Una tempesta oscura il cielo su una delle mappe esterne di ARC Raiders

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Arc Raiders è un extraction shooter incredibilmente teso, sorprendentemente sociale e diverso a ogni partita

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L’arte del tradimento gentile.

Alla decima ora di gioco ho imparato la lezione più dura di Arc Raiders: la generosità, qui dentro, ha sempre un prezzo che non conosci finché non lo paghi.

La partita era iniziata bene. Un altro raider mi aveva regalato un fucile a pompa raro e un pezzo di ricambio che mi serviva da settimane, senza chiedere niente in cambio. Poco dopo ne ho incrociato un altro: emote di “non sparare”, poi le voci vere sulla chat di prossimità, un accordo per coprirci a vicenda fino all’estrazione. Gli ho persino passato delle bende. Quando un drone ARC, una delle macchine ostili che dominano la superficie, ci è esploso addosso all’improvviso, nella confusione il mio nuovo alleato mi ha sparato alle spalle e si è preso tutto quello che avevo addosso. “È solo un gioco”, mi ha detto mentre fuggiva. Aveva ragione, ma quella era la prima volta che sentivo davvero il battito accelerare per un tradimento virtuale.

Un raider esplora le rovine di una città abbandonata in Arc Raiders

Arc Raiders è un extraction shooter, il genere in cui si entra in mappa a raccogliere bottino e bisogna uscirne vivi per tenerselo, firmato da Embark Studios. Si distingue nell’affollato panorama del genere proprio per come mette insieme sparatorie tese quanto quelle di un qualsiasi survival hardcore e una componente sociale che raramente ho visto funzionare così bene altrove. In una singola serata ho negoziato tregue nel mezzo di uno scontro a fuoco, formato alleanze silenziose contro un nemico comune e incontrato giocatori di quattro paesi diversi con cui, mesi dopo, gioco ancora.

Come funziona: sopravvivere, non solo sparare

Nel mondo di gioco, l’umanità è stata costretta sottoterra da macchine chiamate ARC che dominano la superficie. Come raider, il compito è risalire e saccheggiare quello che si trova: armadietti, cassetti, casse forzate con un piede di porco, corpi di altri raider. Bisogna poi tornare entro trenta minuti a uno dei punti di estrazione sparsi sulle mappe. Ogni oggetto è utile: come componente di crafting, come arma o come fonte di denaro per l’equipaggiamento migliore.

Il gioco è stato presentato fin dall’inizio come la porta d’ingresso più semplice al genere, un’alternativa più colorata e meno punitiva di Escape from Tarkov. I loadout gratuiti illimitati, con armi base e oggetti curativi, tolgono l’ansia di perdere tutto: puoi sempre ripartire da zero senza rimetterci soldi veri. Il bottino è codificato per colore in base alla rarità, gli oggetti richiesti dalle missioni si possono contrassegnare e la mappa segna con chiarezza dove andare.

Accogliente, però, non vuol dire facile. Anche l’ARC più semplice può ucciderti in pochi secondi se abbassi la guardia, e la varietà di minacce (dai droni esplosivi ai Rocketeer che volano sparando a raffica) costringe a pianificare ogni avvicinamento invece di correre a testa bassa. Gli ARC sono attratti dal rumore, e ogni azione, dall’aprire una cassa al forzare una porta, avvisa chiunque si trovi nei paraggi della tua posizione. È una tensione che, dopo decine di ore, non si è ancora consumata.

Il combattimento e il peso delle scelte

Gli spari sono pesanti, i proiettili scheggiano gli scudi con una lanugine blu di energia, e correre o rotolare prosciuga in fretta una barra di resistenza che sembra sempre esaurirsi nel momento peggiore. Non ci sono numeri di danno o indicatori a schermo: capisci di aver colpito qualcuno dagli schizzi di sangue e dal modo in cui cambia il suo comportamento, il che significa affidarsi all’istinto più che alla matematica.

