Microsoft non starebbe abbandonando i dischi Xbox per una scelta di strategia commerciale, ma perché fra qualche anno potrebbe non esserci più nessuno a costruire i lettori. È la ricostruzione pubblicata il 27 agosto 2026 da Jez Corden, direttore esecutivo di Windows Central, che dice di averla raccolta dalle proprie fonti nell’hardware Xbox.
Arriva lo stesso giorno in cui l’azienda ha annunciato che dal 31 agosto il programma disco-verso-digitale parte per gli iscritti al canale Insider, e in una settimana in cui Sony è sotto boicottaggio per la stessa questione. Il tempismo, come vedremo, è la parte su cui vale la pena ragionare.
Cosa dicono le fonti
La sostanza è questa: il problema non sono i dischi, sono i lettori. Secondo le fonti citate da Windows Central, l’intera catena di fornitura dei componenti necessari a costruire un lettore ottico sta venendo meno, con le linee di montaggio che si riconvertono man mano che gli acquirenti scelgono il tutto-digitale.
In un secondo articolo Corden aggiunge il dettaglio industriale, che è la parte più convincente del ragionamento. Le fabbriche che producevano lettori ottici si stanno spostando su settori più redditizi e più facili da far crescere, come le lenti fotografiche. E la domanda residua di lettori ottici, oggi, dipende praticamente solo da Xbox Series X e PlayStation 5: i computer portatili li hanno tolti da anni, i lettori Blu-ray da salotto sono un mercato di nicchia, gli altri formati sono usciti di scena. Restano due console a tenere in vita una filiera intera.
Nello stesso pezzo c’è anche una dichiarazione di Asha Sharma, amministratrice delegata di Xbox, rilasciata alla BBC a proposito della prossima console, nome in codice Helix: dice di sapere che i giocatori tengono al supporto fisico, ma non si impegna a garantirlo nella generazione successiva. Che è esattamente il tipo di risposta che si dà quando la decisione non dipende del tutto da te.
Come funziona il disco-verso-digitale
Vale la pena spiegare il meccanismo, perché è meno peggio di quanto sembri. Dal 31 agosto, per gli Insider, migliaia di giochi delle generazioni Xbox attuali e passate potranno essere convertiti: il disco che possedete diventa una licenza digitale che resta vostra e che potete trasferire a qualcun altro se vendete o regalate la copia fisica. Il modello è quello delle schede di attivazione di Nintendo, e la differenza rispetto a un acquisto digitale normale non è cosmetica: una licenza revocabile a distanza qui non c’è.
Sempre Insider Gaming ricorda che Microsoft sta parallelamente costruendo l’emulazione dei giochi Xbox su PC, con il supporto previsto per tutto il catalogo Xbox 360 e forse più avanti per Xbox One e successive.
Quello che non torna
Adesso la parte scomoda, perché prendere per buona questa ricostruzione così com’è sarebbe un errore.
Primo: è un report a fonti anonime, di un singolo giornalista, non confermato da Microsoft né da alcun produttore di componenti. Corden lavora da anni sull’ecosistema Microsoft e ha un buon curriculum di anticipazioni, ma è anche il giornalista più vicino a quell’ecosistema, e nei forum specializzati la sua indipendenza viene messa in discussione ogni volta che riporta una notizia che fa comodo a Redmond. Questa fa comodo a Redmond.
Secondo, e lo osserva Gameranx: qui l’uovo e la gallina non sono separabili. Se i giocatori hanno scelto il digitale è anche perché per dieci anni editori e piattaforme li hanno spinti a farlo, con sconti che il negozio fisico non poteva pareggiare, edizioni digitali in anticipo, contenuti aggiuntivi legati all’acquisto sullo store. Presentare oggi il risultato di quella spinta come una forza di mercato indipendente è un modo elegante di scaricare la responsabilità sulla domanda.
Terzo, sempre da Gameranx, c’è un precedente che indebolisce la tesi: il formato Blu-ray 4K è stato un mezzo fallimento quasi da subito, eppure Sony ha continuato a stampare i propri giochi su disco e a offrire il supporto agli editori. Quando c’è la volontà, una filiera in sofferenza si tiene in piedi. E come fanno notare su più di un forum, chi ordina decine di milioni di unità per una console dedicata di solito il fornitore lo trova.
Perché conta comunque
Anche con tutte queste riserve, la notizia non va archiviata. Se la filiera si sta davvero assottigliando, quello che stiamo osservando non è una scelta editoriale ma un tetto tecnico: c’è un limite temporale a quanto a lungo una console potrà montare un lettore, indipendentemente da cosa vogliano i giocatori. E in quel caso il boicottaggio contro Sony starebbe chiedendo a un’azienda di garantire una cosa che non dipende più solo da lei.
Con una precisazione che rimette le cose a posto: una filiera che si assottiglia spiega perché fra cinque anni potrebbe non esserci un lettore nella console nuova. Non spiega perché oggi, con i lettori ancora in produzione e le presse ancora accese, si smetta di stampare i giochi. Quella resta una decisione, e chi la prende deve continuare a risponderne, che si tratti di Sony o di chiunque altro.
Nel frattempo il quadro americano dice già dove sta andando la faccenda: Xbox pesa per il quattro per cento dei giochi fisici venduti negli Stati Uniti, Nintendo per il sessantatré. Chi ha smesso di vendere dischi lo ha fatto anche perché non li stava più vendendo.


