PlayStation, 121 paesi: sono quelli in cui oggi non si può aprire ufficialmente un account PlayStation Network, la rete che gestisce accessi e acquisti su tutte le piattaforme PlayStation, e quindi non si può usare il PlayStation Store. Il numero non è nuovo, risale a un’inchiesta di Insider Gaming del 2024 condotta durante le proteste per l’obbligo di collegamento PSN su Helldivers 2. È tornato a circolare a inizio settembre 2026 dopo che un utente Reddit ha fatto notare che in Georgia, uno di quei 121 paesi, semplicemente non sarà possibile comprare giochi per PlayStation 6 quando Sony smetterà di produrre dischi per i nuovi titoli.
Il conto è rimasto lo stesso da due anni
Centoventuno paesi corrispondono a circa il 62% delle nazioni del mondo. Significa che solo il 38% dei paesi ha accesso ufficiale al PlayStation Store. Fra i territori esclusi ci sono l’Estonia, la Giamaica, il Kenya, il Pakistan, il Vietnam, lo Zimbabwe e il Venezuela. C’è anche la Georgia, il paese che ha riacceso la discussione. Da quando Insider Gaming pubblicò l’elenco completo nel 2024, la lista non è cambiata: Sony non ha esteso il PlayStation Network a nessuno di quei mercati.
Finché i giochi restavano disponibili anche su disco, l’assenza del PSN in un paese era un problema serio ma aggirabile: bastava comprare la copia fisica in un negozio locale o importarla, senza bisogno di un account collegato a un metodo di pagamento regionale. Il piano confermato da Sony a luglio 2026, che chiude la produzione di dischi per i nuovi giochi PlayStation da gennaio 2028, toglie di mezzo proprio quella scappatoia.
Non è la prima volta che il requisito PSN crea un caso
Il precedente più significativo non riguarda l’hardware ma un singolo gioco. A luglio 2026 absolutegamer aveva raccontato il caso di Marvel Tokon: Fighting Souls, bloccato all’acquisto su Steam in 132 paesi a pochi giorni dal lancio per l’obbligo di collegare un account PlayStation Network, richiesto per il multiplayer online e i bonus pre-ordine. Sony aveva già fatto marcia indietro su una misura simile dopo le proteste per Helldivers 2, salvo poi riproporla su un altro titolo due anni dopo. Il problema strutturale, cioè l’elenco di paesi esclusi dal PSN, non era mai stato risolto: veniva solo aggirato caso per caso, gioco per gioco.
Con la fine dei dischi quell’aggiramento smette di funzionare su scala globale. Chi vive in uno di questi 121 paesi e possiede già una PlayStation 5 può continuare a comprare dischi fino alla scadenza del 2028. Non avrà però alcuna via ufficiale per acquistare i giochi pubblicati dopo quella data, a meno di registrare un account con l’indirizzo di un paese diverso e un metodo di pagamento coerente con quel paese. È una pratica diffusa da anni fra i giocatori di queste regioni, ma resta un’area grigia: i termini di servizio PlayStation impongono dati di registrazione veritieri, e Sony si riserva il diritto di sospendere gli account che non li rispettano.
Cosa cambia davvero, e cosa no
Non ci sono elementi per dire che Sony stia escludendo deliberatamente questi mercati: l’azienda non ha mai comunicato un piano di espansione del PSN, ma non ha nemmeno mai dichiarato di volerne fare a meno. È più probabile che l’apertura del servizio a un nuovo paese richieda accordi locali su pagamenti, tasse e distribuzione che semplicemente non convengono economicamente in mercati dove le vendite ufficiali PlayStation restano marginali.
Il confronto con la concorrenza rende comunque la scelta di Sony un caso isolato nel settore. Nintendo ha già confermato che Nintendo Switch 2 continuerà a supportare i giochi su cartuccia, e Microsoft consente da anni a stampatori terzi certificati di produrre dischi Xbox, così da non dover gestire in proprio l’intera catena fisica. Anche associazioni per i diritti digitali come l’Electronic Frontier Foundation difendono da anni il principio opposto, quello per cui chi compra un gioco dovrebbe poterne restare proprietario, mentre un modello del tutto digitale lega il possesso di un titolo alla sopravvivenza dei server di un’azienda invece che a un supporto fisico che il proprietario controlla per intero.
Restano circa sedici mesi prima che la produzione di dischi per i nuovi giochi si fermi davvero. In quella finestra Sony può ancora scegliere di aprire il PlayStation Network a una parte dei 121 paesi esclusi. Oppure può lasciare che il problema si manifesti nella sua forma più semplice: chi in quei mercati comprerà una PlayStation 6, dal 2028 in poi, non avrà modo ufficiale di comprarci sopra un gioco nuovo.


