro il resto della configurazione.

Questa parte va presa per quello che è, cioè il resoconto di una conversazione privata fatto da una delle due parti. Non esiste una schermata pubblicata, non esiste una dichiarazione di Riot e non sappiamo se l’operatore abbia descritto una regola del sistema o abbia liquidato la pratica. È la differenza fra un fatto documentato e una ricostruzione, e su un’accusa del genere la differenza conta.

Non è la prima volta che Vanguard fa discutere

Il sistema di Riot lavora a un livello molto profondo del computer, più in basso dei programmi normali, ed è da anni il più contestato della categoria. All’uscita del gioco aveva fatto discutere la prima ondata di sanzioni, e nel 2026 un suo aggiornamento è stato accusato di rendere inutilizzabili dei computer, cosa che l’azienda ha negato mentre i giocatori restavano preoccupati.

La direzione in cui sta andando, d’altra parte, è dichiarata. A settembre 2026 Riot ha sanzionato 296.416 profili di League of Legends e Valorant per il potenziamento a pagamento degli account, e ha annunciato che per giocare in classificata chiederà il secondo fattore di autenticazione e la presenza del chip di sicurezza montato sulle schede madri recenti: ne avevamo scritto nel pezzo sulle sanzioni di settembre. Più il controllo si aggancia all’hardware, più casi come questo diventano probabili.

Cosa manca per chiudere la storia

Non sappiamo quanti ban ereditati esistano, perché nessuno li conta: Riot non pubblica quante sanzioni siano legate ai componenti, e i casi emergono solo quando qualcuno scrive su un forum. Non sappiamo se esista una procedura per far togliere il blocco a chi dimostra di aver comprato il pezzo dopo la data della sanzione, e il 12 agosto, in questa storia, è una data che il giocatore avrebbe potuto usare come prova.

Manca anche il contesto di mercato, che qui spiega perché il caso si ripeterà. I processori usati si comprano perché quelli nuovi costano sempre di più, e il prezzo della memoria che tira su tutto il resto lo stiamo raccontando da settimane. Più il mercato dell’usato cresce, più un identificativo hardware smette di indicare una persona: chi scrive questi sistemi lo sa, e finora nessuno dei grandi anticheat ha spiegato come intende gestirlo.

Chi compra componenti usati, nel frattempo, non ha nessuno strumento per sapere prima se quel chip è pulito. Il venditore non lo sa, il sito di annunci non lo sa, e l’unico che lo sa non lo dice finché non premi Gioca.

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