Una console PlayStation 5 spenta, simbolo del boicottaggio #PSBlackout contro la fine dei dischi

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Il boicottaggio PlayStation non finisce più tra una settimana, ma quando Sony “capirà l’errore”

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Una protesta pensata esplicitamente per non fare male ha appena deciso di non avere più una data di scadenza. Il #PSBlackout, il boicottaggio dei giocatori PlayStation contro l’addio ai dischi fisici, è passato da una settimana fissa a tempo indeterminato proprio nel giorno in cui è iniziato.

Il gruppo organizzatore, Does It Play?, aveva annunciato il boicottaggio il 26 luglio 2026, con una finestra precisa. Console spente dal 23 al 30 agosto, senza login, senza acquisti, senza disdire il PS Plus. Poche ore prima dell’inizio, però, il collettivo ha cambiato le regole con un post su X.

Il blackout durerà “finché Sony non capirà l’errore”. Nei commenti al post, come riporta TheGamer, gli organizzatori hanno ribadito lo stesso concetto e invitato i partecipanti a resistere il più a lungo possibile.

Una settimana si può aspettare, l’infinito no

Il cambio ha una logica difensiva precisa. Una protesta con una scadenza dichiarata è per definizione più facile da ignorare: basta aspettare che passi. Allungarla a tempo indeterminato toglie a Sony quella certezza, almeno sulla carta. Il problema è la scala. Secondo le stime citate da Insider Gaming, la rete PlayStation conta oltre 120 milioni di utenti e Sony ha venduto circa 93 milioni di console PS5 dal 2020. Anche qualche migliaio di partecipanti convinti resta una frazione trascurabile.

TheGamer, che pure sostiene le ragioni della protesta, la giudica poco organizzata. Preparazione scarsa, un cambio di regole dell’ultimo minuto e reazioni sui social che raccontano l’ambivalenza reale dei partecipanti, come l’utente che ha chiesto se il boicottaggio potesse slittare per non perdere la beta di Modern Warfare 4. Il confronto che la testata propone è con Stop Killing Games, la campagna che ha costruito pressione legale e politica su Sony in mesi invece che in un post riscritto la mattina del lancio.

Il tempismo che nessuno si è inventato

A rendere la giornata ancora più surreale ci ha pensato Sony stessa. Proprio mentre il blackout diventava a tempo indeterminato, una parte degli utenti PlayStation ha ricevuto un promemoria sui termini di servizio con la clausola “il software è concesso in licenza, non venduto”. Ne abbiamo scritto qui: non c’è alcun indizio che le due cose siano collegate, ma il tempismo da solo basta a spiegare perché la protesta, per quanto piccola, continui a trovare nuova benzina.

Una scadenza flessibile non è la stessa cosa di un piano. Does It Play? ha già ottenuto risultati concreti da Sony in passato, ma lo ha fatto con campagne mirate, non con un hashtag riscritto in corsa. Se il #PSBlackout vuole davvero contare qualcosa oltre gennaio 2028, la promessa di resistere finché Sony non cambierà idea dovrà trasformarsi in qualcosa di più verificabile di un post su X.

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