Una scena di Minecraft con il mostro Bogged in una grotta

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Un bambino di nove anni avrebbe speso 118.000 dollari in pubblicità YouTube per i suoi video di Minecraft

Tempo di lettura: 3 minuti

Un bambino di nove anni avrebbe speso 118.000 dollari in pubblicità YouTube per promuovere i suoi video di Minecraft e Roblox, usando la carta di credito aziendale del padre. Lo racconta lo stesso padre, David Sarkisyan, in un video pubblicato il 15 settembre 2026 sul canale del figlio, Mighty Mike Plays, intitolato «Mighty Mike Plays è finito». La cifra e la versione dei fatti non sono state verificate in modo indipendente, come sottolinea Dexerto.

Come è andata, secondo il padre

Il racconto, riportato dalla testata britannica VGC, parte da un’idea innocua. A otto anni il figlio passava ore a guardare altri giocare su YouTube e ha chiesto di pubblicare le sue partite. Sarkisyan, che lavora nel marketing, ha collegato la PS5 direttamente a YouTube con una cuffia economica: niente montaggio, le partite andavano online così come erano.

Il primo errore, dice il padre, è stato usare la carta aziendale per comprare al figlio dei Robux, la valuta interna di Roblox, e non cancellarla dopo. Secondo Dexerto la carta era salvata nell’account Google collegato alla sua posta di lavoro, al calendario e ai metodi di pagamento.

Il secondo è arrivato qualche settimana dopo. Il bambino si lamentava perché nessuno guardava i suoi video. Sarkisyan ha quindi avviato una piccola campagna pubblicitaria da 20 dollari e, mentre la impostava, spiegava ad alta voce ogni passaggio: si sceglie il budget, si decide a chi mostrare l’annuncio, si avvia. Il figlio lo ha osservato e poi ha creato campagne sue. Per lui quei 20 dollari non erano un tetto. La logica, riassume il padre, era semplice: con più soldi arrivano più visualizzazioni.

Se n’è accorto quando è stato convocato in ufficio. Nella stanza c’erano il suo responsabile, persone della sede centrale e dell’amministrazione, con una tabella delle spese pubblicitarie delle tre settimane precedenti. Gli hanno chiesto di spiegare 118.000 dollari. Il caso è stato passato ai vertici dell’azienda, e quando ha registrato il video Sarkisyan non sapeva se avrebbe dovuto rimborsare la somma di tasca propria o se avrebbe perso il lavoro. Nel video si prende la responsabilità: l’adulto, dice, era lui, e avrebbe dovuto impostare dei limiti o usare un’altra carta.

Cosa hanno comprato quei soldi

CreatorDB, un’azienda che vende dati e analisi sui creatori di contenuti, ha ricostruito il caso con i numeri pubblici del canale. Nella sua analisi del canale individua tre video promossi, tutti di Minecraft e lunghi da 12 minuti a un’ora, che insieme hanno 689.828 visualizzazioni. Se la spesa dichiarata fosse andata tutta lì, ogni visualizzazione sarebbe costata circa 17 centesimi. Il 14 settembre, prima del video del padre, il canale aveva 9.320 iscritti.

Secondo la stessa analisi, gli annunci avevano già attirato l’attenzione prima della confessione. Il 10 settembre un canale da 2,1 milioni di iscritti ha pubblicato un breve video su quelle pubblicità insolite: filmati lunghi decine di minuti, fatti solo delle partite di un bambino. Il video del padre ha poi portato al canale circa 24.000 nuovi iscritti in 48 ore, senza spendere nulla. I numeri di CreatorDB vanno letti come una stima di un’azienda che vende proprio questo tipo di misurazioni.

I limiti di spesa che non c’erano

Google Ads, la piattaforma su cui si comprano gli annunci di YouTube, lavora con un budget medio giornaliero per ogni campagna. Secondo la guida di Google, in un singolo giorno una campagna può spendere fino al doppio di quel budget, e a fine mese non supera 30,4 volte l’importo giornaliero. Il limite vale per ogni singola campagna: più campagne, o campagne con budget più alti, fanno crescere la spesa complessiva, che viene addebitata sulla carta collegata all’account.

Secondo Dexerto la famiglia ha annunciato che toglierà i metodi di pagamento salvati, imposterà limiti di spesa e attiverà il controllo parentale. Il canale resterà fermo finché queste protezioni non saranno attive. Il bambino chiude il video con una sola frase: «sono decisamente fritto».

Cosa non si sa

Non ci sono documenti pubblici sulla spesa: nessuna fattura, nessuna schermata dell’account pubblicitario, nessuna dichiarazione dell’azienda del padre, di cui non si conosce il nome. Non si sa se Google o la banca emittente della carta abbiano avviato una verifica o un rimborso, né se Sarkisyan abbia mantenuto il lavoro. Secondo CreatorDB, al 16 settembre il canale e i tre video promossi erano ancora online.

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