Un video che mostra Destiny 1 su PC a 4K, 60 fotogrammi al secondo e 105 gradi di campo visivo gira da lunedì 12 ottobre, pubblicato dall’account DestinyNostalgia e girato da una persona che si firma Flummoxed. Il gioco è uscito nel settembre 2014 su PlayStation e Xbox e una versione PC ufficiale non è mai arrivata. Lo stesso giorno Josh Deane, che in Bungie è capo prodotto e general manager di Marathon, ha ripreso quel video sul suo profilo con sette parole e una breve animazione di popcorn: sembra un bel gioco, chissà se andrà bene. Il post ha 10.916 like e 657.734 visualizzazioni.
In ventiquattr’ore le testate ne hanno fatto l’indizio di un remaster. Quello che quasi nessuna di quelle ricostruzioni dice è che cosa sia il progetto che Deane ha applaudito. Non un porting commissionato da qualcuno, ma il lavoro di una comunità che da quattro anni tiene in piedi un gioco che i suoi proprietari hanno spento. Un lavoro che quegli stessi proprietari hanno il diritto di fermare domani mattina.
Che cos’è il Destiny 1 che gira su PC
Due strade diverse portano allo stesso risultato, e conviene distinguerle. La prima è l’emulazione: si fa credere a un gioco di girare sulla macchina per cui era stato scritto, mentre in realtà sta su un’altra. Nel dicembre 2022 The Game Post raccontava di uno sviluppatore che si firma Lucas, al lavoro da un anno su Destiny 1 dentro RPCS3, l’emulatore di PlayStation 3. Il filmato di allora era lento e pieno di difetti grafici. Girava su V4NGUARD, dei server costruiti da zero, che il progetto stesso descrive come un rimpiazzo in lavorazione dei server ufficiali di Destiny per scopi di ricerca e conservazione. Quelli ufficiali per il primo Destiny sono stati chiusi, e senza un server il gioco non parte: è uno sparatutto che vive in rete anche quando si gioca da soli.
La seconda strada è la ricostruzione del gioco perché parli direttamente al PC, senza emulatore in mezzo. Ad agosto 2026 GameGPU ha dato conto del lavoro di Nick Gee, uno specialista di sicurezza informatica e programmazione a basso livello che ha lavorato a Google, a Sophos e al Lincoln Lab del MIT. Nella versione mostrata allora si caricavano la Torre e le altre zone principali, e funzionavano la creazione del personaggio, la schermata delle missioni, l’equipaggiamento e l’inventario. Restavano difetti grafici e parti dell’interfaccia bloccate. Accanto a quel lavoro, un’iniziativa chiamata Project Sunrise sta studiando come far ospitare i server ai giocatori stessi.
Da quale dei due filoni arrivi il video del 12 ottobre, le fonti non lo dicono, e non lo diciamo nemmeno noi. GameGPU, però, la questione che conta la scrive nero su bianco. I diritti sul marchio Destiny sono di Sony e di Bungie, e anche di fronte a lavori senza scopo di lucro i titolari hanno i margini legali per fermarli, quando li ritengono una violazione del diritto d’autore. È il motivo per cui l’animazione di popcorn del capo prodotto, in sé, è la cosa più interessante della vicenda: di solito a questi progetti arriva una lettera di un avvocato.
Cosa ha detto Bungie finora
Nel novembre 2024, dopo un taglio di prezzo sulle espansioni del primo capitolo, il creatore di contenuti Professor Broman aveva chiesto pubblicamente quando sarebbero arrivati dei server classici per Destiny 1. Gli aveva risposto Dylan Gafner, allora responsabile della comunità di Destiny 2: passo volentieri il riscontro e il desiderio, zero promesse, naturalmente. Lo scambio è documentato da The Game Post e in due anni non è mai diventato altro.
Il 21 settembre 2026 lo studio ha annunciato che i contenuti rimossi da Destiny 2 negli ultimi sei anni torneranno nel gioco, e che su Marathon cambia strada: ne abbiamo scritto il giorno dopo. In quell’occasione Bungie ha promesso di raccontare nei mesi successivi che fine farà la serie, senza mettere una data. Secondo Paul Tassi su Forbes, che su Destiny scrive da undici anni, quell’annuncio parlava di giochi nuovi, e un remaster non è un gioco nuovo. La sua conclusione sul post di Deane è asciutta: con un solo messaggio non si conferma niente.
Lo stato dei conti
Tassi aggiunge l’elemento che pesa più di tutti: il marchio adesso è di Sony, che ha comprato Bungie nel 2022 e che il proprio catalogo lo rimasterizza di mestiere. Se un remaster del primo Destiny si farà, è una decisione che si prende a quel piano, e il lavoro con ogni probabilità andrebbe a uno studio esterno.
Dentro Bungie, intanto, i conti sono questi. Lo sviluppo continuo di Destiny 2 si è chiuso quest’estate, mentre Warframe, che gli era rimasto come concorrente diretto, tocca il massimo. A giugno lo studio ha licenziato dopo che Destiny 2 aveva mancato le aspettative, con tagli anche su Marathon. E Marathon, lo sparatutto su cui Bungie ha scommesso dopo Destiny, a fine agosto era scivolato sotto i mille giocatori in contemporanea su Steam.
Cosa resta aperto
Di annunciato non c’è niente: nessun remaster, nessuna data, nessuna piattaforma, e il messaggio di Deane è una risposta scherzosa sotto il video di qualcun altro. Non si sa da quale dei due progetti arrivi il filmato del 12 ottobre. Non si sa nemmeno se esista una versione che chiunque possa scaricare e far partire: l’alpha pubblica che il progetto di emulazione sperava di aprire nella primavera del 2023 non è mai stata annunciata. Non si sa cosa intenda fare Sony di un lavoro che ricostruisce i server di un suo gioco, e un silenzio di quattro anni non è un permesso. L’unico appuntamento verificabile è quello che Bungie si è dato da sola a settembre, quando ha promesso di dire nei mesi successivi che fine farà Destiny.


