Windrose: l’ennesimo survival piratesco o la scialuppa di salvataggio che aspettavamo?
Oggi è il 14 aprile 2026 e, come previsto, Windrose ha mollato gli ormeggi su PC. Mentre il resto del mondo si beve il marketing come se fosse rum di prima qualità, io sto qui a chiedermi se abbiamo davvero bisogno di un altro modo per naufragare virtualmente. Tuttavia, stando a quanto riportato dai colleghi di IGN US e dalle analisi tecniche di Eurogamer UK, i numeri sono difficili da ignorare, persino per una cinica che preferirebbe un remake di Soul Reaver a qualsiasi altra cosa.
Con oltre 1,5 milioni di wishlist, la pressione su questo titolo in Accesso Anticipato è pari a quella di una profondità abissale. Ma entriamo nel dettaglio, prima che mi passi la voglia.
1. Windrose

Sviluppatore: Windrose Crew (Team Indie / Co-dev)
Genere: Survival Open-World / Naval Combat
Parliamoci chiaro: presentarsi in Early Access con 50-70 ore di contenuti è un atto di superbia o di estrema fiducia. Il gioco ci lancia in un mondo composto da 30 isole generate proceduralmente, ma con la promessa di oltre 90 punti di interesse rifiniti a mano. Da ex studentessa di visual design, la parola “procedurale” mi fa sempre temere il piattume estetico, ma qui i tre biomi iniziali sembrano avere una dignità visiva non indifferente.
Non è solo un simulatore di solitudine in mezzo al mare. Abbiamo combattimenti navali con tanto di arrembaggi, tre navi diverse da potenziare e un sistema di fazioni che dovrebbe dare un senso alle nostre scorribande. Il sistema di costruzione è completo sin dal primo giorno, il che significa che passerete ore a piazzare assi di legno virtuali invece di leggere Sylvia Plath. Contenti voi.
Perché lo amo: Perché, nonostante il mio scetticismo cronico, l’idea di un’esperienza piratesca che non sembri una tech demo svuotata di contenuti mi stuzzica. È un survival che non chiede scusa per la sua complessità, e in un mercato di titoli “accessibili” (leggi: banali), è quasi un atto sovversivo.



