Un operativo di Star Wars Zero Company in armatura spara con un fucile blaster pesante

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Bit Reactor ha sospeso senza stipendio fino all’80% del team di Star Wars Zero Company prima dell’uscita

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Il 27 agosto 2026 Greg Foertsch era alla gamescom di Colonia a raccontare quale sarebbe stato il gioco successivo di Bit Reactor. Zero Company, il tattico a turni uscito quella mattina, si era appena preso il punteggio più alto ottenuto da un gioco di Star Wars in ventidue anni. Buona parte delle persone che lo avevano costruito, in quelle stesse ore, era a casa senza stipendio.

La notizia l’ha data il 1 settembre Stephen Totilo su Game File, la newsletter che segue l’industria dei videogiochi dal punto di vista di chi ci lavora. Un portavoce dello studio ha confermato che Bit Reactor ha messo in furlough molti dei suoi dipendenti prima dell’uscita del gioco, cioè li ha sospesi senza paga lasciandoli formalmente assunti. Ha aggiunto due cose che contano: la decisione è stata presa prima che si capisse come sarebbe andato il lancio, ed è stata solo dello studio, non dell’editore Electronic Arts né di Disney, che possiede la licenza di Star Wars.

Quante persone, e cosa vuol dire davvero sospeso senza paga

Sul numero il portavoce non si è sbilanciato. Le cifre arrivano da altre due parti. Una fonte ha detto a Game File che i furlough hanno riguardato l’80 per cento del team, ripresa poi da PC Gamer e da Kotaku nella forma prudente del “fino all’80 per cento”. Una seconda fonte ha parlato di una squadra ridotta all’osso rimasta sul libro paga attivo per sistemare i bug del dopo lancio. La terza conferma è un atto giudiziario: un deposito del 12 agosto in una causa civile scrive che lo studio ha sospeso la maggior parte dei dipendenti e chiuso i contratti con i collaboratori esterni.

Il termine inglese va maneggiato con attenzione, perché in italiano non ha un equivalente comodo. Il furlough non è un licenziamento: il rapporto di lavoro resta in piedi e chi rientra ritrova il suo posto. Non è nemmeno la cassa integrazione, perché non c’è nessun ammortizzatore pubblico che versi la differenza. È una sospensione a costo zero per l’azienda e a stipendio zero per il lavoratore.

Con la promessa implicita che finisca presto, s’intende. I lavoratori sentiti da Game File si sono detti meno sicuri dello studio che il rientro, quando arriverà, riguarderà tutti.

Sulle date vale la pena essere precisi, perché in giro se ne leggono due versioni. Zachariah Scott, artista tecnico senior in Bit Reactor da inizio 2023 fino a un’uscita conflittuale a maggio, ha raccontato a Game File di aver sentito quasi una dozzina di colleghi nel fine settimana, tutti con la stessa frase: sospeso tre settimane fa. Tre settimane prima di quella telefonata significa attorno all’11 agosto, cioè poco più di due settimane prima dell’uscita, ed è la data che combacia con il deposito del 12 agosto. Scott è un ex dipendente in causa aperta con lo studio, quindi la sua testimonianza va pesata per quello che è, ma su questo punto i documenti gli danno ragione.

La causa fra i fondatori che ha fatto uscire tutto

Che la vicenda sia diventata pubblica il 1 settembre è un effetto collaterale di un’altra storia. Nel luglio 2024 Alison Kelly, fino a quell’anno direttrice operativa dello studio, ha citato in giudizio Greg Foertsch sostenendo di essere stata estromessa. Ha depositato prima in tribunale federale e poi nella contea di Baltimora, in Maryland, contestando inadempimento contrattuale e arricchimento ingiusto, e quantificando il danno in oltre venti milioni di dollari sul presupposto che Bit Reactor ne valga più del doppio. La difesa di Foertsch nega che Kelly sia mai stata comproprietaria e risponde con rilievi sul suo rendimento, che lei respinge. Il processo era fissato per giugno 2026 ed è slittato all’inizio del 2027.

Uno studio piccolo con una licenza enorme

Bit Reactor nasce a Hunt Valley, in Maryland, nel gennaio 2021, fondato da ex sviluppatori di Firaxis che avevano lavorato al rilancio moderno di XCOM, la serie di tattici a turni contro gli alieni. Foertsch a Firaxis è rimasto ventidue anni, gli ultimi da direttore artistico. Nell’aprile 2025 lo studio contava circa cinquantacinque persone e puntava ad arrivare a un centinaio. Il progetto Star Wars arriva perché Vince Zampella di Respawn Entertainment, che al gioco ha poi collaborato, li ha chiamati.

Foertsch ha spiegato il ragionamento in una intervista alla testata britannica Video Games Chronicle il giorno del lancio: quando ha aperto la società voleva una licenza, perché costruire una proprietà intellettuale nuova gli sembrava troppo rischioso. Aveva ragione sul rischio di mercato e questo lancio glielo conferma. Il rischio che la licenza non copre è un altro: uno studio esterno viene pagato a tappe, i costi salgono nell’ultimo anno di produzione e gli incassi arrivano solo dopo l’uscita. Quale sia stato il calendario dei pagamenti fra Electronic Arts e Bit Reactor non lo sappiamo, e senza quello ogni ricostruzione resta un’ipotesi. Quello che sappiamo è che i soldi sono finiti a due settimane dal traguardo e che la scelta su come reggere l’urto l’ha fatta lo studio.

Il gioco intanto vende

Star Wars Zero Company è uscito il 27 agosto su PC, PlayStation 5 e Xbox Series al prezzo di 49,99 dollari, che diventano 59,99 per l’edizione Deluxe. Ha chiuso la settimana di lancio in testa alla classifica dei più venduti su Steam. Il voto della stampa è 86 su Metacritic, il più alto per un gioco Star Wars maggiore dai tempi di Knights of the Old Republic II nel 2004, come ha ricostruito Paul Tassi su Forbes. Sulla scheda Steam gli utenti sono più freddi della critica: 78 per cento di recensioni positive su 9.708, e i rilievi riguardano quasi solo la tenuta tecnica della versione PC, come avevamo scritto nella recensione. Il budget non è pubblico, quindi quanto stia guadagnando davvero non lo può dire nessuno.

Resta il punto da cui è partita la settimana di lodi: lo studio dice di sperare di richiamare i sospesi con la retribuzione ripristinata se il lancio andrà abbastanza bene. Tradotto, lo stipendio di chi ha fatto il miglior Star Wars da ventidue anni dipende da quante copie il gioco venderà nelle prossime settimane. Il fondatore, nel frattempo, parla già della prossima licenza.

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