Songs of the Past si potrà iniziare senza aver finito Hearts of Stone e Blood and Wine, ma terrà conto delle scelte

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Songs of the Past si potrà cominciare appena finita la storia principale di The Witcher 3: Wild Hunt, senza aver giocato né Hearts of Stone né Blood and Wine. L’ha detto Karolina Kuzia-Rokosz, direttrice della visione creativa di Fool’s Theory, nell’intervista che il sito britannico Video Games Chronicle ha pubblicato il 29 settembre insieme a Paweł Sasko di CD Projekt Red. Nelle stesse ore sono uscite altre conversazioni con la squadra, e messe insieme dicono dell’espansione molto più di quanto si sapesse ad agosto.

Il punto pratico è questo: il requisito minimo è la campagna base. Le due espansioni del 2015 e del 2016 restano consigliate ma non obbligatorie, e chi arriva oggi dal Remastered non deve mettersi in pari con una quarantina di ore di contenuti prima di poter entrare nel nuovo.

Il gioco però si ricorda cosa avete fatto

Kuzia-Rokosz aggiunge però subito una seconda metà alla frase, ed è la parte che conta. L’espansione cambia a seconda che il giocatore abbia chiuso o no Blood and Wine, e Kuzia-Rokosz dice che la differenza passa dalla storia, dai dialoghi e dalle conseguenze. Non è quindi un contenuto che ignora il passato per essere accessibile a tutti: è un contenuto che verifica cosa c’è nel salvataggio e si comporta di conseguenza. La stessa dichiarazione è stata ripresa da GamesRadar, che ricorda quanto pesi la scappatoia: finire Blood and Wine, secondo le medie di How Long To Beat, porta via una ventina di ore abbondante.

Il senso della cronologia resta quello. Le espansioni vengono prima, Geralt voleva davvero ritirarsi, e se riprende la Via è perché il migliore amico gli chiede un ultimo favore. Il gancio narrativo serve a giustificare l’abbandono della villa di Toussaint senza smentire il finale che i giocatori hanno in mente da dieci anni, che è il problema più grosso che questa espansione doveva risolvere.

Quanto è grande, e cosa ci sarà dentro

Fool’s Theory paragona l’espansione a Blood and Wine. Alla domanda su cosa significhi in concreto, Kuzia-Rokosz ha risposto citando tre misure: l’estensione della nuova mappa, il numero di missioni e attività e le ore di gioco. La regione si chiama Letten, è la terra d’origine di Ranuncolo, e di quella parte avevamo già raccontato la struttura narrativa a settembre.

Sul contenuto la direttrice ha fatto un elenco. Mondo aperto, approccio non lineare alle missioni, problemi da risolvere, decisioni da prendere e conseguenze. Poi ambiente nuovo, personaggi nuovi, nemici nuovi, mostri nuovi insieme ad alcuni vecchi, armi nuove, armature nuove e la catena.

Sul tono, Sasko ha spiegato una gerarchia che vale la pena riportare. The Witcher 3 è la storia witcher classica, Hearts of Stone ne è un prolungamento, Blood and Wine è il punto in cui la squadra si è permessa di sperimentare e di esagerare un po’. Songs of the Past segue quella strada ma in un’altra direzione: non più buffa, dice, bensì più onirica nell’arte e nella musica.

Letten, e cosa c’entra il cognome di Ranuncolo

Letten è una regione della Redania settentrionale, modellata sulle campagne della Polonia rurale e dell’Inghilterra: colline, laghi, villaggi, feste di paese, raccolti abbondanti. È il contrario dei territori devastati dalla guerra che si attraversano nel gioco base, e in studio la chiamano terra dell’abbondanza. Il nome viene dalla famiglia del bardo: Ranuncolo all’anagrafe fa Julian Alfred Pankratz, visconte de Lettenhove.

Della trama si sa che tutto parte da un lutto nella famiglia nobile del bardo e che a un certo punto Ranuncolo sparisce, lasciando Geralt a sbrogliare una maledizione al centro della regione. Chi ha visto l’espansione girare, come PC Gamer, descrive un posto che vira dal luminoso all’opprimente man mano che il mistero avanza, con i paesani che si comportano in modo più credibile grazie al sistema di comunità rifatto.

Lato combattimento, oltre alla catena d’argento uncinata, arrivano nuovi mutageni, cioè altre possibilità di costruirsi un Geralt diverso. L’espansione uscirà su PC, PlayStation 5, Xbox Series X e S e Nintendo Switch 2.

L’idea è del 2022, e nasce da una missione fatta per Netflix

Dalle interviste è uscita per la prima volta anche la cronologia del progetto. Il seme risale all’aggiornamento per le console di nuova generazione del 2022, quando gli sceneggiatori Philipp Weber e Ola Motyka lavoravano a una missione aggiuntiva che internamente chiamavano la missione Netflix. Già allora la squadra ragionava su cosa si potesse costruire con quel materiale, e Kuzia-Rokosz, che era a Fool’s Theory, era dentro a quella discussione.

L’idea è poi rimasta ferma per anni, in attesa di un partner. Sasko dice di conoscere Kuzia-Rokosz da almeno quindici anni: hanno lavorato insieme a The Witcher 3 quando erano entrambi progettisti di missioni, seduti alla stessa scrivania. A far pendere la bilancia è stato The Thaumaturge, il gioco con cui Fool’s Theory ha dimostrato di saper reggere un progetto del genere. Su entrambi i fronti lavorano persone che c’erano nel 2015.

Perché Ranuncolo e non un epilogo per Geralt

Alla domanda se fossero stati tentati di farne un commiato, visto che The Witcher 4 passa a Ciri, Kuzia-Rokosz ha risposto di no: non volevano concludere niente, pensano che su Geralt ci sia ancora da dire. Sasko ha aggiunto l’argomento più convincente dei due. Le espansioni precedenti parlavano di Geralt e Ciri, e per Ranuncolo restava poco spazio. Eppure è lui il personaggio che buca la corazza dello strigo: gli tira fuori le cose che non direbbe, a volte come voce della ragione e a volte come sollievo comico.

Nel gioco del 2015 era soprattutto la seconda cosa. L’espansione, dicono, serve a far vedere l’amicizia e non la macchietta, e Kuzia-Rokosz precisa che resta lo stesso Ranuncolo, visto però da un lato che lo rende umano.

La catena era prevista nel 2015

L’arma nuova vista nei trailer ha una storia più lunga di quanto sembri. Secondo GamingBolt, il direttore di gioco Jakub Rokosz ha raccontato che della catena si parlava già durante lo sviluppo del gioco originale, e che all’epoca era impossibile da realizzare per limiti tecnici. È uno dei motivi per cui l’espansione esiste adesso e non prima: senza il lavoro fatto sul Remastered, dice lo stesso Rokosz, non sarebbe stata possibile.

Resta fuori quasi tutto il resto. Non c’è una data oltre al 2027, non c’è un prezzo, non si sa quante ore duri davvero. Il gioco su cui si innesta, intanto, ha appena superato i 120.000 giocatori in contemporanea su Steam, undici anni dopo l’uscita.

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