Per Don’t Nod, licenziamenti probabili e nessun numero sul tavolo. Lo studio parigino di Life is Strange e Vampyr ha annunciato il 1 settembre l’avvio di quello che chiama un “progetto di trasformazione”. Oggi, giovedì 3 settembre, incontra per la prima volta i rappresentanti dei propri dipendenti, e la cifra dei posti a rischio arriverà stasera.
Cosa dice il comunicato, e soprattutto cosa non dice
Il testo diffuso agli investitori è di tre paragrafi e usa il linguaggio delle società quotate. La società parla di una profonda evoluzione delle condizioni economiche dell’industria e del suo finanziamento, alla quale si somma il degrado dei propri indicatori economici, e conclude che è necessario far evolvere il modello operativo. Tradotto: i soldi non bastano più e il perimetro dell’azienda cambia.
La parte concreta è la seconda. La direzione ha convocato per oggi le rappresentanze del personale, cioè il CSE, il comitato sociale ed economico che nelle aziende francesi tiene insieme le funzioni del nostro consiglio di fabbrica e delle rappresentanze sindacali unitarie. È la prima riunione della procedura di informazione e consultazione che precede l’eventuale attivazione di un plan de sauvegarde de l’emploi, il PSE, la procedura con cui in Francia si gestiscono i licenziamenti collettivi. In parallelo sono stati aperti i negoziati con l’organizzazione sindacale rappresentativa interna.
Don’t Nod comunicherà al mercato i contenuti del piano oggi stesso, dopo la chiusura di Euronext Growth, dove le sue azioni sono scambiate. Fino a quel momento nessuno, nemmeno i dipendenti, sa quante persone siano coinvolte. Chi in queste ore scrive di sessantanove esuberi sta ripescando il numero di un altro piano, quello del 2024, e lo sta attaccando a questo.
Otto milioni ad aprile, cassa a zero a novembre
La crisi non nasce con il comunicato di martedì. A giugno un rapporto dei revisori dei conti aveva messo nero su bianco la liquidità dello studio al 7 aprile 2026: circa 8,8 milioni di euro. Senza un apporto di denaro fresco quella riserva si esaurisce entro novembre di quest’anno. Nei risultati annuali pubblicati ad aprile i revisori avevano già segnalato un’incertezza significativa sulla continuità aziendale oltre il 31 gennaio 2027.
Il punto più duro riguarda Tencent, entrata nel capitale di Don’t Nod nel 2020 come azionista di minoranza. Tencent ha fatto sapere di non voler sottoscrivere un nuovo aumento di capitale né di voler cofinanziare i progetti in lavorazione attraverso accordi di coproduzione. Interpellata da Game Developer a giugno, l’azienda aveva confermato il rifiuto di Tencent sul prossimo progetto e aveva ridimensionato il resto, spiegando che la formulazione sulla continuità aziendale è un obbligo contabile standard per chi è quotato. Nel frattempo la direzione cercava soldi altrove: al consiglio di amministrazione del 25 maggio nessuna delle ipotesi allo studio si era tradotta in un impegno firmato.
Aphelion, la scommessa che doveva rimettere in pari i conti
Aphelion è uscito il 28 aprile 2026 su PC, PlayStation 5 e Xbox Series, ed era il gioco che avrebbe dovuto cambiare la traiettoria. Avventura fantascientifica in terza persona costruita con la consulenza dell’Agenzia spaziale europea, costo di produzione dichiarato intorno agli 8,5 milioni di euro, disponibile dal primo giorno anche su Game Pass. Su Steam si è fermato al 63% di recensioni positive su 299, la fascia che il negozio etichetta come “nella media”, con un picco di 219 giocatori connessi in contemporanea al lancio. La media della stampa, tra Metacritic e OpenCritic, si è assestata poco sopra il 60.
Non è un caso isolato. Jusant nel 2023, Banishers: Ghosts of New Eden nel 2024 e Lost Records: Bloom & Rage nel 2025 hanno avuto recensioni buone e vendite che non hanno coperto i costi. Lo stesso vale per l’attività editoriale su titoli altrui, che pure ha prodotto cose come The Lonesome Guild, o per il gioco narrativo annunciato con il sostegno di Netflix nell’ottobre 2025. Quattro giochi propri in tre anni, tutti accolti bene e nessuno capace di riempire la cassa, sono la definizione operativa del problema che il comunicato chiama modello operativo da far evolvere.
Il precedente del 2024, chiuso da poco più di un anno
Il 16 ottobre 2024 l’allora amministratore delegato Oskar Guilbert aveva aperto un primo PSE che metteva a rischio 69 posti, quasi il 30% dell’organico della sede parigina. I dipendenti hanno risposto con uno sciopero l’8 novembre e poi con un’astensione a oltranza dal 13 al 17 gennaio 2025, sostenuti dal sindacato dei lavoratori del videogioco francese. La trattativa si è chiusa a febbraio 2025 con un accordo che ha ridotto le soppressioni da 69 a 49, anche per effetto delle dimissioni arrivate nel frattempo, e ha migliorato le indennità di uscita rispetto al minimo di legge.
Quel piano si è concluso poco più di un anno fa. La procedura che si apre oggi è quindi la seconda in meno di due anni per una società che ha studi a Parigi e a Montréal ed è quotata su Euronext Growth. La differenza rispetto al 2024 è che allora la direzione parlava di riorganizzazione, mentre stavolta i numeri di cassa sono pubblici e hanno una scadenza scritta sopra.
Il comunicato di stasera dirà quante persone e quali sedi. Fino ad allora, l’unica cifra verificata resta quella vecchia, e vale la pena tenerla separata: sessantanove era il 2024. Quanto al resto, la storia recente di Don’t Nod dice che i suoi giochi piacciono a chi li recensisce e non abbastanza a chi li compra, e nessun piano di trasformazione risolve quella distanza da solo.


