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Rockstar, spunta una talpa nel caso dei licenziamenti per GTA 6

Tempo di lettura: 3 minuti

I licenziamenti Rockstar dell’ottobre 2025 sono finiti davanti a un tribunale del lavoro, e dalle carte depositate a Glasgow esce il dettaglio che cambia il tono della vicenda: dentro il Discord del sindacato, per oltre due anni e mezzo, c’era qualcuno che riferiva all’azienda. Lo studio ha licenziato 34 persone, 31 nel Regno Unito e 3 in Canada, accusandole di aver condiviso informazioni riservate. Gli ex dipendenti sostengono invece di essere stati mandati a casa per aver organizzato un sindacato.

Le memorie iniziali delle due parti sono state depositate questa settimana e Take-Two Interactive, la società che controlla Rockstar Games, le ha inviate direttamente alle redazioni, fra cui Rock Paper Shotgun e Game Developer. L’udienza si tiene al Glasgow Tribunals Centre e, stando ai documenti, dovrebbe andare avanti fino al 16 ottobre 2026.

Chi è la talpa, e cosa ha passato all’azienda

Rockstar ha ammesso di aver avuto almeno un informatore attivo dentro il server Discord sindacale, aperto nel 2022 dagli organizzatori affiliati all’IWGB, il sindacato britannico dei lavoratori indipendenti a cui aderiscono anche gli sviluppatori di videogiochi. Secondo le carte, quella persona ha consegnato alla dirigenza schermate, resoconti di riunioni, elenchi di attivisti e il numero degli iscritti, e fra il 2024 e il 2025 ci sono stati almeno 26 contatti diretti con le risorse umane.

Il calendario è la parte che pesa. La talpa segnala a ottobre 2025 che le adesioni stanno crescendo in fretta; lo studio comincia a chiedere pareri legali sul materiale ottenuto dal server; il 18 ottobre sul Discord viene annunciato il raggiungimento della soglia del 10 per cento degli iscritti, quella che nel Regno Unito permette a un sindacato di chiedere il riconoscimento formale; la notizia arriva ai vertici il 20 e di nuovo il 22 ottobre, come ricostruisce Cheat Code Central. I licenziamenti arrivano poche settimane dopo.

Segreti industriali o pretesto

Le due versioni divergono su cosa circolasse davvero in quelle chat. Rockstar sostiene che nel server ci fossero informazioni riservate su GTA 6, comprese funzioni non annunciate e tempi di sviluppo, e insiste sulle vulnerabilità del server: fra i circa 340 iscritti c’erano ex dipendenti e anche un giornalista. Nella memoria l’azienda si descrive come diventata «ipervigilante» negli ultimi anni e paragona la propria segretezza a quella con cui Apple protegge l’iPhone e Coca-Cola la sua formula.

Fra quelle informazioni riservate c’è anche il formato online da 32 giocatori, che proprio dagli atti del processo è finito sui giornali: ne abbiamo scritto qui, insieme alla precisazione che 32 è esattamente la capienza di una sessione del capitolo precedente.

Gli sviluppatori licenziati dicono l’opposto: il server era a invito, con l’identità verificata tramite lo Slack interno, serviva a parlare di condizioni di lavoro e stipendi, e nessuna informazione riservata risulta essere mai arrivata al pubblico. Anche il linguaggio pesante usato in quelle conversazioni, che l’azienda cita come prova di un clima ostile verso i dirigenti, viene descritto come prassi comune negli uffici scozzesi.

Cosa è successo al sindacato dopo

L’effetto immediato è misurabile. Gli iscritti al server sono scesi da 390 a 261 in pochi giorni, con decine di persone che hanno lasciato il sindacato per paura di ritorsioni. Rockstar nega qualunque intento antisindacale: un portavoce ha dichiarato che le persone sono state licenziate per grave condotta inappropriata dopo la condivisione di informazioni riservate, e non per attività sindacale, e che l’azienda respinge le accuse.

Non è la prima battuta d’arresto per i lavoratori. A gennaio il tribunale aveva già rifiutato di imporre all’azienda il pagamento provvisorio degli stipendi in attesa della sentenza, una decisione riportata da TechRadar, in cui la giudice non si era detta convinta che i licenziamenti fossero un’operazione contro il sindacato. Il merito però resta aperto, ed è quello che si discute adesso.

Intanto dentro Rockstar è nato un nuovo sindacato, il Rockstar Games Workers Union, anch’esso affiliato all’IWGB, che chiede il riconoscimento formale prima dell’uscita di GTA 6 su console, prevista a novembre. I licenziati, dal canto loro, hanno chiesto ai giocatori di non boicottare il gioco: preferiscono che si comprino le magliette con cui finanziano le spese legali.

Perché questo processo conta oltre Rockstar

Il punto che il tribunale dovrà sciogliere è se la sicurezza informatica possa giustificare il licenziamento collettivo di un gruppo di iscritti proprio mentre il sindacato raggiungeva la soglia per sedersi a trattare. Sono due fatti che Rockstar tiene separati e che i lavoratori mettono in fila.

Un’azienda che per anni tiene un informatore dentro la chat privata dei propri dipendenti descrive un rapporto di lavoro che non si aggiusta con un comunicato. E la decisione, qualunque sia, varrà molto oltre Glasgow: nel settore dei videogiochi britannico non esiste un precedente di questa dimensione, e chi sta organizzando un sindacato in un altro studio leggerà la sentenza come un’istruzione operativa.

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