Phantom Blade Zero, l'action di S-Game finito al centro della protesta sui dischi PlayStation

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“No disc no buy”: lo State of Play di Phantom Blade Zero è stato travolto dai fan inferociti

Tempo di lettura: 2 minuti

Sony ha lasciato i commenti aperti durante lo State of Play dedicato a Phantom Blade Zero, ed è andata come chiunque poteva prevedere. Per tutti i venti minuti della presentazione, andata in onda il 17 agosto, la chat di YouTube e Twitch è stata sommersa da un solo messaggio ripetuto all’infinito: “no disc no buy”, niente disco niente acquisto.

Venti minuti di gameplay, zero attenzione al gameplay

La presentazione era il momento più importante nella storia del gioco di S-Game, atteso da anni. Il risultato, come racconta GamesRadar+, è che di quel gameplay non ha parlato quasi nessuno. Nella chat scorrevano emoji a forma di disco e battute come “Phantom Disc Zero” o “lo compro quando esce in formato fisico”, e la protesta è proseguita nei commenti alla versione registrata del video.

Una delle trovate migliori la riporta il sito Games.gg: “Donnie Yen viene su disco?”, riferito all’attore di Ip Man che era stato annunciato nel cast pochi giorni prima proprio per lanciare questo evento.

Perché è finita addosso proprio a questo gioco

Phantom Blade Zero non c’entra nulla con la decisione di Sony di smettere di produrre dischi per i giochi nuovi da gennaio 2028. Ci è finito in mezzo per due ragioni. La prima è che era il primo State of Play dopo l’annuncio di luglio, quindi il primo bersaglio disponibile. La seconda è più specifica: i preordini del gioco sono partiti solo in versione digitale, senza che sia stata annunciata alcuna edizione su disco. Molti ne hanno dedotto che il titolo di S-Game arrivi senza fisico già il 29 ottobre, con più di un anno di anticipo sulla scadenza fissata da Sony.

Il bersaglio, insomma, era sbagliato ma non del tutto casuale. Come nota Kotaku, ormai non esiste contenuto PlayStation che non venga sommerso di commenti sul tema, compresi i giochi che Sony non pubblica nemmeno.

Sony lo sapeva e ha lasciato la chat aperta lo stesso

La scelta di non disattivare i commenti dice qualcosa. Nella call con gli analisti di fine luglio l’azienda aveva già messo agli atti di non aspettarsi “alcun impatto negativo sul business” dalla protesta. Il comportamento durante lo State of Play è coerente con quella posizione: la contestazione viene lasciata sfogare perché non è considerata un problema.

I numeri, dal punto di vista di Sony, le danno ragione almeno in parte: secondo un dato citato da NME, nel 2026 solo sette giochi PlayStation hanno superato le 100.000 copie fisiche vendute negli Stati Uniti. La petizione contro la fine dei dischi, però, ha raccolto più di 368.000 firme. E la protesta ha già coinvolto nomi noti: a fine luglio anche David Hayter, la voce di Solid Snake, aveva usato la stessa formula.

Lo State of Play del 17 agosto somiglia a una prova generale. Il boicottaggio organizzato è partito il 23 agosto e nel frattempo ha perso anche la data di scadenza: doveva chiudersi il 30, gli organizzatori lo hanno reso a tempo indeterminato poche ore prima di iniziare. Ma se una chat che scorre per venti minuti non ha convinto Sony nemmeno a chiudere i commenti, delle console spente a oltranza difficilmente la faranno cambiare idea. L’unico numero che l’azienda ha detto di guardare è il fatturato, e per vederlo muovere serve ben altro che un hashtag.

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