Un raider affronta una macchina ARC durante una spedizione in Arc Raiders

L’interfaccia essenziale aiuta a restare immersi: quando chiami un’estrazione tramite un ascensore o un treno sotterraneo non c’è un timer visibile, solo una voce che promette aiuto in arrivo, sempre un po’ più lentamente di quanto vorresti. Non mi sono mai annoiato. Certe partite sono scontri a fuoco ininterrotti, altre somigliano a un horror mentre ti muovi con la torcia tra corridoi bui. Altre ancora sono semplici giri esplorativi su mappe che, dopo trenta ore, ancora nascondono qualcosa.

Le frizioni che nessuno ti dice

Fuori dalle partite, però, qualcosa si inceppa. Non si può cercare un singolo oggetto nella propria scorta, un problema che peggiora con l’accumularsi del bottino. Molti oggetti etichettati come “riciclabili” si rivelano indispensabili per gli aggiornamenti del laboratorio, ma il gioco non lo segnala: ho scomposto tutti i miei arnesi arrugginiti per poi scoprire che mi servivano interi, e ho passato più corse a ricercarli.

Gli aggiornamenti del banco di lavoro, inoltre, chiedono più materiali insieme, ma vanno depositati tutti in una volta sola. Finché non hai completato l’elenco, gli oggetti già raccolti restano fermi a occupare spazio prezioso nell’inventario. Anche il ritmo delle missioni è irregolare: le prime insegnano bene le basi, ma dopo venti ore capita di dover ripetere azioni già fatte decine di volte, come se il gioco non si accorgesse dei tuoi progressi.

Sono difetti fastidiosi, non gravi: si dimenticano nel momento in cui inizia una nuova partita, perché momento per momento Arc Raiders resta uno dei giochi più coinvolgenti che abbia provato quest’anno.

La questione delle voci generate con l’IA

Al lancio, Embark ha usato voci generate con l’intelligenza artificiale per alcune battute di sistema, come quando si contrassegna un oggetto o una posizione, dichiarando di averle addestrate su doppiatori consenzienti. La pagina Steam del gioco lo dichiara in una sezione dedicata alla trasparenza sui contenuti generati.

Non è un dettaglio che dovrebbe passare inosservato, in un settore dove il doppiaggio sintetico viene visto giustamente come una minaccia concreta ai mestieri degli attori. È il punto su cui questa recensione resta più sospesa: quanto pesa, nel giudizio su un gioco, il modo in cui è stato costruito.

Il verdetto: Consigliato, ma solo se accetti che il gioco più intelligente uscito quest’anno nel genere riesca comunque a litigare da solo con la propria roadmap.
Pro

  • Tensione autentica a ogni incursione, anche dopo decine di ore.
  • Le interazioni impreviste con altri raider restano il cuore del gioco.
  • Accessibile a chi non ha mai toccato un extraction shooter, senza risultare banale.
Contro

  • Gestione dell’inventario e del crafting inutilmente macchinosa.
  • Progressione delle missioni irregolare dopo le prime ore.
  • Le voci generate con l’IA restano una scelta discutibile.

Update [23 agosto 2026]

A quasi un anno dal lancio, Arc Raiders ha attraversato una parabola che pochi giochi vivono nel loro primo anno di vita. Ha vinto il premio Most Innovative Gameplay ai The Steam Awards 2025 e il Gioco Online dell’Anno ai D.I.C.E. Awards di inizio 2026, e ha venduto 16 milioni di copie secondo i dati che Nexon ha fornito ai suoi investitori.

Ha però perso la stragrande maggioranza del suo pubblico simultaneo: dal picco storico di quasi 482.000 giocatori contemporanei su Steam si è scesi intorno ai 30.000, secondo SteamDB. Tra le cause, il ritmo degli aggiornamenti maggiori sceso a due l’anno da maggio 2026 e un problema di cheater che l’anti-cheat Denuvo a livello kernel non ha risolto del tutto. Ne abbiamo scritto per esteso spiegando cosa non ha funzionato davvero. Sul fronte IA, Embark ha in parte fatto marcia indietro: il CEO Patrick Söderlund ha ammesso che la differenza si sente e lo studio ha iniziato a sostituire diverse battute generate con registrazioni di doppiatori reali.

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