Sembra ieri che l’industria intera si fermava per assistere al lancio di Baldur’s Gate 3. In un’epoca dominata da servizi live service, battle pass e lanci problematici, l’opera magna di Larian Studios è apparsa quasi come un miraggio. Oggi, a due anni esatti da quel 3 agosto 2023, ci ritroviamo di fronte a un fenomeno che sfida ogni logica di mercato: un colossale RPG single-player (con una robusta coop, certo) che mantiene una base di giocatori attivi da far invidia a molti titoli multiplayer.
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I numeri di un successo anomalo
Parliamoci chiaro: i giochi di ruolo per giocatore singolo, per quanto vasti, seguono solitamente un ciclo vitale prevedibile. Un picco enorme al lancio, un lento ma inesorabile calo nelle settimane successive e piccole risalite in occasione di sconti o DLC. Baldur’s Gate 3 ha stracciato questo copione. Stando ai dati raccolti da piattaforme di analisi come SteamDB, il gioco viaggia ancora oggi su una media di circa 90.000 giocatori contemporanei ogni giorno, con picchi che superano abbondantemente i 150.000 durante i fine settimana. Per un titolo senza stagioni, eventi a tempo o incentivi al login quotidiano, sono numeri semplicemente sbalorditivi.
Ricordo ancora il picco di oltre 875.000 giocatori al lancio, un traguardo che lo ha proiettato nell’olimpo dei giochi più giocati di sempre su Steam. Ma la vera magia non è stata l’esplosione iniziale, quanto la capacità di trasformare quella fiammata in un fuoco costante che arde ancora oggi.
Il segreto di Larian: un gioco che non finisce mai
Ma perché la gente continua a tornare nei Forgotten Realms? La risposta, per chiunque ci abbia passato almeno un centinaio di ore, è quasi ovvia: la rigiocabilità. Baldur’s Gate 3 non è semplicemente un gioco lungo; è un gioco largo. Ogni partita è una storia a sé, un universo di bivi narrativi, conseguenze inaspettate e scoperte mancate. La scelta di una razza, di una classe o persino di una singola opzione di dialogo può deviare l’avventura su binari completamente diversi.
Personalmente, ho completato tre run e sto meditando la quarta, e ogni volta scopro missioni, personaggi e interazioni che mi erano sfuggite. C’è chi prova la run da “malvagio”, chi vuole esplorare tutte le romance, chi si cimenta con le build più assurde. È un parco giochi narrativo talmente denso e reattivo che l’idea di “aver visto tutto” è pura utopia. Larian non ha creato una storia, ha creato un generatore di storie.

Una filosofia controcorrente che ha pagato
Il successo di Baldur’s Gate 3 è anche un sonoro schiaffo in faccia a certe pratiche predatorie dell’industria moderna. Larian ha consegnato un prodotto completo, rifinito e stracolmo di contenuti al prezzo di un singolo acquisto. Niente microtransazioni, niente contenuti tagliati per essere rivenduti come DLC a pagamento, niente scorciatoie. Solo un patto di fiducia con i giocatori: “ecco il miglior gioco che potevamo fare, godetevelo”.
Questa filosofia si è estesa anche al supporto post-lancio. Invece di DLC a pagamento, abbiamo ricevuto patch colossali che non si sono limitate a correggere bug, ma hanno aggiunto contenuti significativi come nuovi finali, epiloghi estesi e modalità di difficoltà extra, il tutto gratuitamente. Questo approccio ha generato un’enorme gratitudine e lealtà nella community, alimentando un passaparola che non accenna a diminuire. Il gioco ha continuato a vendere milioni di copie ben oltre il periodo di lancio, proprio perché la sua reputazione è diventata inscalfibile.
Un’eredità destinata a durare
In definitiva, Baldur’s Gate 3 è la dimostrazione vivente che il mercato ha ancora una fame disperata di esperienze profonde, complesse e rispettose del tempo e del denaro dei giocatori. È un’anomalia statistica che, si spera, diventi un modello per il futuro. Ha dimostrato che si può avere un successo commerciale stratosferico senza compromettere la visione artistica e senza trattare i propri clienti come polli da spennare.
Il suo successo continuo non è un mistero, ma la logica conseguenza di un lavoro fatto con passione, competenza e un profondo rispetto per il medium videoludico. Un trionfo su tutta la linea che continua a macinare numeri impressionanti… e figuriamoci se non fosse stato un gioco super woke.



