Il momento Dreamcast di Xbox è arrivato, e la scelta è fra due strade sole: tornare a competere come piattaforma oppure accettare di essere il più grande editore dell’occidente e smettere di fare console. Lo dice Shawn Layden, per anni presidente di Sony Interactive Entertainment America, in un’intervista al podcast The Expansion Pass ripresa il 30 settembre 2026. Il consiglio che rivolge ad Asha Sharma, da giugno alla guida di Xbox, sta in tre parole: scegliere una corsia.
Cosa ha detto Layden
Layden mette le due strade una accanto all’altra. La prima è restare una piattaforma in concorrenza con PlayStation, cosa che a suo giudizio Xbox non è da anni, ma che non considera impossibile: richiede decisioni precise sulle esclusive e sul modo di convincere gli editori esterni a sostenere la macchina in modo serio. La seconda è prendere atto di essere il più grande editore di videogiochi del mondo occidentale, con Activision, Blizzard e Bethesda in casa, e comportarsi di conseguenza.
Il riferimento storico è esplicito. Quando Sega decise di uscire dal mercato dell’hardware e portare i propri giochi su PlayStation 2, quella fu la fine di una console e l’inizio di un editore che esiste ancora oggi. Layden dice che si può fare perché è già stato fatto.
In un altro passaggio della stessa conversazione aggiunge la diagnosi più dura: Microsoft non ha mai scelto davvero una corsia, e quando l’ha scelta non ci è rimasta a lungo. Secondo quanto riportato da GamesRadar, tocca anche l’abbonamento: se i giochi grossi finiscono nel Game Pass il giorno dell’uscita, è difficile aspettarsi che le stesse persone li comprino a parte. Su Sharma è meno severo e dice che sta provando a raddrizzare la rotta.
I numeri che stanno sotto il discorso
Microsoft non pubblica più i dati di vendita dell’hardware Xbox da anni, quindi il confronto si fa con quello che si sa dall’altra parte: PlayStation 5 era a 95,3 milioni di unità a giugno 2026. Sul 2026 di Xbox esistono solo stime di analisti, e parlano di 2,5 milioni di Series X|S vendute nell’anno, con una discesa rapida man mano che ci si avvicina alla prossima macchina.
Dall’altra parte della bilancia ci sono i giochi. Diversi titoli delle squadre interne hanno fatto cifre importanti su PC e su PlayStation 5, ed è il dato su cui poggia l’ipotesi che Xbox possa vivere benissimo da editore puro.
Dove il paragone con Sega si inceppa
Prima di prendere per buona l’immagine del Dreamcast conviene guardare la differenza più banale fra i due casi. Sega uscì dall’hardware perché aveva finito i soldi: il bilancio non reggeva un’altra generazione e la scelta fu obbligata. Microsoft è una delle società più capitalizzate al mondo e una divisione giochi in affanno non la costringe a niente. Può restare a metà strada per anni, ed è esattamente quello che Layden le rimprovera di aver fatto.
C’è poi il conto che l’ipotesi solo software tende a saltare. Vendere su PlayStation e su Steam significa lasciare una quota del ricavo al negozio di qualcun altro, mentre sulle vetrine proprie resta tutto. A questo si aggiungono le commissioni che Microsoft incassa dagli editori esterni presenti sulla sua piattaforma, che sparirebbero insieme alla console. La matematica non punta in una direzione sola, ed è una delle ragioni per cui questa decisione è ferma da anni.
Il contesto in cui arriva il consiglio
Il 2026 di Xbox è stato una sequenza di riduzioni. Dopo i tagli annunciati a luglio sono arrivati altri 268 posti a settembre, Double Fine e Compulsion Games sono tornate indipendenti, Undead Labs e Ninja Theory sono state cedute, e gli studi rimasti sono stati messi sotto Activision, Blizzard, King e Bethesda. Nello stesso giro Halo è passato ad Activision.
Sharma, dal canto suo, ha smentito la vendita del marchio e ha detto di voler correggere la rotta a qualunque costo. Finora il riassetto sembra puntare sui marchi più grandi, da The Elder Scrolls a Halo a Fallout a Call of Duty, che è una terza possibilità rispetto alle due di Layden: restare piattaforma, ma con un catalogo molto più corto.
Cosa non si sa
Microsoft non ha detto quale strada abbia scelto e continua a non diffondere numeri sull’hardware venduto. Non ci sono date né specifiche pubbliche per la prossima console, e non è stato chiarito se le uscite interne resteranno su PlayStation. L’unico appuntamento fissato è l’incontro interno del 6 ottobre, quello di cui Sharma ha parlato al New York Times, e l’intervista completa a Layden tocca anche altro, dal calo dei giochi comprati per console alla distanza fra il settore e il suo pubblico.


