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Assassin’s Creed Black Flag Resynced: la recensione del remake che non tradisce Edward Kenway

Tempo di lettura: 3 minuti

Il mercato dei remake ha ormai lo stesso pudore di un pirata davanti a un forziere: prende quello che già esiste, ci passa sopra due mani di ray tracing e lo rivende come reliquia sacra da 60 euro. Di solito il saccheggio puzza di operazione contabile. Ogni tanto, però, capita il caso raro in cui il bottino ha davvero un tesoro dentro, e Assassin’s Creed Black Flag Resynced è probabilmente il primo esempio della stagione in cui il rimorso dell’acquirente non arriva.

Al restauro ci hanno lavorato Ubisoft Singapore e Ubisoft Barcelona, sotto il logo di Ubisoft che porta il remake su Steam, Ubisoft Store ed Epic Games Store dal 9 luglio, oltre che su PS5 e Xbox Series X|S. La Standard Edition costa 59,99 euro (la stessa cifra di un titolo Tripla A “nuovo”, il che la dice lunga su cosa intenda oggi Ubisoft per “remake”), e se pensavate che comprarlo su Steam vi risparmiasse la solita burocrazia digitale, sul sito Ubisoft si conferma che serve comunque un account Ubisoft, l’installazione di Ubisoft Connect e la benedizione di Denuvo, con tanto di limite di cinque attivazioni al giorno. Un pirata libero come pochi altri, incatenato a tre launcher prima ancora di issare la bandiera.

La Jackdaw resta il vero capitano, Edward è solo l’equipaggio

Il combattimento navale è la parte che nessuno voleva vedere toccata, e infatti Ubisoft l’ha lasciata quasi intatta: stesso sistema di mira contestuale che decide l’arma in base a dove punti, stessa tensione quando una nave nemica ti scarica addosso una bordata a sorpresa. Le recensioni concordano che resta il picco del genere, ora reso più “tattico” da qualche upgrade extra sulla Jackdaw. Per chi si è bruciato di recente con l’accozzaglia navale di Skull and Bones, sapere che la stessa azienda è ancora capace di scrivere combattimenti navali che funzionano è quasi consolatorio.

Sul parkour, invece, i pareri divergono al punto da sembrare due giochi diversi. Alcune recensioni lodano la fluidità presa in prestito dalle mosse avanzate di Assassin’s Creed Shadows; altre raccontano di un Edward con le gambe da cavalletta, che salta appigli interi in automatico anche con l’opzione di parkour di precisione attiva. La verità, per una volta, sta probabilmente nel mezzo: Black Flag non è mai stato un simulatore di arrampicata su cattedrali rinascimentali, quindi il problema si nota meno che altrove, ma “meno vistoso” non è lo stesso di “risolto”. Il combattimento a terra invece funziona meglio di quanto ci si aspettasse: parate e schivate leggibili tramite colpi blu e rossi, un ritmo più vicino ai capitoli recenti senza diventare un balletto da action RPG.

Sul fronte contenuti, Ubisoft ha aggiunto nuove trame per Barbanera e Stede Bonnet, tre ufficiali che si uniscono alla ciurma come parte della storia principale e un epilogo che chiude alcuni fili lasciati aperti dall’originale del 2013 (con tanto di missione finale di Assassin’s Creed Shadows pensata apposta per collegare i due giochi, perché ovviamente nel 2026 anche i pirati devono fare cross-promotion). Quello che manca, ed è la notizia migliore del pacchetto, è tutto il resto: niente multiplayer, niente DLC, niente season pass a fette. Un’esperienza single player autocontenuta, che per un editore abituato a monetizzare ogni centimetro di mappa è quasi un atto di coraggio.

Sul piano tecnico il salto è reale, non cosmetico: motore Anvil ricostruito da zero, illuminazione ray traced, rendering micropoligonale, un Mar dei Caraibi che finalmente sembra bagnato e non verniciato. Qualche recensione nota comunque modelli dei personaggi ancora un po’ legnosi nei primi piani, e i contenuti collaterali come gli Assassin’s Contracts restano striminziti quanto nell’originale: la cura è andata tutta dove serviva, cioè mare, storia e combattimento, non nel riempitivo.

Il verdetto: Black Flag Resynced ha la sfacciataggine di ricordarti che il miglior Assassin’s Creed di sempre lo era già tredici anni fa, e invece di riscriverlo si limita a togliergli la ruggine: se avete già dato un’occhiata a titoli come Windrose per la vostra dose di piraterie e siete rimasti delusi dall’ennesimo early access acerbo, qui trovate finalmente la nave che vale la pena salire, gambe da cavalletta comprese.

Pro

  • Combattimento navale ancora ai vertici del genere, ora più tattico senza perdere l’adrenalina delle bordate a sorpresa.
  • Ricostruzione tecnica sul nuovo motore Anvil che è un salto generazionale vero, non una passata di filtro.
  • Nessun multiplayer, nessun DLC, nessuna monetizzazione post lancio: un’avventura single player che resta tale.

Contro

  • Parkour ancora divisivo: fluido per alcuni, un pilota automatico che salta appigli interi per altri.
  • Anche su Steam serve account Ubisoft, Ubisoft Connect e Denuvo con limite di attivazioni giornaliere.
  • Contenuti collaterali come gli Assassin’s Contracts restano striminziti, e qualche modello dei personaggi resta legnoso nei primi piani.

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