Rockstar devs could go on strike before GTA 6 launch as unionization talks grow

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Rockstar Games in tribunale: è iniziato il processo sui 34 sviluppatori di GTA 6 licenziati

Tempo di lettura: 3 minuti

Il 10 settembre, al Glasgow Tribunals Centre, è cominciata l’udienza finale della causa sui licenziamenti Rockstar: da una parte Rockstar Games, dall’altra i 34 sviluppatori che lo studio di Grand Theft Auto 6 (GTA 6) ha licenziato nell’autunno del 2025, 31 nel Regno Unito e 3 in Canada. È un tribunale del lavoro, l’organo britannico che decide sui licenziamenti contestati. Dovrà stabilire se quei lavoratori sono stati mandati via per una fuga di informazioni riservate, come sostiene l’azienda, o perché si stavano organizzando in sindacato, come sostengono loro. Le udienze dureranno fino a metà ottobre: Rock Paper Shotgun indica il 15 come data minima, mentre sindacato e avvocati dell’azienda, sentiti dall’agenzia AFP, parlano del 16.

Le udienze si chiuderanno così circa cinque settimane prima dell’uscita di GTA 6, fissata per il 19 novembre su PlayStation 5 e Xbox Series X|S.

Le due versioni

Rockstar ha ripetuto la sua posizione il giorno stesso dell’apertura, in una dichiarazione mandata al sito IGN e ripresa da Rock Paper Shotgun. Secondo l’azienda, le persone licenziate nel Regno Unito e in Canada sono state allontanate per «grave cattiva condotta» dopo aver condiviso informazioni riservate, e non per l’iscrizione o l’attività sindacale. Lo studio dice di respingere le accuse e di volersi difendere con decisione davanti al tribunale.

Al centro della causa c’è un server Discord gestito dal sindacato, dove i lavoratori discutevano delle condizioni di lavoro. Per Rockstar lì dentro sono finite informazioni che non dovevano uscire. Per l’Independent Workers’ Union of Great Britain (IWGB), il sindacato britannico che rappresenta i 31 licenziati nel Regno Unito, la «informazione riservata» era una discussione su un nuovo regolamento interno sull’uso di Slack, la piattaforma di chat aziendale, annunciato quel giorno. Il sindacato contesta anche il metodo: secondo l’IWGB, i licenziati non hanno avuto né un procedimento disciplinare né la possibilità di fare ricorso.

La posta è quella tipica di queste cause. I lavoratori chiedono che il tribunale dichiari i licenziamenti ingiusti, e di conseguenza il reintegro o un risarcimento. Da giugno possono anche sostenere l’accusa di blacklisting, cioè che Rockstar abbia agito per impedire ai sostenitori del sindacato di trovare lavoro altrove: l’azienda aveva chiesto di escludere quella parte dal processo, e il 17 giugno il tribunale ha detto di no.

Come si è arrivati fin qui

Il primo round era andato a Rockstar. Nel gennaio 2026 la giudice Frances Eccles aveva respinto la richiesta di interim relief, la misura d’urgenza che avrebbe rimesso i licenziati sul libro paga dell’azienda fino alla sentenza. Come ricostruiva GTA BOOM, per ottenerla i lavoratori dovevano dimostrare di avere buone probabilità di vincere, e la giudice aveva scritto di non poter concludere che l’iscrizione al sindacato fosse stata il motivo principale dei licenziamenti. È però un criterio molto più severo di quello che vale nell’udienza di merito cominciata il 10 settembre, e la stessa decisione aveva notato che alcuni dei licenziati sul Discord avevano scritto pochissimo.

Per chi aveva un visto di lavoro sponsorizzato da Rockstar, quella decisione ha voluto dire restare senza stipendio e con il permesso di soggiorno a rischio. Il caso è arrivato anche in Parlamento, dove il primo ministro Keir Starmer l’aveva definito profondamente preoccupante. Già nel novembre 2025, secondo il sindacato, oltre 200 dipendenti di Rockstar North avevano firmato una lettera alla direzione per chiedere il reintegro dei colleghi.

Nel frattempo, dentro lo studio, i dipendenti rimasti si sono organizzati. Hanno fondato pubblicamente la Rockstar Games Workers Union, legata all’IWGB, e a luglio hanno chiesto il riconoscimento formale all’azienda, che per legge britannica può arrivare anche per via arbitrale. Il 25 luglio c’è stato il primo incontro fra il sindacato e la direzione, senza però che Rockstar lo riconoscesse.

Il sindacato non chiede di boicottare GTA 6

C’è un dettaglio che dice molto su come i licenziati stanno giocando la partita. Invece di invitare i giocatori a boicottare GTA 6, che colpirebbe anche i colleghi rimasti a lavorarci, hanno chiesto di sostenerli comprando le magliette del sindacato, con il ricavato destinato al fondo per le spese legali.

«Abbiamo lottato con le unghie e con i denti per arrivare a questo punto», ha detto Jason Lewis, ex dipendente e iscritto all’IWGB, in un comunicato del sindacato diffuso la settimana dell’udienza. Secondo Lewis la causa non serve solo a ottenere giustizia per i licenziati, ma a fissare un limite per qualunque datore di lavoro pensi di poter colpire chi si iscrive a un sindacato. All’AFP lo stesso Lewis ha raccontato di aver perso lavoro, stipendio e la possibilità di vedere uscire un gioco a cui aveva lavorato per anni.

Cosa decide il tribunale, e cosa no

La domanda a cui il tribunale deve rispondere è stretta: qual è stato il motivo principale dei licenziamenti. Se vince Rockstar, il messaggio è che un’azienda può licenziare in blocco senza procedimento disciplinare chi discute di lavoro in un canale sindacale, purché ci trovi dentro qualcosa di riservato. Se vincono i lavoratori, lo studio che sta per pubblicare il gioco più atteso degli ultimi anni sarà stato giudicato colpevole di aver licenziato per ritorsione. Il giudizio d’urgenza di gennaio non ha deciso niente nel merito. Il punto su cui si giocherà molto, però, l’aveva già messo per iscritto la giudice: alcuni licenziati sul Discord avevano scritto pochissimo, ed è in aula che si vedrà quale informazione riservata Rockstar attribuisce a ciascuno di loro.

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